F1 GP Azerbaijan 2017 Analisi: Ricciardo la spunta nel caos. Regolamento calpestato!

Il primo Gran Premio d’Azerbaijan della storia verrà ricordato a lungo, per la quantità incredibile di episodi verificatisi, quasi bastevole a coprire un campionato intero, altro che una semplice gara. Una vera roulette ‘azera’ in questo caso, dalla quale esce fuori il #3, quello di Daniel Ricciardo, bravo e fortunato a trovarsi al posto giusto nel momento giusto, ottenendo una vittoria assolutamente insperata (prima stagionale, quinta in carriera). Sul podio con lui Valtteri Bottas, che brucia in volata un comunque incredulo Lance Stroll che, in tutto questo caos, ne ricava il primo podio in carriera (ultimo di un canadese in Formula 1 risalente al Gran Premio di Germania 2001, con Jacques Villeneuve 3°). I due contendenti nel Mondiale, Sebastian Vettel e Lewis Hamilton, chiudono in 4° e 5° posizione, a loro volta in volata. Conquistano punti importanti anche Esteban Ocon, Kevin Magnussen, Carlos Sainz, Fernando Alonso (prima volta in top-10 quest’anno per la McLaren) e Pascal Wehrlein. In campionato, Vettel allunga a +14 su Hamilton (153 a 139), mentre nei Costruttori è la Mercedes ad allungare sulla Ferrari, portando il gap a +24 (250 a 226).

Il podio del Gran Premio d’Azerbaijan 2017 (foto da: f1fanatic.co.uk)

RICCIARDO E STROLL, BRAVI E FORTUNATI

Cominciamo dalla cronaca per così dire ‘sportiva’, la nostra analisi. Sono loro gli ‘eroi’ di giornata, i tipici underdog che, contro ogni pronostico, riescono a ritagliarsi una giornata di gloria davanti ai soliti noti. Daniel Ricciardo è più avvezzo alla vittoria, già assaporata per quattro volte in carriera prima di oggi. Nelle condizioni attuali della Red Bull, però, un risultato simile è una grossa sorpresa. Dopo una prima fase di gara resa complicata da una sosta anticipata, resa necessaria per pulire le prese dei freni da alcuni detriti, Daniel risale man mano la china, compiendo la manovra migliore nella ripartenza dopo la bandiera rossa, scavalcando in curva 1 in un sol colpo le due Williams. Gli accadimenti successivi lo proiettano in vetta alla gara e il pilota italo-australiano è bravo a mantenere il sangue freddo e a condurre in porto la vittoria. Gira ancora una volta male a Max Verstappen, messo ko dall’ennesimo problema alla power unit dopo 12 tornate, mentre se la giocava con Perez per il 3° posto virtuale.

Il sorriso di Lance Stroll, al primo podio in carriera in quel di Baku (foto da: facebook.com/WilliamsF1Team)

Cosa dire di Lance Stroll? Dopo la miglior qualifica in carriera (8°), il canadese si è reso protagonista di una gara gagliarda e, cosa nient’affatto scontata, priva di sbavature. Nella prima parte di gran premio, Lance riesce a stare lontano dai guai, trovandosi 4° al momento dell’interruzione. Al restart, il rookie della Williams va all’attacco con successo del più esperto Massa (poi ritiratosi per la rottura di una sospensione), anche se deve contemporaneamente cedere il passo a Ricciardo. Passato incredibilmente al secondo posto, Stroll da sfoggio di ottima guida e concentrazione, tenendo il ritmo di Ricciardo e, benchè poco abbia potuto per contrastare il ritorno di Bottas, viene scavalcato in una volata dal sapore motociclistico solo sulla linea d’arrivo. Il 3° posto è comunque un risultato incredibile per il giovane Lance che, dopo tante critiche, anche dal sottoscritto merita un ‘bravo’ più che sentito, oltre che un sacrosanto ‘Driver of the Day‘.

OCON SALVA IN CORNER LA FORCE INDIA. PUNTI PESANTI PER HAAS, TORO ROSSO E MCLAREN. IN TOP-10 ANCHE LA SAUBER. MALE LA RENAULT

Gara complicata e al cardiopalmo in casa Force India, vicini ad un disastro fatto in casa che comunque non mancherà di scatenare tensioni dopo quanto successo in Canada. In lizza per le posizioni a ridosso della top-5, Perez ed Ocon sono stati protagonisti di un contatto molto pericoloso dopo curva 2 al momento della seconda ripartenza, con il francesino che stringe a muro il compagno di box. Finito dietro di un giro, la gara del messicano terminerà mestamente a 12 giri dalla conclusione. Ocon, dal canto suo, ha sperato nel podio dopo aver passato Magnussen, ma ha potuto poco contro la risalita delle Mercedes e di Vettel. Gara dai due volti anche in casa Haas. Da un lato c’è un positivissimo Kevin Magnussen che, dopo una prima fase costantemente nei dieci, si ritrova per qualche giro anche sul podio virtuale dopo la bandiera rossa, salvo poi chiudere 6° alla fine. Decisamente meno bene Romain Grosjean, alla fine 13° ed unico doppiato.

Primi due punti stagionali per Fernando Alonso e la McLaren (foto da: diariomotor.com)

Weekend complicato ma raddrizzato alla fine per la Toro Rosso. Mentre Kvyat si ritira per un problema elettrico dopo 9 giri, causando anche la prima safety car, Sainz, a causa di un testacoda subito in avvio, deve remare dal fondo, risalendo man mano fino ad agguantare un’importante 8° posizione. Finalmente un sorriso per Fernando Alonso e la McLaren, capaci di racimolare i primi due punti stagionali grazie alla 9° posizione finale. In una gara sulla carta che più ostica non si può per la MCL32 motorizzata Honda, l’asturiano, con la sua solita grinta e caparbietà arpiona finalmente una posizione utile e schioda una classifica imbarazzante. Anche Vandoorne per un pò ha assaporato la possibilità di arrivare a punti, ma è stato beffato dalle Sauber, chiudendo 12°. Ecco, anche a Hinwil si sorride dopo la pazza gara di oggi, con un Pascal Wehrlein che, con le unghie e con i denti, strappa un punticino al compagno di box, salendo a quota 5 in classifica. Domenica da dimenticare, infine, per la Renault: Palmer è il primo a fermarsi, dopo 7 giri, per un guaio ai freni; Hulkenberg, invece, picchia con l’anteriore destra al giro 25 in curva 7 mentre era 5°.

UFFICIALMENTE FINITA LA LUNA DI MIELE TRA VETTEL E LEWIS

E passiamo adesso ai fatti che faranno scorrere fiumi di inchiostro, reale e virtuale. Ferrari e Mercedes sono state protagoniste di una domenica all’Ok Corral, piena di colpi proibiti e da moviola. Alla fine, tra i vari litiganti, a godere è stato il solo Valtteri Bottas che, dato per spacciato dopo essersi ritrovato ultimo e doppiato dopo i contatti del primo giro, sfrutta le varie safety car per tornare a pieni giri e a contatto con il gruppo. Risalito a suon di sorpassi, il finnico vede l’opportunità di andare all’assalto del podio, cogliendola in pieno e risalendo fino alla 2° posizione, beffando sotto la bandiera scacchi Lance Stroll. La palma di più sfortunato della gara, invece, non può che appartenere a Kimi Raikkonen, ritiratosi quando era ormai fuori da tutto a 5 tornate dall’arrivo. Dopo una buona partenza, Kimi attacca Bottas, il quale lo sperona e lo spedisce a muro, danneggiandogli pesantemente tutta la fiancata sinistra. Trovatosi 5°, il ferrarista continua a perdere pezzi per strada, fino a ritrovarsi la posteriore destra tranciata da un detrito perso dalle Force India. I brandelli dello pneumatico, nel giro di rientro ai box, danneggia severamente la parte vicina del fondo e l’ala posteriore, costringendolo inizialmente al ritiro. La bandiera rossa permette ai meccanici Ferrari di provare a mettere una pezza e a rimandarlo in pista, ma tutto si rivelerà inutile.

F1 AZERBAIJAN 2017: VETTEL vs HAMILTON, AZIONE E REAZIONE

https://youtu.be/Cx4AartWhg4

 

Per quanto riguarda Sebastian Vettel e Lewis Hamilton, rispettivamente 4° e 5° all’arrivo, questo weekend segna la fine del rapporto di presunta amicizia tra i due, aprendo le porte ad un’accesissima rivalità che infiammerà questa stagione. Dopo lo start, Lewis si ritrova agevolmente al comando, ma alle spalle non ha Bottas bensì Vettel che, con un pò di fatica, riesce comunque a non far scappare l’avversario, tenendo il gap costantemente tra i 2 ed i 3 secondi. In vetta la gara sembra evolversi in maniera lineare e senza scossoni, fino alle safety car. Dopo aver effettuato il passaggio alle Soft durante il primo regime di neutralizzazione (giro 13), Seb viene colto un pò alla sprovvista al primo restart, dovendo sudare per tenere la posizione dall’assalto di Perez. Il fattaccio avviene durante il secondo ed immediatamente successivo regime di safety car: in uscita di curva 15, Hamilton rallenta tantissimo in faccia a Vettel (portandosi addirittura a 49 km/h) il quale, colto di sorpresa, finisce per tamponare leggermente la Mercedes. Giustamente imbufalito, Seb affianca l’avversario, gesticolando (e sicuramente riempiendolo di epiteti poco riportabili) e rifilandogli una ruotata.

Al restart, mentre Hamilton riesce ad allungare, Vettel si trova attorniato da Force India e Williams, riuscendo miracolosamente a mantenere la seconda posizione. In regime di bandiera rossa, Vettel sfoga con gli uomini in Rosso tutta la rabbia per quanto accaduto e, una volta ripresa la gara, torna in modalità segugio come nei primi passaggi, tenendo un divario di poco superiore ai due secondi dal rivale. Ma le emozioni sono tutt’altro che finite. Quando la situazione sembra cristallizzarsi, ecco che la protezione per la testa della monoposto di Hamilton, evidentemente fissata male durante la sospensione, provoca una sosta indesiderata all’inglese, rimescolando le carte. Subito dopo esser passato al comando, però, ecco che Vettel si becca uno stop&go di 10″ per quanto avvenuto con l’avversario. Seb spinge al massimo prima di rientrare ai box, riuscendo ad accumulare un vantaggio tale che gli permette di rientrare in pista davanti a Lewis, in 7° posizione.

Una fase del Gran Premio d’Azerbaijan (foto da: maxf1.net)

A questo punto è come se partisse un’ulteriore gara nella gara, con Vettel che, nel tentativo di tener dietro un furibondo (?) Hamilton, prova nel contempo a risalire la china. Ed ecco i sorpassi ai danni dei vari Alonso, Magnussen ed Ocon (splendida la staccata di Vettel in questo caso), puntualmente replicati da Hamilton. Nonostante una power unit meno performante e con migliaia di chilometri sul groppone, grazie ad un ritmo da qualifica e zero errori, il tedesco riesce nell’impresa di tener dietro Lewis, guadagnando due punti in classifica.

DUE PESI E DUE MISURE: WHITING VERGOGNOSO!!

Passiamo infine al ‘lato oscuro’ di questa gara che, ribadisco, farà parlare ancora a lungo di sè. In questo 2017, con l’avvento di Liberty Media e incoraggiati dalle prime gare, ci si era illusi di esserci messi alle spalle le interpretazioni ‘fantasiose’ di Charlie Whiting e della sua cricca. Questa gara, al contrario, ha fatto riemergere in pieno tutta l’inadeguatezza del 64enne direttore di corsa britannico. Soprattutto abbiamo una sorta di parzialità nelle decisioni più difficili che non può non far storcere il naso. Arrivabene, nel post gara, si è espresso in modo netto: “Nel dubbio, non si decide mai a favore della Ferrari“, esprimendo un malcontento evidente.

Partiamo dall’episodio principe di quest’oggi, ovvero quanto accaduto tra Sebastian Vettel e Lewis Hamilton durante la seconda safety car. Per carità, il ‘fallo di reazione‘ di Vettel è eticamente deprecabile e la sanzione ci sta tutta (anzi, per alcuni giri ho temuto in qualcosa di peggio di uno stop&go di 10 secondi), su questo non ci piove. Anzi, probabilmente potrebbe essere costato la vittoria, visto il successivo inconveniente di Lewis. Ma ciò che non posso tollerare è il fatto che l’altrettanto deprecabile comportamento di Lewis Hamilton sia scivolato via così, senza nemmeno un ‘under investigation‘. Contrariamente a quello che sostengono Lauda e i vari difensori del pilota inglese, non è vero che chi ha davanti ha piena facoltà di agire come meglio crede, oppure come se ci si dovesse riferire al Codice della Strada, come fatto intendere dal 3 volte Campione del Mondo austriaco (‘chi tampona ha torto a priori…‘).

F1 AZERBAIJAN 2017: L’INCIDENTE TRA BOTTAS E RAIKKONEN

https://youtu.be/rWD0CWFSeQU

A parte i dubbi sulla distanza tenuta in quel momento da Maylander (le famose 10 monoposto di spazio massimo), andiamo a vedere cosa recita innanzitutto l’art. 39.5 del Regolamento Sportivo: “Nessuna macchina può essere guidata in maniera inutilmente lenta, in modo irregolare o in un modo che potrebbe essere considerato potenzialmente pericoloso per gli altri piloti o qualsiasi altra persona in qualsiasi momento, mentre la safety car è in pista. Questo si applica se un auto è guidata in pista, in entrata box o in pit-lane“. E ancora, ecco una parte molto interessante dell’art. 39.13: “… A questo punto (ovvero quando la SC rientra ai box) la prima auto in fila dietro la safety car può dettare il ritmo e, se necessario, cadono più di dieci lunghezze di auto dietro di essa. Per evitare il rischio di incidenti prima che la safety car torni ai box, dal punto in cui vengono spente le luci della vettura, il pilota deve procedere ad un ritmo che non comporta alcuna accelerazione o frenata irregolare né qualsiasi altra manovra che possa mettere in pericolo gli altri piloti o impedire il riavvio…”.

E’ chiaro che il rallentamento di Hamilton sia stato quantomeno pericoloso per chi lo seguiva, anche perchè doveva immaginare di poter provocare qualche problema; dunque, la sua condotta era passibile di una sanzione che però non è mai arrivata. Anzi, dopo aver ulteriormente rallentato in maniera esagerata fino all’ultimo al momento del restart da bandiera rossa (chiaro gesto di sfida nei riguardi di Seb, oltre che teso a fargli piombare addosso gli avversari), non appena Lewis è stato costretto ai box a causa della protezione per la testa mal fissata (qualcuno ha parlato, in maniera non completamente peregrina, di unseafe release da parte del box Mercedes), ecco arrivare la penalità a Vettel, ben 40 minuti dopo l’accaduto. Ma non è tutto, poichè anche Bottas andava sanzionato: dopo aver attuato l’ennesima manovra di disturbo (legittima) nei riguardi di Seb al via, frenandogli in faccia in curva 1 (con tanto di ‘bussatina’ da parte del tedesco), una curva dopo, nonostante un Kimi che lascia tutto lo spazio possibile all’interno, Valtteri canna completamente l’ingresso, saltando sul cordolo e speronando il ferrarista. Una mossa non volontaria ma di certo molto avventata, che avrebbe meritato quantomeno un drive through; avrebbe dovuto solamente alzar il piede e far sfilare Kimi, punto. E invece, anche questa situazione si è risolta in un nulla di fatto, con la successiva sosta del finlandese che sembra sia stata quasi considerata un’espiazione già di per sè sufficiente dal collegio dei commissari.

Sinceramente, sentir parlare Hamilton di sportività a fine gara fa alquanto ridere. Soprattutto se il diretto interessato, nelle tornate finali, invocava l’ennesimo sacrificio di Bottas sull’altare della sua corsa iridata, chiedendo al team di spingere il finnico a gettare alle ortiche il podio per stringere a tenaglia Vettel e rallentarlo. Un atteggiamento che è tranquillamente definibile come PENOSO. Fortuna che Bottas, in questo caso, se n’è bellamente fregato…

Alla fine della fiera, comunque, il lascito di questo Gran Premio d’Azerbaijan è assolutamente di valore. Caduto ogni velo d’ipocrisia, da qui in avanti assisteremo ad un duello iridato senza esclusione di colpi, una lotta senza quartiere e tra i piloti e tra i due team. La tensione salirà alle stelle, ogni gara sarà una battaglia campale. Con la speranza che chi di dovere non guasti una competizione che si preannuncia epica. Quest’estate caldissima proseguirà tra due settimane, con il Gran Premio d’Austria, al Red Bull Ring. Il countdown è già iniziato.

Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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