F1 GP Messico 2019 – Anteprima ed Orari Diretta TV

Quartultimo appuntamento della stagione 2019 di Formula 1. Il Circus sbarca in Centro America, per la 20.esima edizione del Gran Premio del Messico presso il circuito Hermanos Rodriguez di Città del Messico. Per la terza edizione di fila, quella messicana potrebbe essere la gara che assegna il titolo piloti a Lewis Hamilton: dopo aver festeggiato con il team (e grazie al ritorno alla vittoria di Valtteri Bottas) il Costruttori due settimane fa in Russia, il britannico, conquistando 14 punti in più del compagno di box, porterebbe a casa l’ennesimo iride, proiettandosi a -1 dal record di Michael Schumacher. Bottas proverà a dare continuità alla vittoria di Sochi, cercando di rinviare la festa di Lewis almeno ad Austin. Ma attenzione a Ferrari e Red Bull, che andranno all’attacco per la ‘vittoria di tappa’.

Valtteri Bottas durante le prove libere del gran premio del Messico dello scorso anno (foto da: twitter.com)

F1 GP MESSICO 2019: IL CIRCUITO DI CITTA’ DEL MESSICO

Posto in un parco nella periferia di Città del Messico, a quota 2.286 m d’altitudine, il circuito intitolato ai fratelli Rodrìguez (denominato “Magdalena Mixucha” fino al 1972) ha sempre ospitato il GP del Messico, sin dall’esordio del 1963. Costruito nel 1962, nel corso della sua storia il tracciato è stato sottoposto a varie modifiche, per un totale di tre disegni abbastanza differenti l’uno dall’altro. Il primo, in uso dal 1963 al 1970, misurava esattamente 5 chilometri. Il secondo, approntato per la riapertura del 1986, aveva una lunghezza di 4.421 m. Entrambi erano caratterizzati da una parte davvero veloce, seguita da un’altra composta da una serie di curve molto sinuose (“Eses“), terminante in un allungo, collegato al lunghissimo rettilineo dei box (1.2 km circa) dalla famosissima Peraltada, interminabile curvone a destra leggermente sopraelevato, realizzato basandosi sulla Parabolica di Monza.

La zona dello stadio, all’interno del circuito Hermanos Rodriguez di Città del Messico (foto da: racefans.net)

La versione attuale, esordiente nel 2015, se ha mantenuto pressochè invariata la lunghezza della pista (4.304 m, con 17 curve, 10 a destra e 7 a sinistra), ne ha visto il disegno stravolto in più punti, a partire dalle esse veloci, rese molto meno sinuose e più filanti. La modifica più criticata, però, è stata quella che ha mozzato la Peraltada, della quale viene utilizzata solo la seconda metà, sostituita da una sezione lenta all’interno dello stadio di baseball, presente nel circuito e costruito dopo il 1970. Ma andiamo a percorrere un giro della pista. Al termine del lungo rettilineo di partenza/arrivo, i piloti affrontano la sezione un tempo nota con il nome “Eses Moises Solana“, un destra-sinistra-destra abbastanza impegnativo per piloti e monoposto, punto nel quale non sono mancati contatti ed episodi controversi.

Il layout dell’autodromo Hermanos Rodriguez di Città del Messico (foto da: twitter.com)

Dopo un altro rettilineo si arriva alle curve 4 e 5 (ex “Ese del Lago“), un sinistra-destra con entrambe le curve a 90°; dopo un breve allungo, si affronta un secco tornante a destra (curva 6). In uscita, i piloti si lanciano verso un tratto guidato della pista, ovvero le curve 7-8-9-10-11, una serie di esse comunque meno complicate ed affascinanti rispetto alle originarie. Dopo un altro tratto in rettilineo, i piloti giungono alla staccata di curva 12 (a destra), superata la quale entrano nello stadio di baseball. Qui vi è piazzata una sezione lenta, formata dalle curve 13 (a gomito a sinistra) e 14-15 (chicane destra-sinistra). Passati sotto la tribuna, la curva 16, a destra, immette su quel che resta della Peraltada, adesso intitolata a Nigel Mansell, dopo la quale si torna sul rettilineo dei box.

F1 GP MESSICO 2019: IL PRONOSTICO

La Formula 1 giunge in Messico per la 20.esima volta e, come nelle precedenti edizioni, i riflettori sono puntati su Lewis Hamilton. Il britannico, forte dei suoi 64 punti di vantaggio su Valtteri Bottas, unico che (solo in teoria) potrebbe ancora soffiargli il titolo, può puntare a festeggiare il suo sesto iride. Calcolando i punti ancora a disposizione dopo Città del Messico (75 più i 3 dei giri veloci), Lewis dovrà conquistare 14 punti sul compagno di box per chiudere la pratica già all’Hermanos Rodriguez; in sintesi, in caso di vittoria e giro veloce, il finlandese non dovrà fare meglio di 4°. Nel caso, il nativo di Stevenage festeggerebbe in Messico per il terzo anno consecutivo. Un vero GP talismano, dunque, anche se qui è arrivata una sola vittoria (2016), una pole (sempre 2016) e un’altro podio (2° nel 2015); negli ultimi due anni, i titoli sono arrivati rispettivamente con gare concluse al 9° e al 4° posto. Ovviamente Lewis proverà, nel caso, a festeggiare con un risultato diverso e più consono, per quel che può contare.

Lewis Hamilton, immortalato nel passaggio sotto il ponte, in uscita dalla Degner, due settimane fa a Suzuka. In Messico, l’inglese può laurearsi nuovamente Campione (foto da: twitter.com/MercedesAMGF1)

In una Mercedes fresca di festeggiamenti per il titolo Costruttori e già certa della sesta doppietta Piloti-Costruttori, Bottas cercherà almeno di rinviare di una settimana la certezza matematica dell’ennesimo trionfo di Hamilton. Reduce dalla vittoria di Sochi, il nativo di Nastola sbarca in Messico con un carico di fiducia maggiore, sebbene i risultati in questo Gran Premio negli anni precedenti non siano stati proprio esaltanti: due podi (2° nel 2017 e 3° nel 2015 (in Williams)), una seconda fila (4° nel 2017) come personal best al sabato e un giro record (2018). Ma quelli di Brackley dovranno stare molto attenti alla concorrenza, che si preannuncia agguerritissima, se non anche leggermente favorita sulle Frecce d’Argento. A partire dalla Ferrari, colpita (per modo di dire, considerato quanto siano ridicole) dalle accuse di brogli con la power unit, per di più coperti da una presunta accondiscendenza della FIA, avanzate da parte dei media tedeschi (AutoBild in primis).

Sebastian Vettel bacia il trofeo del 2° classificato sul podio del Gran Premio del Giappone 2019 (foto da: formula1.ferrari.com)

In effetti, proprio contando sulle doti della power unit Spec-3 (ma non solo), la Scuderia potrebbe essere considerata alla stregua della favorita #1; il T1 dell’Hermanos Rodriguez, in particolare, sembra perfetto per la SF90, che in quel tratto potrebbe guadagnare un vantaggio importante sui rivali, da difendere poi nei due settori successivi. E i miglioramenti dell’ultimo periodo dal punto di vista aerodinamico, di trazione e di guidabilità, visti anche a Suzuka (benissimo la monoposto italiana nel T1), inducono ad un cauto ottimismo, a patto di non incorrere negli errori che hanno caratterizzato le ultime due uscite, consegnando la vittoria ai Mercedes. Sebastian Vettel non ha mai vinto da queste parti, portando a casa nelle scorse edizioni un singolo podio (2° nel 2018), una pole (2017), un giro record (2017) e la famosissima sfuriata in mondovisione del 2016 rivolta al defunto Charlie Whiting; Charles Leclerc ha corso qui solo lo scorso anno, qualificandosi 9° e finendo la gara 7°. Da sottolineare come la Ferrari vada a caccia della sesta pole consecutiva, un’impresa che non riesce dal 2006-07 (ovvero dal GP del Giappone 2006 al GP di Spagna 2007), mentre nella stessa annata un tale filotto non si verifica dal 1974.

Dopo il difficile weekend nipponico, Charles Leclerc punta a tornare al top in Messico (foto da: twitter.com/ScuderiaFerrari)

Max Verstappen e la Red Bull sono di certo un cavallo su cui puntare in Messico, non foss’altro perché l’olandese ha trionfato nelle ultime due edizioni, scattando in entrambi i casi dalla 2° piazzola della griglia. Il pilota di punta del team anglo-austriaco punta forte al riscatto dopo il ritiro (con polemiche) di Suzuka, con l’obiettivo di tornare ad insediarsi in 3° posizione in classifica. Con Bottas ormai scappato via, è quello l’obiettivo che Verstappen condivide con i ferraristi, avendo gli stessi punti di Vettel (212) e 9 in meno di Leclerc (221). Debutta a Città del Messico Alexander Albon, reduce dal suo miglior piazzamento in Formula 1 (4° in Giappone); l’anglo-thailandese (48 punti nelle cinque gare in Red Bull) ha l’obiettivo di chiudere l’anno al 6° posto in classifica, e deve recuperare al momento 9 punti su Pierre Gasly (64 a 73) e 12 su Carlos Sainz (76).

Max Verstappen in azione nelle qualifiche del Gran Premio di Suzuka 2019. In Messico, dove ha già vinto due volte, l’olandese è tra i favoriti per la vittoria (foto da: twitter.com)

La McLaren è la più attesa ‘degli altri’, con un 4° posto nei Costruttori ormai consolidato, visto il +34 su una Renault che dovrà andare all’attacco e fare sicuramente meglio rispetto alle ultime gare. Per il 6° posto il duello è tra Toro Rosso (59) e Racing Point (54), con l’idolo di casa Sergio Perez che punta ad un risultato di prestigio, anche per entrare nella top-10 della classifica (al momento 11° con 35 punti, ex-aequo con Nico Hulkenberg (10°) e Lando Norris (12°), a -7 da Daniel Ricciardo (9°)). Alfa Romeo e Haas, rispettivamente 8° e 9° nei Costruttori (35 e 28 punti), hanno il compito di risollevarsi: il team italo-elvetico ha conquistato appena 3 punti nelle ultime 5 gare; quello statunitense 2 nelle ultime 6. Chiudendo con la Williams, nel team inglese si proverà a terminare l’appuntamento con meno danni e polemiche possibile.

F1 GP MESSICO 2019: ORARI TV

L’appuntamento di Città del Messico sarà visibile in diretta sul satellite, mentre andrà in differita su TV8, con una differenza in termini di orario di 3 ore per quel che riguarda le Qualifiche e 2 ore e 50 minuti per la gara.

F1 GP MESSICO 2019 SKY (Diretta esclusiva)

Venerdì 25 Ottobre 2019

Prove Libere 1: 17:00 – 18:30
Prove Libere 2: 21:00 – 22:30

Sabato 26 Ottobre 2019

Prove Libere 3: 17:00 – 18:00
Qualifiche: 20:00

Domenica 27 Ottobre 2019

Gara: 20:10

F1 GP MESSICO 2019 TV8 (Differita)

Sabato 26 Ottobre 2019

Qualifiche: 23:00

Domenica 27 Ottobre 2019

Gara: 23:00

F1 GP MESSICO 2019: PNEUMATICI E METEO

La Pirelli porterà in Messico la C2 (dura), la C3 (media) e la C4 (morbida). Scelta molto simile per i piloti di Mercedes e Ferrari: Hamilton, Vettel e Leclerc (oltre a Gasly (Toro Rosso), avranno sette treni di morbide, cinque di medie ed uno di dure; Bottas (e l’altro Toro Rosso, Kvyat), invece sette di morbide, quattro di medie e due di dure. All’attacco la Red Bull: Verstappen ed Albon potranno scegliere tra nove treni di ‘rosse’, tre di ‘gialle’ e uno di ‘bianche’; come loro Hulkenberg (Renault), Magnussen (Haas), Grosjean (Haas) e Russell (Williams). Nove ‘rosse’ e due sia di ‘gialle’ che di ‘bianche’ per Ricciardo (Renault) e Kubica (Williams). Con otto treni di soft, tre di medium e due di hard abbiamo Sainz e Norris (McLaren), Perez e Stroll (Racing Point), oltre a Raikkonen (Alfa Romeo); otto treni di soft, quattro di medium ed uno solo di hard per Giovinazzi (Alfa Romeo).

Le mescole scelte dai piloti per il Gran Premio del Messico 2019 (foto da: twitter.com/pirellisport)

Queste le dichiarazioni del Responsabile Car Racing Pirelli, Mario Isola: “Il Gran Premio del Messico è sempre stato imprevedibile, dove si respira un’atmosfera fantastica soprattutto nel settore dello stadio, dove i piloti sentono i tifosi sugli spalti. Questo tracciato presenta diversi punti dove poter sorpassare, e nelle scorse edizioni abbiamo visto un’ampia varietà di strategie, così come condizioni meteo variabili. L’altitudine influisce sulle prestazioni e sugli assetti aerodinamici, con conseguenze anche sui pneumatici. Qui le monoposto generano meno deportanza con l’aria più rarefatta e un maggiore scivolamento: le tre mescole più dure di uno step rispetto al 2018 dovrebbero consentire ai piloti di spingere al massimo“.

L’anteprima Pirelli del Gran Premio del Messico 2019 (foto da: twitter.com/pirellisport)

L’Hermanos Rodriguez ha la caratteristica peculiare di essere situato oltre i 2000 metri d’altitudine, comportando il fatto che le power unit, pur soffrendo di meno rispetto agli aspirati, dovranno avere un regime di rotazione delle turbine maggiore, andando a generare la stessa potenza in condizioni normali. La rarefazione dell’aria spinge anche ad avere un assetto più carico del normale, pur con velocità di punta elevatissime; problemi anche all’impianto frenante, che fatica a raffreddarsi. Perciò, pur essendoci solo una frenata significativa (curva 1), l’Hermanos Rodriguez è giudicato molto probante sotto questo aspetto. Passando agli pneumatici, il livello di usura e degrado degli stessi dovrebbe essere abbastanza contenuto, considerando un asfalto liscio e alquanto scivoloso. Attenzione al meteo, che promette sorprese. La variabilità, al momento, sembra doverla fare da padrone: cielo parzialmente nuvoloso o coperto venerdì, con possibilità di pioggia tra il 30 ed il 50% nel corso della giornata, e temperature sui 19 C°; cielo nuvoloso sabato, con possibilità di pioggia sul 35% e temperature massime sui 21 C°; domenica, infine, cielo ancora parzialmente nuvoloso o coperto, con pioggia al momento al 50% per la gara e temperature sui 22 C°.

F1 GP MESSICO: ALBO D’ORO

Il Gran Premio del Messico si è sempre disputato sul circuito di Città del Messico, esordendo nel calendario iridato a partire dalla stagione 1963. In tre fasi lo stato Centroamericano ha ospitato il Mondiale di Formula 1: la prima dal 1963 al 1970; la seconda dal 1986 al 1992; la terza dal 2015 ad oggi. In cima alla classifica dei plurivincitori abbiamo con due successi un quartetto formato da Jim Clark, Nigel Mansell, Alain Prost e Max Verstappen, mentre tra i team troviamo a quota 3 Lotus, McLaren e Williams. Per le pole position, davanti a tutti ci sono ancora Jim Clark (4) da una parte e la Lotus (6) dall’altra. Ancora, come giri record lo Scozzese Volante guarda sempre tutti dall’alto (3), così come la Lotus, stavolta in coabitazione con la Ferrari, tra i team (4). Passiamo infine ai podi complessivi. Tra i piloti, a quota 4 abbiamo Jack Brabham, Denny Hulme, Ayrton Senna, Nigel Mansell e Riccardo Patrese. Come scuderie, davanti a tutti ci sono la Brabham e la Ferrari (10).

Foto di gruppo per il team Red Bull, che festeggia così la vittoria di Max Verstappen nel Gran Premio del Messico 2018. Per l’olandese si è trattato della seconda vittoria consecutiva all’Hermanos Rodriguez (foto da: twitter.com/redbullracing)

(1963) – Città del Messico – Jim Clark (GBR, Lotus-Climax)

(1964) – ” ” – Dan Gurney (USA, Brabham-Climax)

(1965) – ” ” – Richie Ginther (USA, Honda)

(1966) – ” ” – John Surtees (GBR, Cooper-Maserati)

(1967) – ” ” – Jim Clark (GBR, Lotus-Ford Cosworth)

(1968) – ” ” – Graham Hill (GBR, Lotus-Ford Cosworth)

(1969) – ” ” – Denny Hulme (NZL, McLaren-Ford Cosworth)

(1970) – ” ” – Jacky Ickx (BEL, Ferrari)

(1986) – ” ” – Gerhard Berger (AUT, Benetton-BMW)

(1987) – ” ” – Nigel Mansell (GBR, Williams-Honda)

(1988) – ” ” – Alain Prost (FRA, McLaren-Honda)

(1989) – ” ” – Ayrton Senna (BRA, McLaren-Honda)

(1990) – ” ” – Alain Prost (FRA, Ferrari)

(1991) – ” ” – Riccardo Patrese (ITA, Williams-Renault)

(1992) – ” ” –  Nigel Mansell (GBR, Williams-Renault)

(2015) – ” ” – Nico Rosberg (GER, Mercedes)

(2016) – ” ” – Lewis Hamilton (GBR, Mercedes)

(2017) – ” ” – Max Verstappen (NED, Red Bull-Renault)

(2018) – ” ” – Max Verstappen (NED, Red Bull-Renault)

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Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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