Formula Uno, analisi GP Bahrain

Verstappen viene “punito” da un errore di scuderia, ed è costretto a cedere la vittoria al rivale. Non bisogna sminuire il merito di Hamilton, però, autore come sempre di una grande prestazione.

Il duello che tutti si aspettavano alla fine si è avuto, tra le sabbie del deserto del Sakhir. Protagonisti Lewis Hamilton e Max Verstappen, che hanno animato la prima tappa del Mondiale di Formula uno, in Bahrain, come da pronostico. Due generazioni a confronto: un sette volte campione del mondo a caccia di nuovi record in quella che potrebbe essere la sua ultima stagione, e un giovane talento ormai pronto a succedergli sul trono.

Un finale “cavalleresco”

Per ora, le gerarchie restano immutate, ma il tracciato di Sakhir ha confermato le impressioni che si avevano già dai test prestagionali: il gap tra Red Bull e Mercedes è ridotto ai minimi termini. Solo un finale di battaglia “cavalleresco” ha infatti permesso a sir Lewis di riaffermare la sua leadership. Verstappen, dopo avergli mangiato otto secondi in poco più di 12 giri, è stato costretto a riconsegnargli la posizione faticosamente conquistata per un’errata comunicazione dei box, convinti di avergli risparmiato una penalità.

Hamilton: classe e strategia

Al netto del grave errore commesso dai meccanici Red Bull, non si possono certo sminuire i grandi meriti di Lewis Hamilton: quella conquistata ieri è la novantaseiesima vittoria in carriera, un numero impressionante solo a pronunciarlo. A farle da contorno, un altro record che si va ad aggiungere alla sfilza interminabile detenuta dal pilota inglese: maggior numero di giri percorsi in testa nei campionati di F1, 5126. Battuto il record di Schumacher che era fermo a 5121.

La gara di Hamilton è stata un capolavoro di classe e strategia: l’undercut deciso al giro 29 gli ha permesso di ottenere un buon margine su Verstappen. Quando l’olandese si è presentato furente al contrattacco, con gomma dura appena montata, resistergli è stato pressocché impossibile. Eppure il “Re Nero” ha combattuto fieramente per 13 giri, prima di vedersi deposto. Pochi metri dopo, quasi avesse compiuto un atto di lesa maestà, Verstappen è stato subito costretto a lasciargli libero il passaggio. Soffermarsi sul particolare del team radio, però, fa perdere di vista l’insieme della gara, che Hamilton ha condotto per 26 giri giocandosi bene i tempi dei pit stop. Nè permette di valutare quanto successo dopo_ Verstappen ha avuto quattro giri supplementari per riprendersi il primo posto, ma Hamilton anziché cedere ha incrementato il proprio vantaggio nel finale, portandosi a casa la vittoria nonostante avesse uno pneumatico 11 giri più “longevo” del rivale. La guida del sette volte campione del mondo è stata impeccabile, a parte una sbavatura nel finale, e anche la sua gestione delle gomme merita un plauso. La Red Bull è vicina, ma Sir Lewis resta il favorito per la corsa al titolo.

A che punto è la Ferrari?

Il Bahrain come nuovo punto di partenza: se l’anno scorso la pista di Sakhir aveva preannunciato una stagione tutta lacrime e sangue per la “Rossa”, con ambo le vetture fuori dal Q3, quest’anno accoglie una Ferrari molto più competitiva, che può giocarsi le sue carte per il podio in classifica costruttori. Leclerc l’abbiamo visto lottare ad armi pari con la Mclaren di Norris, apparsa ancora un passetto avanti in termini di velocità. Gara un po’ più in ombra per Sainz, che comunque si fa valere su due decani del Motorsport come Raikkone e Alonso. Ciò che più conta è che, dopo aver impressionato in Q2, il “Cavallino” si è dimostrato solido anche sul passo gara. Entrambe le vetture finiscono in zona punti. Il peggio dovrebbe essere passato.

La situazione in mezzo al gruppo

Tra le “outsider”, oltre alla già citata Ferrari, si è comportata molto bene la Mclaren. Norris (quarto) e Ricciardo (settimo) hanno fra le mani la terza macchina più competitiva del “circus”. Chi delude è invece l’Aston Martin: il decimo posto di Stroll è solo un paravento per una squadra che deve lavorare ancora parecchio. Lo dimostra il weekend totalmente anonimo di Sebastian Vettel, che dopo la disastrosa qualifica del sabato, si ritrova a battagliare con Raikkonen e Alonso, in una versione amarcord dei duelli su pista.

Tsunoda e Bottas: rovescio della medaglia

Se dobbiamo scegliere, infine, un top e un flop di questa prima prova mondiale non possiamo che indicare loro due: Yuki Tsunoda e Valtteri Bottas. Il finlandese è la solita gara nè carne nè pesce. Terzo posto minimo sindacale, anche se nelle fasi iniziali della gara Leclerc lo impensierisce e non poco. Mai realmente in corsa per la vittoria, viene ancora una volta penalizzato da un pit stop confuso. Serve un cambio di rotta. Da parte di tutti.

Il giapponesino è tutta grinta e carattere. Personalità da vendere, e la dimostra quando svernicia Raikkonen senza alcun timore reverenziale. L’Alpha vive una domenica un po’ deludente, viste le premesse delle qualifiche, ma tra Tsunoda e Gasly ci si divertirà molto.

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