F1 2018 GP Germania Analisi – Hamilton trionfa in modo rocambolesco. Vettel a muro

Un pazzo 63.esimo Gran Premio di Germania è valso a Lewis Hamilton la quarta vittoria stagionale (66.esima in carriera), con tanto di sorpasso in vetta alla classifica a Sebastian Vettel che, in testa alla gara, ha sbagliato ed è finito fuori, ritrovandosi adesso a -17 dal pilota inglese (171 a 188). Valtteri Bottas completa una inattesa doppietta della Mercedes, che a sua volta si rimette alle spalle la Ferrari (310 a 302), che salva l’onore con il 3° posto di Kimi Raikkonen. Un contentino comunque. Sorride poco la Red Bull, che rimedia un 4° posto con Max Verstappen e un ritiro con Daniel Ricciardo. Non poteva mancare la polemica (forte) contro l’ennesima decisione controversa dei commissari, che hanno mantenuto sub judice la vittoria di Lewis fino alle 19.31, per poi risolverla con una salomonica pacca sulla spalla. Ma ne parleremo ampiamente più avanti.

La Mercedes festeggia la doppietta di Hockenheim mandando sul podio con i piloti Hamilton e Bottas il patron Dieter Zetsche (foto da: twitter.com/F1)

MONTAGNE RUSSE FERRARI: RAIKKONEN A PODIO. VETTEL, ERRORE SANGUINOSO, MA IL LINCIAGGIO MEDIATICO E’ VERGOGNOSO!

E’ stato un weekend estremamente complicato da gestire per la Ferrari. In primis fuori dalla pista, con il tam tam sulle condizioni (purtroppo disperate) dell’ormai ex Presidente della Rossa, Sergio Marchionne, sostituito con un CDA convocato d’urgenza da John Elkann (Presidente) e Louis Carey Camilleri (Amministratore Delegato). Poi in pista, dove si è passati dall’esaltazione per una qualifica superlativa, soprattutto per Sebastian Vettel, ad una gara finita nella mestizia di un ritiro ai -15 dalla bandiera scacchi, quando il tedesco era saldamente al comando.

Il momento topico del Gran Premio di Germania 2018, con Sebastian Vettel che, leader della corsa, finisce nella via di fuga alla Sachs (foto da: twitter.com)

Eppure, la gara era cominciata come da programma per il nativo di Heppenheim, perfetto nello stacco frizione ed in grado di guadagnare da subito un margine di sicurezza su Bottas. Kimi, da parte sua, a causa di un piccolo errore in uscita da curva 4, è costretto a rintuzzare l’assalto di Max Verstappen, ma riesce a conservare la 3° posizione. Si procede linearmente fino al giro 15, quando viene anticipata la sosta di Raikkonen (da Ultrasoft a Soft), facendo ipotizzare una strategia su due soste. Il finnico, come da previsioni del muretto box, rientra davanti a Hamilton e comincia la rimonta in primis su Verstappen.

Davanti, intanto, giro dopo giro Vettel incrementa il margine su Bottas, fino al momento della sua sosta (giro 26), dove monta le Soft e rientra tra Raikkonen e Hamilton. Dopo i pit di Bottas (giro 28) e di Verstappen (giro 30), le due SF71-H si trovano al comando, ma con Kimi davanti a Seb. Ed è qui che la gara comincia un pò a complicarsi. Il Campione 2007 fa la sua gara (ma presenta qualche segno di blistering al posteriore), mentre Vettel, già da un pò nelle vicinanze della vettura gemella, anche a causa di qualche lungo di troppo comincia a soffrire di surriscaldamento. Come se non bastasse, poco dietro si trova Hamilton, ancora con le Soft montate prima del via, il quale non solo regge il passo, ma a tratti si avvicina anche.

Sebastian Vettel, mesto dopo il clamoroso ritiro nel corso del Gran Premio di Germania (foto da: twitter.com)

L’impasse viene risolta da un ordine di scuderia, rivolto da Jock Clear in persona a Kimi (non esplicitamente a dir la verità, nonostante la richiesta del pilota #7), quando siamo arrivati alla tornata #39. Vettel, tenendo fede a quanto detto via radio poco prima, a pista libera comincia ad allungare, mentre la pioggia è sempre più vicina al circuito. Le prime (grosse) gocce fanno la loro comparsa nella zona del tornantino verso il giro 44; pian piano, la pioggia si estende ad altre zone della pista, ma non in modo tale da giustificare le intermedie. I piloti, in tutto ciò, procedono con cautela nelle zone ‘bagnate’, spingendo invece in quelle asciutte. In questa situazione, forte anche delle Ultrasoft nuove, Hamilton mostra di avere un passo molto più veloce, in particolare dei due piloti immediatamente avanti a lui.

Si entra nella fase critica della gara. Kimi pare soffrire un pò di più degli altri e, al giro 51, subisce l’attacco di Bottas al tornantino; il ferrarista si difende bene ma, poco più avanti, un’incomprensione con Magnussen lo costringe ad andare largo nella via di fuga di curva 8, permettendo il sorpasso a Valtteri. Vettel, dal canto suo, informato della rimonta di Lewis sta rispondendo da par suo, guadagnando in pochi chilometri un gran margine sui primi inseguitori, tanto da sfiorare i 10″. Ma, inatteso, ecco l’errore che gela tutti i ferraristi a casa e in circuito: Seb, approcciando alla Sachs, perde il controllo della sua Ferrari e finisce nella ghiaia, andando ad impattare (leggermente) contro le barriere. La sua gara, fin lì praticamente perfetta, finisce nel modo più doloroso, al giro 52, lasciando via libera a Hamilton che, evitando per il rotto della cuffia un pit indesiderato, va a cogliere la vittoria, mentre Raikkonen, nonostante le Ultrasoft nuove montate nelle fasi di Safety Car, non riesce mai ad attaccare Bottas, chiudendo 3°.

Terzo posto per Kimi Raikkonen a Hockenheim (foto da: twitter.com/ScuderiaFerrari)

Quanto accaduto oggi, unito al clima di tristezza per le condizioni di Marchionne, ha esasperato ancora una volta il clima attorno a Vettel e al team. L’errore pesante del pilota c’è tutto, è lì. Fa male, e lo si vede anche dalle reazioni a caldo, in macchina soprattutto, di Seb, conscio di aver commesso uno sbaglio tanto ‘stupido’ quanto ‘grave’ in ottica classifica. Ma la consueta ‘macelleria social-mediatica’, puntualmente attivatasi per massacrare il tedesco, ha sinceramente rotto le scatole (per non usare termini peggiori). Inutile sottolineare come tutti i più grandi di questo sport abbiano commesso errori, anche marchiani; Vettel è un essere umano e, come tale, perfettibile e soggetto all’errore. In tanti, dopo averlo esaltato per le ultime prove, non aspettavano altro per spalargli letame addosso, invocando punizioni ed astrusi licenziamenti in tronco, in favore di questo o quel pilota. Oh, ma stiamo parlando di Sebastian Vettel o di un Gaston Mazzacane qualsiasi (con tutto il rispetto)? Ha fatto un errore, può capitare. Ma la forza sua e della squadra, di questa monoposto, non possono essere messe in discussione. Non in un momento delicato come quello attuale. A patto di non sbagliare più, i bonus sono praticamente finiti.

MERCEDES, DOPPIETTA INASPETTATA: HAMILTON DI RIMONTA, SI RIPRENDE LA LEADERSHIP. BOTTAS 2°

Weekend ribaltato completamente anche per la Mercedes, pur se chiaramente in senso diametralmente opposto rispetto ai rivali di Maranello. Davanti al board Mercedes al completo (‘Baffo’ Zetsche in primis), il timore di un nuovo uppercut nei denti da dover incassare, dopo quello di Silverstone e dopo l’esito delle qualifiche, era davvero alto. E invece, le cose sono andate mooolto diversamente, come nemmeno nei sogni migliori degli uomini del team anglo-tedesco. Una doppietta, la seconda stagionale, che ribalta completamente prospettive e classifiche, rispedendo in vetta sia Lewis Hamilton (+17 su Vettel) che il team di Brackley (+8 sulla Rossa). Ma andiamo ad analizzare la pazza domenica, in particolare del nativo di Stevenage.

Lewis Hamilton, seguito da Valtteri Bottas e, più indietro, da Kimi Raikkonen, nelle prime fasi successive alla ripartenza da Safety Car (foto da: wwos.nine.com.au)

Al via, in Mercedes si punta tutto su Bottas per provare ad infastidire Vettel. Allo spegnersi dei semafori, però, il finnico deve accontentarsi di mantenere la posizione; Hamilton, dopo l’errore di sabato pomeriggio, evita rischi e finisce anche per perdere momentaneamente una posizione. Mentre il compagno di box fatica a tenere il passo di Vettel, l’inglese imbastisce da subito una comoda e tranquilla rimonta. Inutile raccontarci favole. Per i piloti dei tre top team, a meno di imprevisti, risalire dal fondo (o poco più avanti) non è nulla più di una formalità. Tra piloti che si scansano e tutti gli altri che non lottano minimamente, pensando solo a non danneggiare la propria gara. Così, Lewis salta gli avversari come birilli semoventi, entrando in zona punti già nel corso del 4° giro e ritrovandosi 5° già al 14° passaggio. Rimonta si, ma non esaltiamo oltremodo un qualcosa che, nella Formula 1 di oggi, è in rerum natura. Ricciardo ha avuto più difficoltà solo per una monoposto con molta meno velocità di punta.

Ciò detto, Hamilton è da questo momento in avanti che comincia la sua vera gara. Mentre Bottas, giro dopo giro, perde contatto dalla Ferrari #5, l’inglese riesce ad avere un passo davvero competitivo, mantenendo costante il gap dalla vetta, e anzi guadagnando in determinati frangenti. Soprattutto, Lewis riesce a far durare a lungo e bene le sue Soft, mentre Valtteri, ai box al giro 28 per passare alle ‘gialle’, gli torna in pista alcuni secondi dietro. E’ chiaro che il muretto Mercedes tiene in pista Hamilton in attesa della tanto sospirata pioggia; ma d’altra parte il Campione in carica è bravo a tener pressione sulle Ferrari, sfruttando anche l’involontario ‘tappo’ operato da Kimi nei riguardi di Seb. Latitando la pioggia, al giro 42 Hamilton rientra, passando alle Ultrasoft. Inizialmente, non sembra una mossa molto intelligente; ma, alla lunga, si rivelerà vincente.

Hamilton seduto accanto alla sua Mercedes festeggia la vittoria nel Gp di Germania 2018.
(Fonte: twitter Hamilton)

Quando le prime gocce cominciano a cadere, con la pista bagnata solo in alcuni punti, sfruttando degli pneumatici nuovi e più adatti in quelle condizioni (pur slick), Lewis prende a girare velocissimo, recuperando secondi su secondi in pochi giri soprattutto sulla coppia finlandese che lo precede. La gara, come detto prima, cambia completamente volto tra il giro 51 ed il giro 52. Prima Raikkonen, per una incomprensione con Magnussen, finisce largo e lascia strada libera a Bottas; poi, soprattutto, l’uscita di pista di Vettel alla Sachs, unico il tedesco a reggere grossomodo il passo di Hamilton. Tutto volge a favore del britannico in pochi minuti. Prima arriva la Safety Car: Bottas rientra ai box, Hamilton sembra seguirlo ma, in un confuso scambio di battute con il muretto, cambia idea, taglia sull’erba e torna in pista. Dopo la sosta di Raikkonen, Lewis è clamorosamente al comando.

La gara riparte al giro 58 e Bottas, con gomme nuove, va all’attacco di Hamilton, che si difende con grinta. A ridurre a più miti consigli il finnico ci pensa James Vowles che, via radio, impone a Valtteri di mantenere le posizioni. Quest’ultimo accetta di buon grado, mantenendo agevolmente la seconda posizione fino alla fine. Hamilton, invece, legittima la sua leadership, abbassando più volte il giro record, fino all’1:15.545 ottenuto al penultimo passaggio. La gara riserva una coda polemica, relativa alla manovra di Lewis in ingresso di pitlane. Alle ore 18:01, gli steward diffondono un comunicato nel quale convocano Hamilton e il team Mercedes per discutere della possibile violazione dell’Appendice L Capitolo 4 Articolo 4 (d) del Regolamento Sportivo, ovvero ‘per aver attraversato la linea che separa l’ingresso in pit lane e il tracciato‘.

Altra immagine di Lewis Hamilton, durante la gara di ieri a Hockenheim (foto da: twitter.com/pirellisport)

Nello specifico, l’articolo recita: “Eccetto casi di forza maggiore (accertati dagli Steward), l’attraversamento in qualsiasi direzione della linea di separazione tra l’ingresso della pitlane ed il tracciato da parte di una vettura che sta procedendo verso i box è proibito“. Una situazione che ha fatto vacillare la vittoria di Hamilton, almeno fino alle 19:31, quando gli steward hanno reso nota la ‘sanzione’, ovvero una semplice reprimenda. Una decisione che ha provocato tante polemiche. Queste le motivazioni: 1) team e pilota hanno ammesso l’errore, provocato dal caos della situazione; 2) infrazione commessa in regime di Safety Car; 3) nessun pericolo di coinvolgimento di altri piloti nella manovra, effettuata ‘in sicurezza’.

In linea teorica, è una decisione che ci può anche stare, in base alle ‘note aggiuntive’ diramate dagli steward di weekend in weekend, come sottolineato ad esempio da Alessandro Secchi. A Hockenheim, sabato sera è stato specificato solo che “per questioni di sicurezza i piloti devono restare alla destra del birillo all’ingresso della pitlane durante l’ingresso ai box“, nulla più. Il pilota di Formula 2, Luca Ghiotto, ha spiegato come l’unica imposizione fosse di non poter entrare in pitlane dopo il  suddetto birillo, aggiungendo che Hamilton sarebbe stato punito se avesse tagliato da pista a pitlane mentre, avendo fatto il contrario, è rimasto praticamente indenne, salvo poi cancellare il post.

Il comunicato ufficiale della Direzione Gara, sull’investigazione ai danni di Lewis Hamilton dopo la gara di ieri

Una domanda sorge spontanea (almeno nel nostro caso): se era così semplice capire che Hamilton, pur agendo in quel modo, non avesse commesso violazioni (sempre in base alla suddetta nota), perché chiamarlo in direzione gara? E soprattutto, perché sanzionarlo? I commissari, dovendo motivare la violazione (chiara) dell’Appendice L Capitolo 4 Articolo 4 (d) del Regolamento Sportivo, hanno esteso oltremodo il concetto di ‘causa di forza maggiore’, perché consentitemi, è assurdo giustificare una ‘non decisione’ parlando di stato confusionale tra team e muretto box. Tutto ciò non toglie nulla alla super gara di Lewis, intendiamoci. Ma getta ancora una volta ombre sul modo di agire degli steward. Meglio avrebbero fatto, allora, a giustificare il tutto limitandosi sic et simpliciter al fatto che la violazione sia stata commessa in regime di Safety Car. Tutto il resto è un’arrampicata sugli specchi che, oltre a rischiare di dare il la a pericolosi precedenti (in condizioni di bagnato ci vuole poco a perdere il controllo, soprattutto se si attraversano zone d’erba, sintetica e non), contribuisce a sminuire per l’ennesima volta la credibilità di tutto un sistema, che non spicca affatto per uniformità di giudizio e certezza della sanzione.

RED BULL, POCA GLORIA IN GERMANIA: VERSTAPPEN AI PIEDI DEL PODIO, RICCIARDO KO

Gran Premio di Germania non eccezionale in casa Red Bull. Vero, le premesse non erano esaltanti, vista anche la decisione di sostituire la power unit a Daniel Ricciardo, condannandolo a partire dal fondo della griglia. Ma l’esito delle libere del venerdì aveva illuso (ancora una volta). Dopo delle qualifiche non eccezionali, Max Verstappen ha l’opportunità al tornantino, nel corso del primo giro, di attaccare Raikkonen, ma fallisce, restando a lungo a debita distanza dalla Ferrari. Ricciardo, con le Medium, rimonta con qualche affanno in più rispetto a Hamilton, ma entra in zona punti al giro 19; quattro tornate dopo, grazie ai pit di chi lo precedeva, l’italo-australiano si ritrova 6°.

Max Verstappen, nel momento in cui è stato in vetta a Hockenheim, braccato dalle due Ferrari e subito prima di fermarsi ai box (foto da: twitter.com/redbullracing)

L’obiettivo, quindi, è andare il più lunghi possibile, sperando nella pioggia o in una Safety Car per rientrare in gioco. E invece, al giro 27, l’ennesimo problema alla power unit lo mette fuori gioco. La gara di Verstappen, intanto, procede senza particolari scossoni, con la sosta al giro 29, passando alle Soft. Quando però la pioggia comincia a cadere, il muretto Red Bull decide di provare l’azzardo Intermedie (giro 46); la pioggia è poca e l’errore strategico palese, tanto che Max rientra dopo due giri, passando alle Ultrasoft. La Safety Car per l’incidente di Vettel lo rimette in gioco, ma solo negli ultimi chilometri il figlio di Jos riesce ad avvicinare Raikkonen, dovendo comunque accontentarsi del 4° posto.

GLI ALTRI: SUPER HULK. BENE GROSJEAN E LE FORCE INDIA. ERICSSON E HARTLEY, PUNTI A SORPRESA

Va a Nico Hulkenberg la palma di ‘Migliore degli Altri’. Il pilota Renault ha ottenuto un gran 5° posto in Germania, sfruttando bene la fase caotica con la pioggia per scavalcare Magnussen e ringraziando la Safety Car, che gli permette di non pagare dazio con la scelta di montare le Intermedie. Stesso discorso, grossomodo, per Romain Grosjean (6°), che non brilla nelle fasi più complesse, perdendo varie posizioni, salvo recuperarle in tromba una volta passato alle Ultrasoft negli ultimi 12 giri, con tanto di doppio sorpasso alle due Force India negli ultimi due passaggi. Ecco, Sergio Perez ed Esteban Ocon possono dirsi comunque soddisfatti, portando a casa un 7° ed un 8° posto. Gara solida per il messicano, nonostante un pit un pò troppo lungo ed un testacoda sulla pista umida tra curva 9 e 10, per una incomprensione con Leclerc. Ocon, invece, dopo una prima metà di gara opaca, si risveglia con la pioggia, entrando di prepotenza in zona punti e cogliendo un buon risultato viste le premesse.

La gara di casa sorride a Nico Hulkenberg, ottimo 5° con la Renault (foto da: twitter.com/RenaultSportF1)

La Sauber sorride, anche se non con Charles Leclerc. Mentre il monegasco (15°) incappa in una domenica negativa dopo l’ennesima Q3 in qualifica, condita da un improvvido passaggio alle intermedie, da uno spettacolare (quanto innocuo) 360° in uscita di curva 1 e da un altro lungo, è Marcus Ericcson a portare punti a Hinwil, con un 9° posto. Lo svedese festeggia grazie alla scelta di restare in pista all’arrivo della pioggia, restando concentrato e ottenendo un risultato che fa morale. Stesso discorso per Brendon Hartley, che racimola un punticino per una Toro Rosso per il resto in affanno a Hockenheim. Il neozelandese ringrazia la penalità di 10″ sul tempo finale di gara inflitta a Carlos Sainz (12°), reo di aver superato Grosjean prima del dovuto al momento del rientro della Safety Car ai box. Domenica da dimenticare per Kevin Magnussen (11°), fuori dai punti dopo un’altra ottima qualifica, protagonista anche dell’episodio che ha danneggiato la gara di Kimi Raikkonen.

Ancora una gara complicata per la McLaren. Stoffel Vandoorne, dopo un weekend infernale, passato pressoché totalmente in fondo, con anche problemi al propulsore durante la gara, termina 13°; Fernando Alonso, invece, ha pagato un pit troppo anticipato per passare alle intermedie, finendo poi per ritirarsi per un problema al cambio. Pierre Gasly (14°) è stato il protagonista dell’episodio più curioso della gara: il muretto Toro Rosso, sperando in un pesante incremento della pioggia, ha montato sulla STR13 #10 addirittura le Full Wet; con così poca acqua in pista, però, il francese ha guidato come sulle uova, compiendo anche un lungo alla AGIP per poi doversi fermare e tornare alle slick. Ancora una volta deludenti le Williams, alla 700.esima gara nella sua storia, anche se i due piloti non avevano fatto brutta figura. Sergey Sirotkin, dopo la buona qualifica, si è ritirato dopo 51 giri per una perdita d’olio; Lance Stroll, invece, ha dovuto alzare bandiera bianca due giri dopo con i freni ko.

Fasi iniziali della gara di ieri, con Marcus Ericsson (Sauber), davanti a Sergey Sirotkin (Williams), Brendon Hartley e Pierre Gasly (Toro Rosso) e Stoffel Vandoorne (McLaren)(foto da: twitter.com/SauberF1Team)

La Formula 1 torna subito in pista, dal 27 al 29 luglio, all’Hungaroring di Budapest, per il Gran Premio d’Ungheria, ultimo appuntamento prima della sosta estiva.

Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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