Giornalismo in lutto: è morto Galeazzi

Il mondo del giornalismo piange Giampiero Galeazzi. il celebre giornalista è morto in seguito alle complicazioni di un diabete, aveva 75 anni. Dagli scudetti della Roma di Liedholm al Napoli di Maradona fino agli ori olimpici dei fratelli Abbagnale e di Antonio Rossi, la carriera di un grande dello sport.

Era solito intrufolarsi in mezzo al campo, per captare le emozioni a caldo dei protagonisti vincitori dello scudetto. Lo aveva fatto con la Roma di Liedholm, che a Genova, nel match pareggiato 1-1 contro il Genoa l’8 maggio 1983 vinse il suo secondo scudetto.

Lo aveva fatto anche qualche anno più tardi, negli spogliatoi del S.Paolo di Napoli, letteralmente esploso di gioia per la conquista del primo titolo della città partenopea e il riscatto di un Sud sempre messo ai margini dagli squadroni del Nord.

Che dire, poi, degli incitamenti fatti ai fratelli Abbagnale, quando a Seul, nel 1988, si forgiarono per la seconda volta consecutiva l’oro olimpico al collo dopo un’estenuante battaglia con la Germania Est? Un urlo potente ma, allo stesso tempo competente e mai fuori posto, aveva squarciato la notte italiana di quella magica estate.

Ora, queste sue urla mancheranno un po’ a tutti, Ma, soprattutto, Giampiero Galeazzi mancherà per la sua compostezza, la sua signorilità e, soprattutto, il suo sapersi prestare a situazioni particolari e simpatiche, che distinguono un giornalista impostato da uno che sa calibrare mestiere e ironia.

In questo, Galeazzi era un maestro. E, da oggi, questa sua maestria mancherà un po’ di più.

Giampiero Galeazzi, a sinistra, intervista Roberto Baggio al termine di un match della Nazionale italiana
La vita

Nato a Roma il 18 maggio 1946, dopo la laurea in economia viene assunto in RAI per la quale, in veste di radiocronista, commenta le gare delle Olimpiadi di Monaco del 1972, per poi passare in tv con l’arrivo di Emilio Rossi alla conduzione del Tg1. Consigliato da Tito Stagno, è opinionista in trasmissioni come La Domenica Sportiva nel 1976 (sotto la conduzione di Paolo Frajese) nonché curatore di Mercoledì Sport, trasmissione dedicata alle partite di Coppa delle italiane.

Successivamente, si alterna con Guido Oddo -fino al ritiro di quest’ultimo, avvenuto nel 1984-, nelle telecronache del tennis oltre che del suo sport, il canottaggio, che aveva praticato a livello professionistico a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, vincendo due campionati italiani.

In veste di telecronista del canottaggio, che commenterà sino alle Olimpiadi di Atene del 2004, entreranno nella storia le telecronache entusiastiche delle gesta dei fratelli Abbagnale che, alle Olimpiadi di Seul 1988, confermeranno il titolo olimpico, -conquistato nell’edizione antecedente di Los Angeles 1984-, resistendo alla fortissima rimonta dell’allora Germania Est e della Romania.

Negli anni ’90 e 2000, diventa tra gli opinionisti fissi de La domenica sportiva, sotto la guida di Franco Lauro (anche lui scomparso lo scorso anno a causa di un arresto cardiocircolatorio), oltre che di integratori come Notti Mondiali nel 2010. Sarà, inoltre, nel 1999, conduttore di 90°minuto all’interno degli studi di Domenica In, dove apparirà per l’ultima volta nel 2018.

Competenza, caparbietà, enfasi, ironia: questo era e sarà per sempre Giampiero Galeazzi. Lo stesso che era in grado di scherzare sul soprannome di Bisteccone, attribuitogli da Gilberto Evangeslisti per la sua imponente stazza.

Allo stesso tempo, incarnava quel volto umano di un giornalismo che, oggi, preso dallo scoop dell’ultim’ora o dall’ossessione di parlare constantemente nei dettagli di un personaggio sportivo, ha perso un po’ la sua vena umana di raccontare storie spesso dimenticate.

Ciao,Giampiero.

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