Esclusiva Stadiosport – Mario Savo: ”Allegri duttile e intelligente, Sarri all’avanguardia, Inzaghi grande motivatore”

Mario Savo, presidente dell’AIAPC, AssoAnalisti, ha commentato in esclusiva ai microfoni di Stadiosport.it le caratteristiche di Massimliano Allegri, Maurizio Sarri e Simone Inzaghi, analizzando il momento di Juventus, Napoli, Roma, Milan e Lazio e la possibilità lotta per il titolo 

La figura del Match Analyst in Italia non è considerata fondamentale come nel resto d’Europa, ma comincia ad inserirsi nelle società di calcio, grazie alla sempre più importanza delle analisi di performance, tattica e statistica.

Dopo l’esperienza a Latina e la vittoria del premio Players Player Award, istituito dal Manchester City, Mario Savo, presidente dell’AIAPC, la prima e unica associazione di performance analysts in Italia, conosciuta anche come AssoAnalisti, valuta l’operato di Juventus, Roma, Napoli, Milan e Lazio in esclusiva ai microfoni di Stadiosport.it.

La Juventus continua a vincere, ma continuano le critiche sul gioco. Fa bene Allegri a puntare più sulla libertà tattica dei propri fuoriclasse rispetto ad un gioco più corale?
«Ritengo Allegri un allenatore molto intelligente. Penso che la Juventus soffra più che di cali di forma, di cali di attenzione e concentrazione. La Juventus ha sempre la cattiveria giusta, che è uno dei valori aggiunti della squadra, che bene o male riesce sempre a portare a casa il risultato. Questo è fondamentale per vincere con le piccole, che alcune volte sono più rischiose rispetto alle grandi, perché si mettono dieci dietro la linea della palla ed è davvero difficile portare a casa i tre punti. Data la grande intelligenza di Allegri, penso che riesca a leggere perfettamente i momenti ed è un tecnico che è sempre dalla parte della squadra, quindi rema insieme ai suoi giocatori. E’ chiaro che la Juventus abbia grandi campioni, che guidano e riescono sempre a trascinare la squadra. Però, devo dire anche che, dopo le grandi critiche subite (contro il Siviglia, ndr) in Champions League, la Juventus è tornata a fare una grandissima partita contro una squadra molto complicata da affrontare (contro l’Atalanta, ndr). Grande merito a questo tecnico, che molti criticano, che ha una grande dote: la duttilità. Molto spesso manca ai nostri tecnici, che invece Allegri ha mostrato quando è arrivato alla Juventus, non portando subito le sue idee di gioco, ma continuando su quelle di Conte. E’ stato capace di adattarsi al momento, riconoscerlo. Ha capito perfettamente la situazione ed è stato aiutato da uno spogliatoio e una società forti alle spalle, che tutela l’allenatore e gli permette di avere voce in capitolo sempre, riconoscendogli autorità. Per questo, la Juventus è sopra a tutte le altre in Italia».

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Anche la Roma sembra essere diventata cinica, come dimostrato contro il Milan. Secondo te, è l’unico modo per sfidare la Juventus nella lotta al titolo?
«Se segnava il rigore Niang era tutt’altra partita, questo è il bello del calcio. La Roma è una grandissima squadra e ha dei punti di forza importanti. La partita dove la Roma è sempre cinica e la vince sempre ultimamente è il derby. Portarlo a casa con cinismo e intelligenza è un grande merito, perché così si affrontano i derby. Quello è un vero esempio di cinismo della Roma. Ieri, invece, avremmo potuto vedere la vera Roma se Niang avesse segnato il rigore nel primo tempo. Il Milan ha fatto una grande partita, merito di Montella che, con risorse limitate e tantissimi giovani, ha tirato su una squadra veramente importante e un gioco molto organizzato, attraverso determinazione e motivazione dei giocatori. I giallorossi hanno trovato poi un grandissimo goal grazie alle qualità balistiche di Nainngolan. Detto questo, grandi meriti alla Roma dal punto di vista offensivo, perché Spalletti è un maestro in questo. Quando può, se lasci spazio e tempo di organizzarsi e gestire il pallone, la Roma ha grandissimi giocatori ovunque, soprattutto un centrocampo di altissima qualità. Se si pensa agli attaccanti, ha ritrovato Dzeko, che è tornato ai livelli di Manchester, se non anche qualcosa in più, è diventato molto funzionale al gioco italiano e al gioco di Spalletti. Non parlerei di cinismo, perché quando ha il momento di downgrade, il momento critico, spesso soffre di momenti di buio che si protraggono per più partite. Sicuramente, Roma e Napoli partono da livelli leggermente inferiori alla Juventus per società e valori, non sono abituate alla cultura della vittoria. Questo ha un peso specifico importante. La Juventus riesce ad essere continua ed è proprio ciò che è mancato a Napoli e Roma, soprattutto contro le piccole, perché è lì che porti a casa gli Scudetti».

Cosa non funzionava nei primi due mesi di questa stagione, che evidentemente adesso funziona nel Napoli di Sarri?
«Dopo l’infortunio di un calciatore come Milik, viene a mancare un uomo in attacco così importante. E’ difficile, in questo Sarri è stato bravissimo. Penso che Sarri sia uno degli allenatori più all’avanguardia in Italia, bravo per conoscenze, competenze e cultura, ma anche per come riesce a motivare la squadra. E’ una persona che ha fatto la gavetta e si vede, perché conosce bene tutto, è bravo in tutto, ha un bagaglio culturale forgiato da anni di esperienza. E’ uno dei tecnici migliori d’Italia, se non il migliore, proprio per questo. Non è semplice venir fuori, in una piazza così passionale come Napoli, da un momento del genere. Hai fuori per infortunio, praticamente per tutto l’anno, Milik, che si era dimostrato essere un attaccante che aveva saputo rimpiazzare bene Higuain all’interno dei meccanismi tattici, un punto di riferimento che faceva reparto da solo lì davanti. E’ chiaro che è difficile convincere i giocatori che vada tutto bene e trovare subito una quadratura tattica che gli permetta di fare quello che faceva Milik e comunicarla alla squadra, far sì che ci creda. Il problema è che il calcio non si gioca su carta. Alla fine, l’allenatore può capire tutto, ma se non è capace di comunicarlo e farsi credere dalla squadra, a convincere la squadra, lì viene meno la gestione del gruppo e l’equilibrio. Per questo Sarri è stato bravissimo. Il Napoli, però, non va valutato per la prestazione fatta contro il Cagliari, perché i sardi erano sicuramente di livello inferiore. Ma contro i sardi ha fatto vedere veramente i principi di gioco e l’idea di gioco di Sarri. E’ stato bellissimo, la fase di possesso è stata stupenda, qualcosa che veramente ricordava il gioco di posizione del Barcellona. Bisogna valutare il Napoli in altre partite, ma ha una bellissima fase di transizione e una buonissima fase difensiva, ma alcune cose, come in ogni squadra, vanno migliorate. Parliamo comunque di una società non abituata a vincere purtroppo. Nel lungo periodo pecca nei confronti della Juventus. Per il gioco espresso, Roma e Napoli hanno allenatori veramente bravi».

Qual è il segreto della Lazio di Inzaghi?
«Credo che il mister e il suo staff abbiano fatto un grandissimo lavoro. E’ bravissimo a parlare con i suoi giocatori. L’aspetto mentale, secondo me, è fondamentale nel calcio di oggi. Inzaghi è un grande motivatore, è uno che ha conosciuto il campo, ma ha approcciato al mondo della panchina con umiltà. Il segreto di Inzaghi è l’aver saputo rendere importanti i suoi giocatori, ha saputo mettere i giocatori al centro del progetto, non le polemiche. Ovviamente, ha ottime competenze tattiche e ha saputo riorganizzare l’ambiente. Quindi, grande organizzazione, giocatori che giocano per la squadra, spirito di sacrificio, alle quali si aggiungono elementi di grande talento. La Lazio del derby è stata ottima fino al gol beffa. Poi, lì è venuto meno un po’ tutto: concentrazione, lucidità ed equilibrio psicologico. Credo che stia giocando veramente benissimo, merita a pieno titolo di stare dove sta».

Benito Letizia © Stadio Sport

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Benito Letizia

Informazioni sull'autore
Direttore di Stadiosport. Giornalista Pubblicista, Laureato in Lettere Moderne e Filologia Moderna presso l’Università Federico II di Napoli. "Il calcio è vita".
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