Da Verona a Belgrado: Sotto il cielo di un’estate italiana

Dal trionfo di Conegliano in Champions League nella pallavolo femminile al trionfo delle azzurre a Belgrado, passando per Rotterdam, Tokyo e Wembley: le fasi salienti di questa lunga e magica estate italiana.

Sabato 4 settembre 2021 ore 21:56, Stark Arena di Belgrado: l’ultimo pallone battuto da Miriam Sylla, schiacciatrice dell’Imoco Volley Conegliano e della Nazionale Italiana, vale il punto dell’11-25 e dell’1-3 che consegna all’Italia il terzo titolo europeo, suggellando una lunga estate italiana, che si è rivelata magica per i nostri colori.

Infatti, la giornata di ieri sera è stata solo l’ultima di una serie di date che resteranno nella storia sportiva (e non solo), dell’Italia, capace come mai quest’anno di mostrarsi forte e, soprattutto, vincente.

Ma quando è partita questa lunga e (si spera), inarrestabile onda azzurra?

Verona e Rotterdam: Volley e musica sul tetto d’Europa

Una prima data la si può trovare nel 1° maggio, il giorno della festa dei Lavoratori. In quella prima data che segnerà la storia italiana in questa lunga estate, l’Imoco Volley Conegliano vince la prima Champions League della sua giovane storia (società nata appena nove anni fa), battendo in finale la corazzata turca del Vakifbank Istanbul per 3-2, regalando all’Italia il primo trofeo, seppur per club.

Tre settimane più tardi, quasi come se l’eco del trionfo della pallavolo fosse arrivato fin là, Rotterdam si tinge d’azzurro. La città neerlandese, designata come città ospitante dell’Eurovision Song Contest, la massima competizione canora a livello europeo, vede i Maneskin trionfare dopo trentun anni dal successo di Toto Cutugno nel 1990 con Insieme:1992.

Il gruppo rock, formato da Damiano David (voce), Victoria de Angelis (basso), Ethan Torchio (batteria) e Thomas Raggi (chitarra), vince con la canzone “Zitti e buoni” grazie al televoto e ribalta una classifica che vedeva la band quarta dopo i voti della giuria, precedendo Francia e Svizzera, rispettivamente seconda e terza.

Ma il bello, doveva ancora arrivare.

Londra e le Tokyo olimpica e paralimpica: la magia non si ferma

L’11 luglio 2021, succede ciò che nessuno, nemmeno il più ottimista degli italiani, si aspetta che possa succedere: la nostra Nazionale di calcio, allo stadio Wembley di Londra, contro i padroni di casa dell’Inghilterra, batte la Nazionale di Southgate ai rigori col punteggio complessivo di 4-3 (1-1 durante i regolamentari e i supplementari e 3-2 ai tiri dagli undici metri), e conquista il suo secondo titolo europeo a distanza di 53 anni dalla vittoria dell’europeo vinto in casa contro la Jugoslavia nel 1968.

Sarà solo il preludio alle Olimpiadi e alle paralimpiadi, da dove, sommando entrambe le manifestazioni, porteremo via ben 109 medaglie, 24 di queste d’oro.

Ma, soprattutto, sia la Tokyo olimpica che la Tokyo paralimpica si portano dietro due date che entreranno di diritto nella storia dello sport italiano: queste sono il 1° agosto e il 4 settembre.

Il 1°agosto, durante le gare di atletica leggera, tra le 14:29 e le 14:39, arrivano due medaglie d’oro nell’arco di appena dieci minuti in uno sport dove non vincevamo nulla da decenni: il primo, seppur ex aequo con il qatariota Barshim, lo conquista Gianmarco Tamberi nel salto in alto al quale farà eco uno straordinario Marcell Jacobs, che, col tempo di 9″80, vincerà la medaglia d’oro davanti a mostri sacri come l’americano Kirley e il canadese De Grasse.

La seconda data, quella di ieri, vede i 100 metri femminili categoria T63 alle paralimpadi letteralmente dominate dalle nostre azzurre: Ambra Sabatini, Martina Caironi e Monica Graziana Contrafatto conquistano, rispettivamente, oro (con annesso record del mondo), argento e bronzo, facendo una storica tripletta mai fatta nella storia dell’atletica leggera paralimpica nella prova regina della regina degli sport.

Belgrado: il colpo di teatro

L’ultima magia (si spera provvisoria), di quest’estate arriva dalla pallavolo, alle già citate 21:56 di una sera di sabato 4 settembre. L’attacco della schiacciatrice siciliana (ma bergamasca d’adozione) Miriam Sylla, che l’arbitro chiama “in”, consegna all’Italia della pallavolo femminile il terzo titolo della sua storia dopo quelli del 2007 (quando vincemmo il titolo, sotto la guida di Massimo Barbolini, proprio contro la Serbia) e del 2009 (quando vincemmo contro la Russia).

La città è Belgrado, la nazionale -manco a dirlo, è quella di casa e ci sono ventimila e passa persone che fischiano e urlano da quasi due ore. Improvvisamente, quelle ventimila persone vengono taciute da questo colpo della giocatrice azzurra e dell’Imoco Volley Conegliano, che regala un autentico colpo di teatro, soprattutto dopo il 3-0 subito proprio dalle balcaniche ai quarti delle Olimpiadi di Tokyo di poche settimane prima.

Evidentemente, la nostra sceneggiatrice ha saputo tessere un’ottima sceneggiatura e un’ottima trama, dato che questa Serbia era diventata per noi un’autentica bestia nera, se non addirittura un’ossessione. Il mondiale perso al tie break nel 2018 e la semifinale persa due anni fa, assieme al primo set vinto dalla nazionale di Terzic del match di ieri lasciavano presagire la solita minestra e il solito copione scontato e prevedibile.

Ma le nostre abili scrittrici azzurre, assieme al regista attento e fine ricercatore dell’estetica Davide Mazzanti, hanno voluto scrivere un finale diverso. E questo, è un assoluto capolavoro per i palati più fini di sport e cinema.

Un episodio imprevedibile, che allunga la striscia vincente di quest’Italia che non vuole far smettere di sognare e soprendere.

Grazie, Azzurri.

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