F1 GP Singapore 2017 Analisi – La fortuna sorride a Hamilton. Disastro Ferrari

Un Gran Premio di Singapore estremamente diverso dalle previsioni ha visto la vittoria di Lewis Hamilton, accompagnato sul podio da Daniel Ricciardo e da Valtteri Bottas. L’inglese fa cifra tonda (60 vittorie) ma soprattutto vola via in classifica, approfittando del disastro verificatosi al via (del quale ne parlerò subito a seguire) e che ha eliminato in un sol colpo Sebastian Vettel, Kimi Raikkonen, Max Verstappen e Fernando Alonso. A sei gare dalla fine, il pilota della Mercedes vanta un rassicurante +28 sul tedesco, mentre il team di Brackley mette in cassaforte il quarto titolo Costruttori di fila, portando a +102 il margine sulla Ferrari. Alle spalle dei primi tre, ottima prova di Carlos Sainz, splendido 4° davanti a Sergio Perez e ad un finalmente positivo (anche se fuori tempo massimo) Jolyon Palmer, 6° all’arrivo e al migliore risultato di carriera, così come Stoffel Vandoorne, 7°. Completano la zona punti Lance Stroll, Romain Grosjean ed Esteban Ocon, mentre hanno visto la bandiera scacchi anche Felipe Massa e Pascal Wehrlein. Out, oltre ai piloti coinvolti nel crash iniziale, anche Kvyat, Ericsson, Hulkenberg e Magnussen.

Lewis Hamilton ha conquistato a Marina Bay la 60.esima vittoria in carriera (foto da: twitter.com)

Inutile girarci attorno. L’incidente al via (che il collegio dei commissari ha giudicato come ‘normale incidente di gara’) ha condizionato non solo la gara di Marina Bay, ma tutta la corsa al titolo iridato. Il patatrac che ha coinvolto tre dei primi quattro piloti della griglia di partenza (oltre ad un Fernando Alonso partito benissimo ma trovatosi nel posto sbagliato al momento sbagliato) ha servito su un piatto d’argento a Lewis Hamilton un’occasione di PLATINO, da lui prontamente convertita nella 60.esima vittoria in carriera, la settima stagionale, nonchè terza consecutiva. Procediamo con ordine. Ad una partenza già ad altissimo pathos, data la presenza dei due Red Bull subito alle spalle del poleman Vettel, si aggiunge la variabile pioggia, che rende il Gran Premio di Singapore 2017 il primo di sempre a corrersi in notturna sul bagnato.

In griglia, i primi sei optano per le intermedie, mentre da Hulkenberg in poi cominciano le monoposto equipaggiate con le full wet, anche se nella seconda metà di schieramento ci sono altri che seguono i primi come scelta. La tensione si taglia letteralmente a fette e purtroppo, dopo pochi metri, si verifica lo scenario peggiore per i tifosi ferraristi. Vettel fa pattinare un pò gli pneumatici posteriori allo spegnersi dei semafori e non si avvia alla grandissima; al suo fianco, Verstappen scatta un filo meglio, spingendo il tedesco a spostarsi verso il centro per proteggersi. La variabile imprevista è costituita da Kimi Raikkonen che, tutto all’interno, parte benissimo e, dopo aver bruciato Ricciardo (che a sua volta sarà scavalcato anche da Hamilton e dallo sfortunato Alonso), va ad affiancarsi ai primi due.

GP SINGAPORE 2017: IL DISASTRO IN PARTENZA

https://youtu.be/PC_rDz21_uc

 

Lo slancio di Kimi è tale da permettergli di sverniciare Max, ma è in questo momento che accade l’irreparabile. L’anteriore sinistra dell’olandese si aggancia con la posteriore destra del finlandese, il quale prende in pieno la fiancata sinistra di Seb, che riesce inizialmente a tenere la macchina. Raikkonen, invece, è un semplice passeggero della sua SF70-H, che finisce la sua corsa proprio contro la RB13 di Verstappen, che a sua volta sperona la McLaren di Alonso (il quale si ritirerà dopo 8 giri per i danni subiti). Davanti, Vettel riesce anche ad uscire dalle prime tre curve al comando ma, con la fiancata sfondata, parte in testacoda approcciando curva 4, sbattendo poi frontalmente contro il muro e dovendosi per forza ritirare.

LA MIA OPINIONE

Adesso voglio dire la mia su quanto accaduto, per quanto possa contare. Ne ho lette di cotte e di crude in queste poche ore passate dal fattaccio (e chissà quante altre ne leggeremo, e non solo fino a Sepang). Da chi, salomonicamente, parla di incidente di gara senza responsabilità di nessuno alcuno, a chi se la prende con Verstappen, senza dimenticare i (non pochi) che fanno ricadere la colpa su uno o entrambi i ferraristi, rei di aver gestito male tutta la situazione. Finendo all’estremo assurdo di chi, giudicando Vettel unico colpevole, si è spinto a sperare una qualche fantomatica sanzione, oppure di chi ha accusato Raikkonen di essere partito troppo bene (!), prendendosi rischi inutili. E quali, di grazia? Se proprio dobbiamo individuare non un colpevole, bensì quello al quale riferire la maggior percentuale di responsabilità, non può che essere Verstappen, che non manca praticamente mai quando succedono questi casini, a maggior ragione se si trova vicino le Rosse, per quanto sarà sicuramente un caso.

Un’altra istantanea dell’incidente al via a Singapore, quando anche Alonso viene coinvolto nella carambola (foto da: f1fanatic.co.uk/Sutton Images)

Chi punta il dito contro Sebastian parla di un Vettel che, oltre a non essere scattato in modo eccezionale (e fin qui ci siamo, anche se bisogna specificare che nessuno, eccetto Kimi ed Alonso, ha avuto uno spunto degno di nota al verde), ha stretto in modo eccessivo Verstappen, rischiando troppo essendo in corsa per il titolo e ben conoscendo l’esuberanza dell’olandese. Innanzitutto, il ferrarista ha fatto una manovra assolutamente lecita, senza contare che, al momento dell’incidente, era chiaramente avanti e aveva il diritto di traiettoria. Poi fatemi capire, il fatto di lottare per il Mondiale e, soprattutto, il sapere quanto per Max le gare durino poche centinaia di metri, doveva comportare lo stendere un tappeto rosso, alzando il piede e rischiando di perdere la posizione anche con chi era dietro? Fosse successa una cosa del genere, Vettel sarebbe stato lo stesso attaccato, per esser stato però troppo arrendevole, ‘mollo’ come direbbe il buon Malesani.

E Raikkonen? Da quanto in qua partire bene è una colpa? Kimi ha mantenuto la propria traiettoria, radente al muretto (chi dice che poteva allargare verso sinistra evitando il contatto non so cosa stesse guardando), ed era passato con almeno due terzi di macchina, quando si è agganciato con Verstappen. Ripeto, accusare Raikkonen della partenza fatta (in caso contrario sarebbe successo la stessa cosa, ovviamente) è per lo meno ridicolo. Il nostro, com’è risaputo, non è affatto nuovo a prendere parte a questo tipo di problematiche in partenza. Spesso e volentieri Max scambia i primi metri con l’ultimo giro, gettandosi a capofitto in staccata, non poche volte come se ci fosse solo lui, senza tener conto degli altri. Poi diciamoci la verità, se pur Kimi non fosse stato lì, saremmo stati proprio sicuri che Vettel fosse riuscito a passare indenne le prime curve. Ne dubito fortemente, non con quel Verstappen in modalità ‘o la và o la spacca‘.

In quest’occasione due cose imputo al pilota Red Bull. Un pilota del suo tanto conclamato talento, pur in pochissimo tempo, doveva accorgersi del sorpasso subito da Raikkonen e che, di conseguenza, si stava infilando in un vicolo cieco. Già mi è stato contestato che è normale per un pilota tenere sempre giù il piede in partenza, anzi sarebbe strano il contrario. Io non sono molto d’accordo. Coloro i quali, approcciando alla prima curva di un qualsiasi gran premio, alzano il piede essendosi accorti che, in caso contrario, finirebbero per speronare/tamponare un avversario, cosa sono allora? Non sono veri piloti? Un pilota non è una bestia senza ratio, capace di spingere solo il pedale dell’acceleratore. A mio modesto parere, sarebbe bastato non dico frenare, ma anche solo alzare per tempo il piede.

E invece no. Nel ring delle interviste, Max ha ammesso a chiare lettere di non aver minimamente alzato il piede dall’acceleratore, di non averci proprio pensato (si potrebbe anche intuire una sorta di premeditazione…), scaricando poi con la solita spocchia ed arroganza tutte le colpe sui ferraristi, non risparmiandosi una lezioncina irritante nei confronti di Vettel (il discorso del tappeto rosso di cui sopra). Il non plus ultra lo raggiunge con il suo “…alla fine sono contento che tutti si siano ritirati, così l’incidente non è costato solo a me la gara“. E niente, ormai abbiamo imparato a conoscerlo. Un intervento dei commissari sarebbe auspicabile non tanto per quanto avvenuto oggi, ma per l’insieme, in modo da spingerlo un attimo a riflettere. Anche perchè intanto Ricciardo, zitto zitto, ha 94 punti in più di lui. Ripeto quanto detto all’inizio. Questa è la mia opinione e, pur se sarà sicuramente considerata poco ‘politically correct‘ o ‘di parte‘, sinceramente interessa il giusto, cioè nulla.

Il momento dell’impatto fatale tra la Red Bull di Verstappen e la Ferrari di Raikkonen (foto da: sportsnewsinstant.com)

HAMILTON, COLPO FORSE DECISIVO?

Torniamo alla gara. Trovatosi questo enorme regalo inatteso, Lewis Hamilton ha fatto il suo. Sfruttando la pista infida e una Red Bull molto al di sotto delle aspettative, l’inglese non ha avuto difficoltà alcuna nel portare a casa 25 punti pesantissimi, gestendo al meglio anche la terza delle due safety car, che in teoria poteva mettergli i bastoni tra le ruote, riavvicinando pericolosamente Ricciardo. E invece oggi l’italo-australiano non ne aveva per andare alla caccia della seconda vittoria stagionale. Con tutta probabilità, gli esiti stupefacenti sul passo delle libere di venerdì erano per così dire dopati da un carico di carburante minore e/o da mappature più spinte della concorrenza. Sta di fatto che Daniel non ha mai dato l’impressione di poter impensierire Lewis, dovendo badare nel finale a tenere a distanza un Valtteri Bottas per il quale questo podio costituisce davvero manna dal cielo, visto l’orrendo weekend di cui era stato protagonista fino al sabato. Con il Mondiale Costruttori ormai in cascina, quello piloti prende la via di Stevenage, con un Hamilton che ha ormai il pallino del gioco in mano. In teoria, con 150 punti a disposizione, Vettel ha ancora delle chance di recuperare i 28 punti che adesso lo separano dal rivale. Ma la sensazione è che dovrebbe essere più Lewis a gettarlo via il titolo. Ma Vettel e la Ferrari hanno il dovere di crederci e di provarci fino alla fine, non rendendo vano lo straordinario lavoro svolto finora.

Il podio del Gran Premio di Singapore 2017 (foto da: f1fanatic.co.uk)

GLI ALTRI: SUPER SAINZ, PALMER SI RISCATTA. BENE PEREZ E STROLL

Con molti big fuori causa sin dall’avvio, il Gran Premio di Singapore ha permesso ad altri piloti di farsi largo nel gruppo. Un plauso va innanzitutto a Carlos Sainz, che coglie il miglior risultato in carriera (4°), dando un’enorme mano alla Toro Rosso nella corsa al 5° posto Costruttori, ai danni proprio della Renault, sua futura destinazione. Alle sue spalle, ecco il solito consistente Sergio Perez, che porta a casa un buon bottino di punti, utile alla Force India per  blindare per il secondo anno di fila il 4° posto Costruttori. Degna di nota è anche la gara di Jolyon Palmer, anche lui al miglior risultato in carriera (6°), che va a raddrizzare almeno in parte un’annata negativa. Peccato che il tutto arrivi, per così dire, fuori tempo massimo. Anche se questo piazzamento potrebbe spingere Abiteboul a tenerlo fino alla fine della stagione, rinviando al 2018 l’approdo di Sainz.

Splendido 4° posto per Carlos Sainz, al miglior piazzamento in carriera (foto da: facebook.com/tororosso)

Come Sainz e Palmer, anche Vandoorne, oggi 7°, ottiene il miglior piazzamento della sua giovane carriera, al volante di una MCL32 che ben si è comportata su questa pista, facendo anche crescere il rimpianto per quanto avrebbe potuto fare Fernando Alonso. Si conferma a suo agio sul bagnato Lance Stroll, 8° al traguardo, riuscendo a tenere a bada nel finale avversari ostici come Romain Grosjean ed Esteban Ocon , rispettivamente 9° e 10°. Il rookie canadese, pur su una Williams in grossa difficoltà a Marina Bay, si tiene lontano dai guai e, con una condotta accorta, porta a casa un bel risultato. Non ce l’ha fatta invece Felipe Massa, 11° e fuori dai punti per meno di due secondi, dopo aver a lungo sgomitato nella seconda metà della classifica. Ultimo dei classificati (12° a 2 giri) Pascal Wehrlein, che poco ha potuto, pur in condizioni come queste, di fronte alla pochezza della sua C36.

Tra i ritirati, ha di che recriminare Nico Hulkenberg: partito con le full wet, il tedesco esce indenne dalla prima curva, piazzandosi in 3° posizione, mantenuta fino al momento della seconda safety car, causata dall’incidente di Kvyat (male il russo, autore di un altro errore). La sua gara si complica al momento del secondo pit, durante la safety car provocata da Ericsson (giudizio come Wehrlein), quando perde tanto tempo ai box per un intervento sulla monoposto, per poi ritirarsi al giro 48. Gara sfortunata anche per Kevin Magnussen, protagonista di alcuni duelli rusticani soprattutto con Ocon e Massa, salvo ritirarsi per una perdita di potenza ad una decina di giri dal termine.

Pur certo di non rientrare più nei piani della Renault, Jolyon Palmer ha colto il miglior risultato in carriera (foto da: f1fanatic.co.uk)

Il prossimo appuntamento è previsto nel weekend tra il 29 Settembre ed il 1° Ottobre a Sepang, per il Gran Premio di Malesia.

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Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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