F1 2018 GP Gran Bretagna Analisi Gara – Trionfo Ferrari in casa di una nervosa Mercedes

Una gara che resterà a lungo negli occhi degli appassionati, nella quale non è praticamente mancato nulla, con un’ultima fase di gara che ha visto botte da orbi in pista tra Ferrari e Mercedes. Il Gran Premio di Gran Bretagna 2018, disputatosi nell’insolitamente calda Silverstone, ha incoronato Sebastian Vettel e la Ferrari, protagonisti di una vittoria sudata, cercata e meritata, detronizzando Lewis Hamilton e la Mercedes, assoluti dominatori su questa pista da almeno un lustro. Non è mancata nemmeno una feroce polemica nel post gara, con gli anglo-tedeschi che hanno mostrato di averla presa proprio bene, per usare un eufemismo. Kimi Raikkonen, dopo il contatto al via con Hamilton e conseguente penalizzazione, risale e chiude sul podio, mentre Valtteri Bottas, che aveva anche assaporato la vittoria, deve chiudere 4°, con un muretto Mercedes ancora una volta rivedibile. Weekend non da ricordare per la Red Bull, mai in lizza per qualcosa di veramente importante. Insomma, c’è tanto da raccontare alla fine di questa tripletta, in attesa di tirare un pò il fiato in vista del back-to-back Germania-Ungheria.

Sebastian Vettel, bandiera del Cavallino in mano, festeggia con i meccanici Ferrari la splendida vittoria di Silverstone (foto da: as.com)

FERRARI: UNA VITTORIA CHE SA DI RANDELLATA SUI DENTI! VETTEL COME PROST

Erano sette anni che una Rossa non trionfava nel tempio britannico della velocità. Era il 2011 e, a vincere di rosso vestito, era Fernando Alonso, al volante della poco fortunata 150 Italia. Soprattutto, era dal 2013 che la Mercedes dominava incontrastata, dal 2014 Hamilton ne aveva fatto in tutto e per tutto il giardino di casa sua. Le premesse del weekend, poi, erano alquanto fosche per una SF71-H che aveva finora dimostrato di saper andar forte come e comunque e dovunque (eccezion fatta per l’episodio di Barcellona). Una pista, come accennato poc’anzi, dove il dominio argenteo era apparentemente inscalfibile da almeno un lustro, dove al contrario, negli ultimi anni, la Rossa aveva sempre sofferto; con in più la Pirelli a portare i discussi pneumatici con battistrada ribassato di 0.4 mm, insieme ad una scelta di mescole molto conservativa (Soft-Medium-Hard).

E invece, il team italiano ha mostrato di saper imparare dagli errori del recente passato, di sapersi adattare alle circostanze e di essere in grado di far andare forte una monoposto anche dove invece avrebbe dovuto soffrire. La cartina di tornasole è stata la qualifica, con Vettel (nonostante i problemi al collo) e Raikkonen velocissimi, pur con tentativi non privi di sbavature, e vicinissimi ad un Hamilton che ha dovuto estrarre dal cilindro un giro dei suoi per conquistare una pole estremamente più sudata del previsto. In gara, due sono stati i momenti decisivi. Innanzitutto la partenza. Sebastian Vettel (51.esima vittoria in carriera, eguagliando Alain Prost) brucia un Hamilton che fa pattinare tanto gli pneumatici posteriori, involandosi subito al comando. Insieme a Bottas, anche Raikkonen prova ad approfittarne, ma in curva 2 arriva lungo e colpisce la posteriore sinistra dell’inglese, che si gira e finisce in fondo.

Il podio del Gran Premio di Gran Bretagna 2018 a Silverstone (foto da: twitter.com/ScuderiaFerrari)

La penalità per Kimi è giusta, intendiamoci, beccandosi 10″ da scontare al momento della prima sosta. La domanda, però, è sempre quella: perché ogni volta, in situazioni simili se non identiche, assistiamo sempre a scelte diversificate? Perché il contatto Vettel-Bottas di Le Castellet vale 5″ e questo 10? Sarà perché in questo caso il danneggiato è Hamilton, per di più nella sua gara di casa e davanti al suo pubblico? Se permettete, dico di si, è così. Ma torniamo alla gara. Vettel percorre i primi giri come un forsennato, aprendo un gap su Bottas che supera anche i 6″, mentre fatica di più Raikkonen, a sandwich tra le due Red Bull. Un avvio troppo ‘sparato’, quello del tedesco, che si accorge di aver forse esagerato ed entra presto in modalità gestione, permettendo a Valtteri di avvicinarsi, soprattutto una volta passati alle Medium.

Il secondo turning point della gara arriva al giro 33, quando Ericsson vola fuori in curva 1, causando l’ingresso della Safety Car. A differenza dei Mercedes, che restano in pista, i ferraristi rientrano ai box, montando le Soft nuove risparmiate in qualifica. Vettel si trova alle spalle di Bottas e davanti a Hamilton, mentre Raikkonen è sempre 5°, essendo andate ai box anche le Red Bull. La prima ripartenza vede in particolare la splendida lotta tra Verstappen e Raikkonen, prolungatasi dalla Brooklands fino alla Copse, con l’olandese a spuntarla. Dopo il contatto tra Grosjean e Sainz, con conseguente secondo regime di Safety Car, si riparte al giro 42, e si scatena la bagarre. Kimi, stavolta, riesce ad avere la meglio su Verstappen in fondo all’Hangar Straight (giro 43), gettandosi a caccia di Hamilton che, a sua volta, resta vicino ai primi due.

La gara, almeno per la vittoria, si decide al giro 47. Vettel esce molto vicino dalla Aintree, resta alle spalle di Bottas fino all’ultimo momento, buttandosi quindi all’interno e sorprendendo l’avversario, con una manovra da applausi; in più, a fine giro, arriva anche quello che sarà il giro record della gara (1:30.696). Dopo esser stato passato anche da Hamilton, Bottas deve cedere anche a Raikkonen (giro 49), con una manovra all’esterno ancora alla Brooklands. Vettel s’invola verso una vittoria fondamentale, che lo issa a +8 su Hamilton (171 a 163), mentre la Ferrari, grazie al 3° posto di Kimi, va a +20 sulla Mercedes (287 a 267).

Il sorpasso decisivo di Sebastian Vettel ai danni di Valtteri Bottas, alla staccata della Brooklands (foto da: youtube.com)

Il team radio finale di Seb, che sottolinea l’aver vinto nella tana del lupo, portando la Union Jack a Maranello, è l’emblema di un trionfo che, pur non essendo ancora al giro di boa della stagione (cosa che avverrà in Germania), potrebbe davvero costituire uno spartiacque fondamentale della stagione. Una volta di più, il team italiano ha mostrato la bontà dei propri aggiornamenti, oltre ad una prontezza nel reagire alle circostanze della gara criticata fino a non molto tempo fa. Un mix, unito ad un duo di piloti grintoso ed efficace, che da la netta sensazione di poter essere vincente. Ma non c’è tempo per sedersi sugli allori. Lasciando perdere le stupide illazioni provenienti da Brackley, la coppia di Gran Premi Germania-Ungheria è già lì che aspetta il Circus. 

MERCEDES: GRAN RIMONTA DI HAMILTON. MA IL SAPER PERDERE NON E’ DI CASA NE’ A STEVENAGE NE’ A BRACKLEY

E’ dura, durissima per la Mercedes accettare un simile smacco. Venir sconfitti a Silverstone, appuntamento che era dato per scontato a favore delle Frecce d’Argento, potrebbe essere un colpo che rischia di mandare nel pallone il team quattro volte campione del mondo. Ma procediamo per gradi, a partire da quel che è successo in pista. Lo start è stato il momento più importante. Hamilton, con la sua partenza orribile, perde subito due posizioni e si vede attaccato da Raikkonen, che finisce lungo e lo tocca in curva 3, facendolo girare e finire in fondo, mentre Bottas si trova 2°, alle spalle di Vettel. Lewis comincia una rimonta furiosa, che lo porta in soli 6 giri nei punti, e in 10 in 6° posizione. Vero, come per Vettel in Francia, è alquanto agevole risalire con una monoposto così più performante, soprattutto se si va full power. Ma la rimonta è comunque da risaltare.

Partenza complicata per Lewis Hamilton, che prima fa pattinare le gomme e poi viene colpito e mandato in testacoda da Raikkonen in curva 3 (foto da: youtube.com)

Con l’inizio dei cambi gomme, Hamilton si riporta fino al 3° posto, che poi diventa 2° con la sosta di Bottas (giro 22). Il nativo di Stevenage, a suo agio con le Soft, lascia poi strada al compagno di box, che in pochi giri riduce il gap da Vettel fino ad 1.8 secondi. Ecco quindi l’incidente di Ericsson e la Safety Car, e qui si verifica un corto circuito (di nuovo) degli strateghi di Brackley: se la decisione di non fermare Lewis può essere spiegata dall’avere delle Medium praticamente nuove (7 i giri percorsi), non lo è altrettanto quella di non montare le Soft a Bottas, che passa si in testa, ma alla mercé di Vettel e degli altri. Le ripartenze vedono Bottas tener dietro con grinta Vettel, mentre Hamilton prova a restare il più vicino possibile, in attesa di una chance.

Ma gli pneumatici del finlandese ormai sono al limite e Seb lo infilza alla Brooklands, cogliendolo di sorpresa. Bottas è quindi costretto a lasciar strada a Hamilton, per poi cedere anche a Raikkonen, tenendo dietro a fatica Ricciardo negli ultimi chilometri. Lewis chiude 2° alle spalle di Seb e, furente, parcheggiata la macchina sul traguardo se ne va, evitando le interviste a fine gara. Sul podio, e poi in varie interviste, Hamilton giustifica la sua rabbia parlando di non si sa bene quale strategia dei ferraristi, arrivando all’assurdo di sperare di qualificarsi il meglio possibile nelle prossime gare, per evitare le ‘manovre’ di Seb e Kimi. Come vorrebbe piazzarsi in griglia, poi, se già parte in pole… Forse vorrebbe due o tre file di vantaggio sulle Ferrari? Dichiarazioni stupide e dannose, dalle quali, per fortuna, l’inglese ha fatto marcia indietro nella serata di ieri, con un post sul proprio profilo Instagram.

Ancora peggiore lo spettacolino messo in piedi dai vertici Mercedes. Ai microfoni di Sky UK, Toto Wolff riporta delle parole al veleno riferite dall’ex Ferrari James Allison, apostrofando come ‘deliberata’ o ‘da incompetenti’ la manovra di Kimi, dandole quindi per veritiere. Un’insieme di idiozie che scatena la rabbiosa (e più che giustificata) replica di Maurizio Arrivabene, che non le manda a dire e replica per le rime, puntando il dito soprattutto su un Allison definito in sostanza come uno che ‘sputa nel piatto dove ha mangiato per anni’, oltre che inadatto a giudicare le manovre di un pilota, non essendolo mai stato, e su una Mercedes che pretende di insegnare il fair play e la signorilità a destra e a manca ma che, alla prova dei fatti, si dimostra assolutamente incapace di saper perdere.

Lewis Hamilton, nella bagarre dei primi giri, seguenti il contatto iniziale. L’inglese ha rimediato, cogliendo un comunque prezioso secondo posto (foto da: twitter.com/MercedesAMGF1)

La situazione attuale in campionato sta facendo perdere letteralmente sonno e testa a tutta la combriccola di Brackley. Tutto si aspettavano, tranne che di buscarle ‘a casa loro’, nel fortino di Silverstone. Grossa era stata la loro sorpresa nel vedere la Rossa così competitiva venerdì; ancor di più sabato, dove solo un miracolo di Hamilton ha garantito la pole. Ieri, quindi, l’apoteosi (per la Ferrari ovviamente). La rabbia di Lewis è si data dall’errore al via e dal seguente contatto con Kimi, ma anche dal prossimo futuro. Come il team, davano per scontata una (facile) vittoria in terra d’Albione, per poi concentrarsi in vista delle ultime due gare prima della sosta, nelle quali, sulla carta, la W09 potrebbe di nuovo soffrire molto la SF71-H (soprattutto all’Hungaroring). In più, nonostante il botto di upgrade portato tra Francia ed Austria (power unit 2.1 e macchina mezza rivoluzionata), proprio a Silverstone si sono accorti di essere dietro (seppur di poco) alla Ferrari. Dalle mie parti, questa si chiama ‘paura grigia’. Attenzione, il campionato è ancora lungo e tutto potrà succedere da qui a fine novembre. Ma che a Brackley abbiano perso tante delle loro certezze è ormai assodato.

RED BULL: POCA GLORIA A SILVERSTONE. RICCIARDO 5°, VERSTAPPEN OUT

In Red Bull erano consapevoli che, a meno di miracoli, a Silverstone sarebbe stato pressoché impossibile dar seguito alla vittoria di Verstappen in Austria. Troppo il divario con gli avversari soprattutto in termini di power unit, come apparso chiaro sin dai primi turni di libere. E la gara di ieri non ha smentito le previsioni, pur se in particolare il giovane olandese ha provato a dare comunque spettacolo. Sfruttando il contatto in curva 3 tra Kimi e Lewis, Max s’inserisce in 3° posizione, mentre Ricciardo per poche curve è 4°, salvo venir sverniciato dal finlandese alla Copse. Il primo stint è tranquillo per i Bibitari, anche se Max non riesce a tenere il passo di Bottas, mentre a sua volta Daniel fatica a restar vicino al compagno di box.

Le due Red Bull di Max Verstappen (in primo piano) e di Daniel Ricciardo (subito dietro), immortalate alla Stowe poco prima del ritiro dell’olandese (foto da: twitter.com/redbullracing)

Situazione che rimane pressoché invariata dopo la prima tornata di soste, nella quale, come gli altri big, anche i Red Bull passano dalla Soft alla Medium. A dir la verità, con questa mescola l’olandese avverte qualche problema a livello di prestazioni, dato che perde da Bottas e soprattutto da Ricciardo che, tirandosi dietro Raikkonen, si porta a tiro DRS. Come in Ferrari, anche il team di Milton Keynes si mostra molto reattivo al momento della Safety Car provocata da Ericsson, chiamando entrambi i piloti e tornando sulla Soft. Al primo restart c’è il capolavoro di Verstappen. Dopo essersi fatto vedere negli specchietti di Hamilton, Max deve vedersi dall’assalto di Raikkonen, che lo infila in staccata a Brooklands; sembra fatta per il ferrarista, ma il figlio di Jos non è d’accordo.

Incrociando la traiettoria in uscita, Max prende l’esterno alla Luffield e, tenendo giù il piede, riesce in una risposta da applausi; il duello continua sul National Straight e Verstappen, ancora tenendo giù il piede, rintuzza l’assalto del ferrarista anche a Copse. In tutto ciò, Ricciardo osserva sornione alle loro spalle. La seconda ripartenza vede l’insorgere dei primi problemi per Verstappen, che va largo alla Chapel, permettendo a Kimi di passarlo all’esterno alla Stowe. Al giro 46, Max si gira alla Vale, venendo superato dal compagno di box; due tornate dopo ecco il ritiro. Un problema al brake-by-wire, che ha poi innescato un successivo guasto al cambio. Un peccato per Max che, incidente in PL2 a parte, non aveva sfigurato. Ricciardo, da parte sua, nel finale ha visto anche la chance di poter attaccare un Bottas in difficoltà per la 4° posizione; peccato, però, che sul dritto la RB14 proprio non ne avesse per rivaleggiare con gli avversari.

GLI ALTRI: HULKENBERG 6°, PRECEDE OCON ED ALONSO. PUNTI PER MAGNUSSEN E PEREZ. GIORNATA NO PER LA SAUBER. ANCORA NON PERVENUTA LA WILLIAMS

In tutto il caos scatenatosi nei giri immediatamente seguenti metà gara, chi ne ha tratto profitto è certamente Nico Hulkenberg. Il tedesco della Renault, partito 11°, ha portato a casa un gran 6° posto tenendosi lontano dai guai, con un secondo stint su mescola Hard, salendo al 7° posto nella generale, +2 su Alonso e +3 su Magnussen. Dietro di lui si è classificato Esteban Ocon (7°), che tiene dietro negli ultimi chilometri un sempre combattivo Fernando Alonso (8°), il quale compie un altro mezzo miracolo, con una McLaren che evidenzia uno stato di crisi tecnica estremamente preoccupante, con Stoffel Vandoorne 11° e mai protagonista. Un Alonso che ha incrociato ancora una volta le traiettorie con Kevin Magnussen, difesosi finché ha potuto con la solita durezza dagli assalti dello spagnolo, dovendosi infine accontentare di un 9° posto che non rispecchia quello che era il potenziale a Silverstone della Haas.

Buona gara per Nico Hulkenberg (primo del gruppo in foto), giunto 6° al traguardo del Gran Premio di ieri (foto da: twitter.com/RenaultSportF1)

A chiudere la top-10 ecco l’altra VJM11 di Sergio Perez. Il messicano artiglia un punticino grazie alla penalità inflitta a Pierre Gasly, 10° sotto la bandiera scacchi. Il francese della Toro Rosso aveva superato l’avversario in chiusura di penultimo giro alla Club; il fatto, però, di aver costretto Perez fuori pista gli è costato 5″ sul tempo finale di gara, scalando dalla 10° alla 13° posizione. La scuderia faentina ha poi dovuto fare i conti con un Brendon Hartley molto sfortunato: dopo il brutto impatto nelle PL3, i meccanici sono riusciti ad assemblare la macchina giusto in corrispondenza del via, ma Hartley è dovuto subito rientrare e ritirarsi. Tornando a Perez, ha rischiato davvero grosso in avvio quando, in uscita di curva 1, si gira da solo e, in testacoda, finisce dall’altro lato della pista, invadendo l’uscita della pit lane e rischiando una clamorosa carambola con le due Williams.

Ecco, il team con sede a Groove non riesce proprio a vedere la luce in fondo al tunnel. Nella ‘sua’ Silverstone, lo storico team inglese non è stato minimamente competitivo, con l’onta di un curioso quanto pericoloso problema all’ala posteriore, che andava a stallare quando si chiudeva il DRS, andando a spiegare le tante uscite di pista dei due piloti. Lance Stroll ha chiuso 12°, mentre Sergey Sirotkin 14° ed ultimo. Poca fortuna per la Sauber. Il team elvetico ha dovuto fare i conti con un problema alla sua C37 subito dopo il primo pit, dovendosi ritirare dopo un ottimo primo spezzone di gara. Marcus Ericsson, invece, è finito fuori ad alta velocità in curva 1, in un replay dell’incidente di Grosjean venerdì, provocando la prima Safety Car di giornata. Un Ericsson che ha poi confessato una mancata chiusura del DRS come causa dell’incidente. La seconda, invece, come detto l’hanno provocata Romain Grosjean e Carlos Sainz, finiti fuori alla Copse durante la prima ripartenza. Un incidente che, se per lo spagnolo ha suggellato un weekend da dimenticare, per il nativo di Ginevra costituisce l’ennesima fonte di rimpianti.

L’uscita di pista ad alta velocità di Marcus Ericsson, provocata da una mancata chiusura del DRS, che ha causato la prima delle due Safety Car viste ieri (foto da: youtube.com)

Dopo il Triple Header, la Formula 1 tornerà in pista nel weekend del 20-22 Luglio a Hockenheim, per il Gran Premio di Germania.

 

Migliori Bookmakers AAMS

Eurobet

Bonus di Benvenuto fino a 105€

Sisal Matchpoint

5€ Bonus Scommesse alla RegistrazioneFino a 350€ di Bonus

Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
Tutti i post di Gianluca Zippo