F1 2018 GP Azerbaijan Analisi – Dalla roulette di Baku spunta il nome di Hamilton

Tenendo fede alla sua (brevissima) tradizione, anche quest’anno il Gran Premio d’Azerbaijan ha regalato emozioni, colpi di scena e temi di discussione a non finire. Ancora una volta, il vincitore è quello che non ti aspetti. Strano da dirsi visto che parliamo di Lewis Hamilton (vittoria #63 in carriera, podio #120), che si sblocca in un modo assolutamente rocambolesco e fortunoso, centrando la prima vittoria del 2018 grazie alla sfortuna colossale che ha colpito il compagno di box, Valtteri Bottas, out a tre giri dalla fine mentre era involato verso la vittoria, causa foratura provocata da un detrito. Rimpianto Ferrari: Kimi Raikkonen rimedia un podio inatteso (2°), mentre Sebastian Vettel chiude 4°, pagando caro il tentativo ai danni di Bottas alla seconda ripartenza, preceduto sul podio anche dalla Force India di Sergio Perez. Il disastro, in questa gara, l’hanno combinato i due della Red Bull, eliminatisi in malo modo dopo essersi sfiorati per tutta la gara, e Romain Grosjean, stampatosi a muro in regime di Safety Car. Menzione d’onore per Charles Leclerc, autore di una gara maiuscola, terminata in 6° posizione.

La festa del podio del Gran Premio d’Azerbaijan 2018 (foto da: www.telegraph.co.uk)

MERCEDES: SENZA QUASI SAPERE COME, LEWIS COGLIE VITTORIA E VETTA DEL MONDIALE. BOTTAS, CHE SFIGA!

Prima vittoria stagionale per Lewis Hamilton e per la Mercedes, in un weekend dalle mille e contrastanti emozioni. Il pilota inglese coglie il classico ‘due piccioni con una fava’, prendendosi il primo ’25’ dell’anno e la leadership del Mondiale senza fare per l’appunto una fava. Un Hamilton opaco, di certo non nella sua versione più scintillante, che sbaglia (e tanto) ma che, grazie alle disgrazie (e agli errori) altrui, si prende la leadership del campionato. La scarna esultanza nel post gara rende palese come lo stesso Hamilton non sia soddisfatto del rendimento suo e della W09 al momento, con una Ferrari che, a livello prestazionale, ha instillato seri dubbi nella mente del campione di Stevenage.

Il momento decisivo della gara di ieri: Bottas, al comando, fora per un detrito, lasciando la vittoria a Hamilton (foto da: twitter.com/F1)

Dopo aver subito per la terza qualifica di fila Sebastian Vettel, ieri in gara Lewis, pur tenendo grosso modo il passo del ferrarista, non è mai riuscito ad impensierirlo, commettendo anzi qualche sbavatura di troppo. Come ad esempio in uscita di curva 16 nelle prime fasi, o alla prima staccata in avvio di giro 20 quando, spiattellando gli pneumatici anteriori, è dovuto rientrare anzitempo ai box per montare le Soft. Finito in 3° posizione, Lewis viene rimesso in gioco dalla seconda Safety Car e, sfruttando prima il lungo di Vettel poi la foratura di Bottas, va a cogliere il 63.esimo sigillo della sua carriera.

Tutta la delusione comprensibile di Valtteri Bottas, dopo lo sfortunato epilogo del Gran Premio d’Azerbaijan (foto da: twitter.com/F1)

Bottas, appunto. Quanta sfortuna per il pilota finlandese che, insieme a Vettel, avrebbe meritato di festeggiare sul gradino più alto del podio. A differenza che a Shanghai, stavolta si può dire che Maylander aiuti in un certo qual modo il pilota Mercedes, permettendogli di rendere effettiva una prima posizione fino a quel momento solo virtuale, dato il pit ancora da effettuare. Gestendo benissimo le indistruttibili Supersoft, Bottas completa ben 40 giri prima di fermarsi (e la sensazione era che sarebbe potuto andare avanti ancora un pò) e, alle spalle della vettura di sicurezza, la sua W09 #77 è davanti a tutte le altre. Valtteri gestisce bene il restart e, passato indenne l’assalto di Vettel, sembra involato verso una vittoria che nulla può togliergli, avendo anche un ritmo migliore di Lewis. E invece no. Un maledetto detrito, presente lì, giusto in mezzo all’interminabile rettilineo, provoca una rovinosa foratura alla posteriore destra, che ne sancisce il mesto ritiro (pur se classificato 14.esimo).

FERRARI: VETTEL NON CONCRETIZZA LA POLE, RAIKKONEN FORTUNATO

Sorrisi solo accennati nel box di Maranello. Per la seconda gara consecutiva, la Ferrari non riesce a concretizzare quanto di buono fatto in qualifica, dovendo vedere altri festeggiare in cima al podio (Ricciardo in Cina e Hamilton ieri). Ed è veramente un grosso peccato, dato che la SF71-H si è confermata, su una pista ancora diversa dalle precedenti e finora pro-Mercedes, la monoposto più completa e performante visto che, senza la derapata in uscita di curva 16, Raikkonen sarebbe andato a far compagnia a Vettel in prima fila per la terza volta di seguito, anche se con tutta probabilità stavolta nelle vesti di poleman. Ma passiamo a vedere come si è sviluppata la gara dei due ferraristi.

Sebastian Vettel guida la gara, al momento della ripartenza dopo la prima Safety Car (foto da: twitter.com/F1)

Mentre Vettel è scattato perfettamente dalla pole, Raikkonen non ha guadagnato posizioni, subendo anzi l’attacco della Force India di Ocon, che lo passa in curva 2. Sul rettilineo successivo, Raikkonen lo affianca e prova all’interno di curva 3; il francesino, però, chiude e i due si toccano, con la monoposto #31 che finisce a muro. Un episodio che verrà considerato semplice incidente di gara dagli steward. Kimi è costretto a rientrare per montare un’ala anteriore nuova, calzando nel frattempo le Soft e ripartendo 13°. La Safety Car, entrata in pista per i contatti iniziali, si fa da parte alla fine del 5° giro e Vettel fa un capolavoro nel gestire la situazione, dando il tirone il più tardi possibile, impedendo alle Mercedes di poterlo attaccare e provando da subito a scavare un solco (2 secondi guadagnati solo nel giro 6).

Mentre Sebastian controlla agevolmente la situazione, aiutato anche dagli errori di Hamilton, dietro Kimi fa più fatica a risalire, penando un bel pò soprattutto alle spalle di Leclerc, poi superato per la 6° posizione al giro 17. Pur con pista finalmente libera, però, il finnico non ha proprio ritmo con la mescola gialla, patendo in alcuni passaggi divari sul giro anche di 2 secondi rispetto ai primi. Hamilton, nel frattempo, rientra alla fine del giro 20; il muretto Ferrari, in marcatura, fa lo stesso nove tornate dopo (non subito, come non pochi hanno fatto intendere), passando anche lui alle Soft. Bottas, passato al comando senza essersi fermato, come detto sopra sfrutta la Safety Car per rendere concreta la sua leadership, e passare davanti al tedesco a parità di gomma. Il resto è arcinoto. In avvio di quartultimo giro, Vettel attacca il finnico, arrivando però lunghissimo e ripartendo 4°; con gomme spiattellate, Seb deve lasciar strada anche a Perez. Raikkonen, dal canto suo, sfruttando le disavventure del compagno di box e del connazionale della Mercedes, si ritrova tra le mani un inatteso 2° posto (una sorta di risarcimento del Bahrain, mettiamola così).

La seconda ripartenza da safety car, con Sebastian Vettel che prova l’attacco a Valtteri Bottas, ma finisce lungo e chiuderà 4° (foto da: twitter.com/F1)

Il post-gara di Vettel e della Ferrari è stato infuocato per due ordini di ragioni. Innanzitutto, come sempre capita le (poche) volte che commette qualche errore, Seb è stato praticamente sbranato dai soliti noti, che non aspettano altro per sminuirne il valore ed addossargli la colpa di tutto. Sinceramente, ieri ha fatto benissimo a provarci; anche perché, se si fosse accodato a Bottas, avrebbe quasi certamente rischiato di subire l’attacco di Hamilton, che gli stava incollato. E se fosse successo, apriti cielo. Si è letto di un Vettel ‘impulsivo’, ‘ingordo’, ‘pasticcione’; di un pilota che avrebbe dovuto aspettare l’attimo propizio (come se alla fine non mancassero 3 giri ma almeno cinque volte di più). Nella situazione in cui si trovava, ripetiamo, Seb ha fatto la cosa giusta. Ha sbagliato? Pace, tutti possono commettere un errore. Che poi le conseguenze possano essere diverse è un dato di fatto. Prendiamo ancora Hamilton come esempio, che non guida ai suoi livelli per tutto il weekend, sbaglia (e tanto) e alla fine si ritrova a festeggiare una delle vittorie più inattese della sua carriera.

Altro oggetto del contendere la strategia Ferrari. C’è da fare una premessa, a mio parere d’obbligo. In una situazione come quella di questo avvio di campionato, dove i big, almeno in gara, sono così vicini tra loro, avere entrambi i piloti davanti può fare davvero la differenza. Ecco perché l’errore di Kimi non ha pesato solo sulla sua gara (almeno fino alla seconda SC). Detto ciò, la strategia di Clear&company non mi è sembrata così errata. Giustamente si stava marcando l’avversario più pericoloso, Hamilton. Si è detto che in Ferrari non abbiano voluto rischiare, che bisognava tenere Seb fuori il più possibile, in modo da montare anche lui, con pochi giri alla fine, le Ultrasoft. Un ragionamento che in teoria poteva anche filare, ma bisognava avere doti divinatorie.

Terzo podio in quattro gare per Kimi Raikkonen, 2° in quel di Baku (foto da: formula1.ferrari.com)

 Bisognava predire il disastro Red Bull, eventualmente anche la pirlata di Grosjean, che ha ridotto ancor di più il tempo utile per andare all’attacco. La verità è che, senza SC, ad un certo punto Bottas per forza doveva fermarsi e, visto che il gap su Seb e Lewis si manteneva pressoché stabile da alcuni giri (salvo oscillazioni dovute ai doppiaggi), sarebbe rientrato in pista alcuni secondi dietro il compagno di box e ad una decina di secondi o poco più dalla Ferrari #5. Date le difficoltà nel mandare in temperatura pneumatici Ulltrasoft nuovi, con i quali la Mercedes è al momento in difficoltà, non è mica detto che sarebbe riuscito a rimontare. Anche perché il team avrebbe poi dovuto risolvere la grana del duello con Hamilton (ordine di scuderia o no?).

Alla fine della fiera, nelle due gare dove era effettivo il margine della Rossa sugli avversari, Sebastian ha colto molto meno di quanto meritava (per qualcuno compensando quanto accaduto soprattutto in Australia). Con una monoposto che è acclarata la migliore del lotto, in Ferrari c’è bisogno di finalizzare le occasioni, per incrementare il bottino in attesa di momenti difficili che, in un campionato così lungo, possono sempre capitare. La SF71-H è, al contrario di quelle che l’hanno preceduta, molto efficace al sabato, mentre ha un margine più risicato la domenica, sul passo. Continuare a progredire è d’obbligo e Barcellona sarà già un banco di prova molto importante.

RED BULL: CHE DISASTRO A BAKU! PER VERSTAPPEN L’ATMOSFERA SI FA PESANTE

In casa Red Bull dovranno cancellare quanto prima tutto quello che è successo a Baku. Dopo un altro venerdì simil-trionfale, le due RB14 sono come al solito rientrate nei ranghi in qualifica, dove solo l’errore di Kimi nel suo ultimo tentativo ha permesso a Ricciardo di conquistare la seconda fila. In gara, il comportamento delle monoposto di Milton Keynes è stato indecifrabile. In grosso affanno nelle prime fasi, con i piloti a lamentare presunti problemi di ricarica delle batterie e sverniciati dalle due Renault, ad un certo punto, con le Supersoft, i due hanno cominciato a girare velocissimi, tanto da poter insidiare un Lewis Hamilton primo tra i big a fermarsi. Ma la continua battaglia tra Max e Daniel ha inficiato pesantemente sulla loro gara, impedendo un ritmo costante e veloce, determinando buona parte del grosso distacco che pativano dalla concorrenza.

Il clamoroso incidente tra le due Red Bull di Daniel Ricciardo e Max Verstappen, durante il Gran Premio d’Azerbaijan (foto da: twitter.com/F1)

Il muretto Red Bull (benché sembri chiaro ormai da tempo da che parte stiano) non ci ha fatto una bella figura. Ok lo spettacolo, ok lasciar liberi i piloti di duellare. Ma quando vedi che praticamente ad ogni incrocio le tue monoposto rischiano di fare crash, allora dovresti intervenire. Il lungo duello tra Max e Daniel è cominciato già al primo restart (giro 6), quando l’olandese, infilandosi di forza all’interno del compagno di squadra in curva 2, permette anche a Sainz di approfittarne. Al giro 12, Ricciardo prova a restituire la cortesia, attaccando dall’esterno in curva 1 la monoposto gemella; pur lasciando tutto lo spazio necessario (per non finire a sua volta a muro, per intenderci), Max taglia tanto il cordolo interno, per poi toccare con l’anteriore destra l’anteriore sinistra del team-mate, poi infilato ancora in curva 2. Il copione si ripete quasi identico al giro 27: ancora Max all’interno, ancora Daniel all’esterno. Stavolta l’italo-australiano sembra potercela fare e prova anche a stringere l’olandese per farlo desistere da una controffensiva. Ma Verstappen da quest’orecchio non ci sente e, sempre in curva 2, si getta dentro, sfiorando di millimetri un nuovo contatto.

Al terzo tentativo (giro 35), Daniel ce la fa a prendersi la 4° posizione; subito dopo Max va a sostituire gli pneumatici, imitato dal compagno di box in conclusione di 37.esimo giro. All’uscita dalla pit lane, però, Ricciardo si ritrova nuovamente alle spalle della RB14 #33. E arriviamo all’episodio che ha poi condizionato anche la gara dei primi. Siamo tra la fine del 39.esimo e l’inizio del 40.esimo passaggio. Sul lungo rettilineo, Ricciardo comincia ad avvicinarsi a Verstappen che, nel tentativo di non far prendere la scia al compagno di squadra, comincia a zigzagare. La manovra non da gli effetti sperati e Daniel piomba ad altissima velocità; il #3 effettua la sua solita finta per prendersi l’interno (destra-sinistra in questo caso), con Verstappen che, di conseguenza, si sposta prima a destra e poi anche lui a sinistra. In una frazione di secondo, Ricciardo capisce che all’interno non c’è più spazio e prova a spostarsi nuovamente a destra, tra l’altro a frenata già iniziata. Ma è troppo tardi e l’incidente, che mette ko entrambi, è inevitabile.

Un quadro desolante per la Red Bull… (foto da: f1only.fr)

Un patacrac costato al team almeno 22 punti, ma che potrebbe avere ben altre conseguenze. In particolare con Daniel Ricciardo, che potrebbe essere spinto ad andar via da Milton Keynes, dato l’evidente sbilanciamento del team in favore di Mad Max. Riguardo l’incidente, giudicato meritevole solo di reprimenda da parte di Kristensen e degli altri steward, i piloti se ne sono assunti la colpa fifty-fifty potremmo dire. Il problema, comunque, non è tanto nel contatto in sé, quanto in quello che c’è stato prima. Un Verstappen che, ‘memore’ dei proclami post-Shanghai, inizia subito il weekend stampandosi a muro, per poi duellare come se non ci fosse un domani con il compagno di box, rischiando varie volte, come detto prima, altri contatti. La sostanza di questo avvio di stagione è che il figlio di Jos vanta la miseria di 18 punti e già ben due ritiri, guardando da dietro anche i vari Alonso e Hulkenberg, mentre il team è già doppiato da Ferrari e Mercedes. Si è parlato tanto del talento del quale sarebbe depositario Max; senza la giusta dose di cervello, però, si rischia seriamente di perderlo per strada.

GLI ALTRI #1: PEREZ E LA FORCE INDIA RISORGONO. LECLERC E SAINZ DA APPLAUSI

La pazza gara di Baku ha visto tornare sul podio un pilota diverso da quelli appartenenti ai tre top team. L’ultima volta, guarda caso, si verificò il giugno scorso, sempre in Azerbaijan e sempre al termine di un Gran Premio sulle montagne russe. Come in un circolo vizioso (virtuoso in questo caso per i protagonisti), a tornare sul podio a quasi due anni dall’ultima volta sono la Force India e Sergio Perez (ottava volta in carriera), assenti in top-3 dall’unico Gran Premio d’Europa disputato a Baku. Finito in 15° posizione dopo il caos iniziale, il messicano è risalito progressivamente, fino a ritrovarsi alle spalle dei primi al momento della Safety Car. L’errore di Vettel, pur essendo Checo sulle Supersoft, gli permette di affondare il colpo sul ferrarista, per poi difendere con grinta e precisione il gradino più basso del podio.

Tutta la felicità di Sergio Perez, che torna sul podio a quasi due anni di distanza dall’ultima volta, sempre a Baku (foto da: twitter.com/ForceIndiaF1)

Il post gara, però, non è stato per nulla tranquillo, vista l’investigazione degli steward riguardo un’uso indebito del DRS da parte di Perez durante la gara. Il rischio di perdere il podio svanisce qualche ora dopo la bandiera scacchi, con il pilota scagionato: gli steward hanno rivelato un malfunzionamento dell’ala mobile della VJM11 #11, in seguito al quale ci sono state delle incomprensioni tra muretto e pilota nel ripristino del sistema, che hanno provocato due aperture involontarie del DRS; non avendone ricavato vantaggi, si è deciso per il ‘no further action‘. Domenica decisamente negativa per Esteban Ocon, la cui gara è durata tre curve, finendo a muro dopo un contatto con Kimi Raikkonen.

Uno splendido Charles Leclerc conquista i suoi primi punti iridati, chiudendo 6° la gara di ieri a Baku (foto da: twitter.com)

Anche per Carlos Sainz il Gran Premio d’Azerbaijan  ha riservato molti sorrisi. Protagonista a sorpresa nelle prime fasi, con la sua Renault capace di saltare le due Red Bull ed installarsi in 4° posizione, lo spagnolo ha poi pagato un calo delle Ultrasoft, ritrovandosi poi 13° in seguito al pit. Pian piano Sainz risale e, dopo la seconda ripartenza, ne approfitta per infilare Leclerc e conquistare così il miglior risultato da quando guida per il team della Losanga. Non possiamo non parlare poi di Charles Leclerc. Il rookie della Sauber-Alfa Romeo, su una pista a lui nota e nella quale aveva fatto molto bene lo scorso anno in F2, ha sfoderato una prestazione fantastica, centrando un grande 6° posto (miglior risultato Sauber dal 6° posto di Felipe Nasr al Gran Premio di Russia 2015) e i primi punti iridati in carriera. Un Leclerc bravissimo nel tenersi lontano dai guai e nel mostrare significativi miglioramenti rispetto alle prime uscite. Un plauso anche al team elvetico, con la C37 in crescendo e capace con il monegasco, a tratti, di tenere il passo di monoposto ben più quotate.

GLI ALTRI #2: MCLAREN ENTRAMBE A PUNTI. PRIMI SORRISI PER STROLL E HARTLEY

Per la terza volta nelle prime quattro gare, la McLaren riesce a portare entrambe le MCL33 in zona punti. Travagliata la domenica di Fernando Alonso. Lo spagnolo, implicato nei contatti del primo giro (furioso a riguardo), si ritrova praticamente su due ruote, con entrambi gli pneumatici di destra fuori uso. In modo stoico, Alonso riesce a guadagnare la pit lane e riparte. Dalla penultima posizione, l’asturiano risale piano piano, fino a contendere e soffiare a Stroll la 7° posizione proprio all’ultimo giro. Con una gara accorta dopo una qualifica deludente, Stoffel Vandoorne riesce ad arpionare una buona 9° posizione.

Fernando Alonso rientra praticamente su due ruote, dopo un contatto nel corso del primo giro (foto da: grandprix247.com)

Smuove finalmente la classifica la Williams, a punti grazie all’8° posto di Lance Stroll, che a Baku ottenne un podio nell’edizione 2017. Bravo a fare capolino nella prima parte di gara in piena top-10, il canadese è stato poi lontano dai guai, sfruttando la seconda Safety Car per risalire e prendersi 4 punti positivi per il morale. Primo punto in carriera per Brendon Hartley, 10° al traguardo  dopo una gara d’attesa e dopo aver rischiato un clamoroso quanto pericoloso incidente con il compagno di box durante le qualifiche. Più sfortunati Sergey Sirotkin e Pierre Gasly. Il russo si è ritirato subito, dopo esser finito a sandwich tra Hulkenberg e Alonso, venendo tra l’altro anche punito dagli steward, dato che in Spagna dovrà scontare tre posizioni di penalità in griglia. Gasly, invece, ha concluso in 12° posizione, furibondo con Kevin Magnussen, reo di averlo stretto contro il muro al momento del secondo restart, danneggiandogli la monoposto.

GLI ALTRI #3: DELUSIONE HAAS. HULKENBERG, OCCASIONE SPRECATA

Tra le note negative del weekend, spiccano sicuramente le due Haas. Dopo la brutta qualifica di sabato, né Kevin Magnussen né Romain Grosjean sono infatti riusciti a racimolare punti. In particolare, disastroso è stato il Gran Premio del nativo di Ginevra, in enorme affanno sin dal venerdì, vanificando poi una faticosa rimonta con uno schianto contro il muro in regime di Safety Car mentre provava a scaldare gli pneumatici. Il danese, a sua volta salito in zona punti al momento della seconda neutralizzazione, ha rovinato tutto nel contatto con la Toro Rosso di Gasly, subendo poi anche 10″ di penalità sul tempo finale di gara. A disperarsi è anche Nico Hulkenberg. Il tedesco, protagonista con il compagno di box di un gagliardo avvio di gara al volante della R.S.18, ha buttato tutto al vento stampando la posteriore sinistra contro il muro in uscita di curva 4 al giro 11.

Momento complicato per Romain Grosjean, ritiratosi ieri dopo esser clamorosamente finito a muro in regime di Safety Car (foto da: twitter.com/F1)

Il prossimo appuntamento del Mondiale di Formula 1 si disputerà tra l’11 ed il 13 di maggio, con il Gran Premio di Spagna, al Montmelò di Barcellona.

Gianluca Zippo

Informazioni sull'autore
Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Malato di Formula 1 e calcio, seguo anche la MotoGP e la NBA.
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