Le formazioni più forti e vincenti nella storia del Milan

Se scegliere i migliori numeri 10 della storia del Milan non è stato difficile, lo è, invece, comporre la formazione più forte di sempre.

Tantissimi campioni hanno vestito il rossonero, in ogni epoca, e una sola formazione non renderebbe giustizia. Quante formazioni andrebbero inserite? Ne mettiamo tre, ognuna di esse rappresentativa di epoche diverse.

Formazioni Milan Anni 1950-1980

Questo trentennio è quello nel quale si ebbero le prime grandi vittorie in campo internazionale, oltre che le affermazioni in Italia, e contiene un grande numero di campioni. Gli scudetti vinti sono 9, ai quali vanno aggiunti gli storici successi europei, qualche Coppa Italia e un’Intercontinentale.

Tra i pali si sono avvicendati alcuni grandi estremi difensori quali Lorenzo Buffon, Giorgio Ghezzi, Fabio Cudicini ed Enrico Albertosi. Scegliamo Cudicini per il fatto di essere stato protagonista, malgrado l’arrivo in tarda età (aveva già 32 anni quando, nel 1967, vestì il rossonero), di un quinquennio ricco di trionfi in Italia, Europa e anche nel Mondo.

Fabio Cudicini il “Ragno nero” per la divisa identica a quella di Lev Jascin, era alto ben 191 cm, una rarità anche per i portieri dell’epoca, ed era affidabile e sicuro di sé.

Menzione d’onore anche per Ghezzi, tra i pali a Wembley all’epoca del primo successo in Coppa dei Campioni.

In difesa è difficile operare una selezione per i tanti grandi nomi presenti: il primo è Cesare Maldini, il capostipite della dinastia che ha contribuito alla grandezza del club.

Arrivato dalla Triestina nel 1954, Inizialmente terzino destro e anche sinistro, divenne libero e capitano nel decennio successivo e come tale alzò la prima Coppa dei Campioni nel 1963. Pulito negli interventi e dotato di una grande classe in fase di impostazione, si ritirò nel 1967 dopo un’ultima stagione al Torino e divenne allenatore.

A destra mettiamo Angelo Anquilletti, roccioso terzino che fu fonte di ispirazione per un certo Claudio Gentile e vinse praticamente tutto negli undici anni (1966-1977) trascorsi in rossonero e racimolò 418 presenze con 2 reti, tutte in una sfida di Coppa delle Coppe nel 1969. A sinistra merita il posto Karl-Heinz Schnellinger, titolare quasi inamovibile dal 1965 al 1974 e vincitore di una buona quantità di trofei.

Formazione Milan 1959-60

In mediana il Trap: sì, Giovanni Trapattoni, prima di divenire un grandissimo tecnico, fu un grande mediano, abilissimo nella marcatura a uomo: giocò per tutta la carriera con la casacca dei meneghini, dal 1957 al 1971, e vinse tutto. Accanto a lui Giovanni Lodetti, nel Milan dal 1961 al 1970, giocatore di grande corsa e qualità. Diverso dal Trap, abile negli inserimenti, anche Lodetti ha un gran bel palmares.

Come centrocampisti più avanzati inseriamo Nils Liedholm, attaccante o centrocampista offensivo svedese, in rossonero dal 1949 al 1961,e vincitore di 4 scudetti e 2 Coppe Latine, nonché, da allenatore, dello scudetto della stella nel 1979; accanto a lui, ovviamente, il numero 10 per eccellenza Gianni Rivera, colui che, fino all’avvento del sacchismo, ha ispirato generazioni di fantasisti, difficilmente inseribili in schemi e naturalmente scevri da tatticismi.

In avanti tre grandi attaccanti: Gunnar Nordahl, il leggendario pompiere svedese per lungo tempo, fino a tre anni fa, secondo miglior marcatore di tutti i tempi della Serie A con 225 reti (210 solo con il Milan), Piero Prati, 6 stagioni, 102 gol totali di cui ben 3 nella finale di Coppa dei Campioni del 1969 contro l’Ajax.

Infine non può mancare José Altafini, spietata punta brasiliana, ma ormai italiana visti gli oltre 60 anni di permanenza, che dal 1958 al 1965 firmò la bellezza di 161 gol totali, due dei quali nella finale di Coppa dei Campioni 1963 contro il Benfica. Ad oggi Altafini, con ben 216 reti, è il quarto marcatore di tutti i tempi in Serie A.

L’allenatore simbolo di questo periodo è indubbiamente Nereo Rocco, il paròn, che fu al timone del Milan a più riprese negli anni ’60 e ’70 vincendo praticamente tutto.

Formazione del Milan Campione d’Europa nel 1969

Formazione del Milan Campione d’Europa nel 1969:

3-4-3: Cudicini; Anquilletti, Maldini, Schnellinger; Rivera, Lodetti, Trapattoni, Liedholm; Altafini, Nordahl, Prati. Allenatore: Rocco

Formazioni del Milan dal 1980 al 1995:

Meno complicato è inserire una formazione riguardante gli anni ’80 e metà anni ’90. Dopo i complicati anni post-1979, andati avanti con due retrocessioni in B, altrettante risalite e piazzamenti deludenti per culminare con il rischio del fallimento, nel 1986 arrivò alla guida del club Silvio Berlusconi.

Formazione Milan stagione 1985-86

Dopo un paio di stagioni di assestamento, nell’estate 1987 arrivò sulla panchina Arrigo Sacchi. Il giovane tecnico emiliano rivoluzionò l’ambiente e il concetto stesso di calcio ottenendo, dopo un impatto complicatissimo, un clamoroso successo in campionato ai danni del Napoli e vincendo, nei due anni successivi, anche due Coppe dei Campioni, due Supercoppe Europee e due Coppe Intercontinentali. Era il Milan degli “Immortali

Dopo Sacchi arrivò Fabio Capello. Giovane e con ancora meno esperienza del predecessore, il friulano prese in mano il blocco storico, effettuò poche variazioni, e proseguì il ciclo di vittorie. Il Milan dell’era Capello (1991-1996), quello poi definito degli “Invincibili” vinse quattro scudetti in cinque anni, la storica Champions League contro il Barcellona e un’altra Supercoppa Europea.

In Europa, però, furono tante anche le delusioni: Una Supercoppa Europea, due finali di Champions League e altrettante di Intercontinentale perse furono il “pesante” conto di una squadra che, entro i confini nazionali, non aveva alcuna rivale.

Se con Sacchi il Milan si affermò quasi esclusivamente in Europa, con Capello si ebbe il salto di qualità in Italia. Una compensazione, a guardar bene. Ma vediamo chi c’era in campo.

Si potrebbe dire che le rose a disposizione furono quasi interamente le stesse, però non va dimenticato il periodo pre-berlusconiano, quello della paura di fallire e dell’anonimato.

Nei primi anni ’80, infatti, unitamente all’arrivo di Mauro Tassotti dalla Lazio, uscirono fuori dal vivaio alcuni dei perni delle ere successiva, Filippo Galli, Franco Baresi, Paolo Maldini, Alberico Evani e Alessandro Costacurta e a metà decennio arrivano anche Giovanni Galli, Roberto Donadoni, Carlo Ancelotti e Pietro Paolo Virdis.

I difensori di cui sopra hanno riscritto la storia del calcio. Guidati con maestria da Baresi, straordinario libero, Maldini correva sulla sinistra, Tassotti menava e crossava dalla destra e Costacurta marcava a uomo e poi a zona.

Filippo Galli, inizialmente titolare e pur ritagliandosi molti momenti di gloria, fu “costretto” a fare da riserva a causa dell’improvvisa esplosione di Costacurta.

In pratica, pur tra mille problemi, venne messo su lo scheletro poi rimpolpato dai tre olandesi: giunti quasi contemporaneamente, furono i massimi esponenti del gioco di Sacchi e si rivelarono fondamentali anche con Capello. Rijkaard, Gullit e Van Basten sono oggi nell’Olimpo.

I centrocampisti centrali simboli delle due ere furono prima il già citato Ancelotti, maestro del missile da fuori e poi Demetrio Albertini, regista arretrato preciso nel tiro da fermo e straordinario in fase di impostazione. A questi va aggiunto Evani, esterno sinistro prima e centrale dopo, rapido e concreto nonché dotato di un sinistro velenosissimo, e Angelo Colombo, il polmone del periodo di Sacchi.

A destra correva Donadoni, primo acquisto di Berlusconi, ala piccola e veloce che distribuì miriadi di assist. In avanti con Van Basten il sardo Virdis, protagonista con Sacchi di tutti suoi successi.

Una menzione, però, la merita anche Agostino Di Bartolomei, che si accasò al Milan dopo il doloroso addio alla Roma e vi militò con onore per un triennio.

Nel periodo capelliano furono lanciati o arrivarono altri nomi fondamentali nella storia rossonera quali Zvonimir Boban, Marcel Desailly, Sebastiano Rossi (già riserva nell’ultimo anno di Sacchi), Dejan Savicevic e trovò improvvisa gloria Daniele Massaro, centrocampista che Capello, ritrovatosi senza punte, dovette tramutare in centravanti.

A metà anni ’90 si impose in rossonero un nuovo terzino destro, Christian Panucci, giovanissimo e comunque capace di imporsi ai danni di Tassotti divenendo uno dei migliori cursori in circolazione.

Milan 4-4-2: Rossi (Galli); Tassotti (Panucci), Baresi, Costacurta, Maldini; Donadoni, Rijkaard (Desailly), Ancelotti, Evani; Gullit, Van Basten (Massaro). Allenatore: Sacchi (Capello)

Paolo Maldini bandiera del Milan, ha vestito per ben 25 anni la maglia rossonera

Formazioni Milan 1996-2020

Nell’ultimo anno di Capello arrivarono due stelle come Roberto Baggio e George Weah. Mentre il Divin Codino faticò a convivere con Capello, il liberiano si rese protagonista di una stagione straordinaria firmando un buon numero di gol, molti dei quali incredibili, che aiutarono il Milan a vincere il 15° scudetto.

Quell’annata fu il canto del cigno di due monumenti, Tassotti e Baresi. il capitano venne omaggiato pochi mesi dopo con una partita di addio a cui prese parte una parata di stelle del passato e di quel periodo.

I rossoneri faticarono tantissimo dal 1996 al 1998: Sacchi e Capello, tornati sulla panchina, non trovarono mai il modo di invertire la rotta. La squadra era svuotata e anziana, ma nel 1998-99, con Zaccheroni, fu in grado di vincere un incredibile scudetto. Decisivo fu Weah, ma anche Leonardo;

Rossi, tornato in porta dopo i disastri di Lehmann, lasciò a sua volta il posto ad Abbiati a causa del tentato omicidio ai danni del povero Bucchi in un match contro il Perugia. Abbiati, fenomenale malgrado i suoi 20 anni, con una lunga serie di parate mise in banca il titolo.

Dopo questo exploit arrivò un periodo di transizione senza successi, terminato nel 2002. Con un giovane Ancelotti in panchina e una squadra di enorme valore, il Milan iniziò a macinare successi in Europa e in Italia, culminati con la finale di Champions del 2003 contro la Juventus: 40 anni dopo il padre, Maldini poté alzare il trofeo da capitano.

Vinto lo scudetto l’anno dopo, i rossoneri si apprestarono a proseguire il ciclo e il 2004-2005 poteva essere l’annata della sublimazione di un lungo percorso, ma andò tutto storto. Considerato il Milan più forte di sempre, non ottenne alcun trofeo a causa di 6 minuti di follia nella finale di Istanbul e di un calo in campionato che favorì la Juventus.

Il ciclo terminò nel 2008. Pur con una squadra anziana e incerottata, arrivarono i trionfi in Champions League, Supercoppa Europea ed Intercontinentale.

A parte lo scudetto del 2011, il Milan, dal 2008 ad oggi, è piombato nella mediocrità. Andate via tutte le stelle, i disastri societari hanno fatto sì che si tornasse alla situazione pre-berlusconiana. Ci sarà la luce prima o poi? Sì. Dopo Istanbul c’è sempre Atene

Per quanto riguarda la rosa, si può benissimo dire che i protagonisti principali furono Nelson Dida, Kakhaber Kaladze, Cafu, Paolo Maldini, Alessandro Nesta, Rino Gattuso, Andrea Pirlo, Clarence Seedorf, Rui Costa, Kakà, Andrj Shevchenko e Filippo Inzaghi.

Più in là si imposero anche Thiago Silva, Kevin-Prince Boateng, Pato, Robinho e Zlatan Ibrahimovic, ma questi furono protagonisti più di un lampo nel buio che di un ciclo vero e proprio.

Ruoli apparentemente da comprimario ebbero Jon Dahl Tomasson e l’intramontabile Costacurta: il primo fu fondamentale del triennio 2002-2005 con parecchi gol risolutivi, mentre “Billy“, pur giocando poco, seppe ritagliarsi i giusti spazzi e fu addirittura titolare a destra nel 2003 a Manchester.

4-3-1-2: Dida; Cafu, Maldini, Nesta, Kaladze; Pirlo, Gattuso, Seedorf; Kakà (Rui Costa); Shevchenko, Inzaghi. Allenatore: Ancelotti

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