Apoteosi di un successo: Italia del volley sul Tetto del Mondo

Ventiquattro anni dopo Tokyo ’98, l’Italia del volley maschile conquista il suo quarto titolo mondiale: dalla generazione di fenomeni al trionfo di Katowice,le origini di una nuova era della pallavolo azzurra.

Negli anni ’90, centrare le doppiette Europei-Mondiali era quasi una consuetudine, quando non addirittura un obbligo morale, per l’Italia della pallavolo. Erano, infatti, gli anni della cosìddetta generazione di fenomeni, che tra il 1989 e i primi anni 2000 sarà capace di conquistare ben tre titoli mondiali consecutivi,sei titoli europei e altri svariati trofei tra World League e Coppe del Mondo.

Un ciclo che ha riscritto pagine storiche dell’almanacco pallavolistico azzurro, grazie all’avvento di un allenatore come l’italo-argentino Julio Velasco (che,oltre ai titoli con l’Italia, spadroneggerà anche da allenatore di Modena in Italia e nel mondo a livello di club), e un’autentica generazione di fenomeni che comprendeva, tra gli altri, Luca Cantagalli, Andrea Lucchetta, Andrea Giani, Andrea Gardini, Lorenzo Bernardi, Paolo Tofoli e il suo vice, Ferdinando De Giorgi, oggi alla guida della Nazionale che ieri, a Katowice, ha riscritto un’altra pagina leggendaria del volley del Bel Paese, sconfiggendo la Polonia bicampione del mondo in casa propria per 3-1.

Ma da dove nasce questa nuova ondata di successi? per scoprirlo, bisogna fare doverosamente un passo indietro nel tempo e tornare all’alba dei primi risultati azzurri, che hanno poi portato alle due generazioni di fenomeni.

La Nazionale azzurra vincitrice dell’argento iridato nel 1978

1978,i primi passi: Carmelo Pittera e il Gabbiano d’Argento

Corre l’anno 1978 e l’Italia della pallavolo gareggia in casa. Davanti al pubblico amico e guidata in panchina da Carmelo Pittera, la Nazionale arriva fino alla finale, dove poi verrà travolta dall’Unione Sovietica per 3-0, guadagnandosi così l’appellativo di Gabbiano d’Argento.

Questo, tuttavia, sarà solo il primo passo verso lo stradominio che caratterizzerà il quindicennio tra il 1989 e il 2005, dove l’Italia si renderà protagonista di una vera e propria epopea azzurra nel volley.

La generazione dei fenomeni dopo il titolo mondiale di Rio del 1990.

La generazione di fenomeni: successi e dominio in tutto il mondo

Dopo il titolo europeo conquistato nel 1989, il 28 ottobre 1990 l’Italia sale sul Tetto del Pianeta per la prima volta nella sua storia. Gli azzurri, capitanati da Paolo Tofoli in campo e guidati dall’argentino Julio Velasco in panchina, sconfiggono per 3-1 la fortissima nazionale di Cuba, trascinata dal fenomenale opposto Joel Despaigne, in un match al cardiopalma che vede Bernardi segnare il punto decisivo sfruttando un mani out del muro caraibico dopo nove palle match annullate. Sarà il mondiale che darà alla nazionale azzurra e ai suoi componenti l’appellativo di generazione di fenomeni (espressione coniata da Jacopo Volpi, ispirata all’omonima canzone degli Stadio) e che vedrà dominarli per tantissimi anni, a partire dall’Europeo del 1993 vinto in finale contro la grande rivale dell’epoca, l’Olanda,che verrà battuta anche l’anno successivo per il secondo titolo iridato consecutivo l’8 ottobre 1994 ad Atene col punteggio di 3-1.

A queste, si aggiungono anche le World League del 1991, 1992, dello stesso 1994, del 1995 (che verrà bissata con l’Europeo vinto proprio nel 1995), del 1997, del 1999 e del 2000 (proprio alla fine del millennio centrerà l’ennesima doppietta World League-Europeo, dopo il mondiale vinto nel 1998).

Un’azione di Italia-Russia, finale europea del 2005 che varrà all’Italia il sesto titolo europeo e l’ultimo acuto di un ciclo quindicennale di vittorie e di dominio.

2005:L’ultimo acuto e gli anni bui

Dopo l’enorme carrelllata di successi, l’Italia della prima metà degli anni 2000 faticherà a trovare spazio nella pallavolo e a dare seguito ad un ciclo che, oramai, sembra giunto al capolinea. Tuttavia, nel 2005 c’è spazio per un ultimo acuto: il sesto titolo europeo vinto dinnanzi al pubblico di casa del PalaLottomatica di Roma contro la Russia, che conferma il titolo vinto nel 2003.

Tuttavia, il processo di grande rinnovamento non porterà i frutti sperati e l’Italia sembra condannata al dimeticatoio della pallavolo mondiale, dopo averla dominata per un quindicennio, Ma le cose, dopo tanti anni, stanno per cambiare.

La nazionale azzurra durante una partita.

L’argento di Rio e il disastro di Tokyo: la rifondazione e il nuovo ciclo vincente

Dopo l’ennesimo argento olimpico,ottenuto nel 2016 contro i padroni di casa del Brasile in quella Rio che, solo ventisei anni prima, li aveva visti salire sul Tetto del Mondo, le successive Olimpiadi di Tokyo saranno un disastro per l’Italia.

Arrivata con una formazione abbastanza in avanti con l’età in molti suoi componenti, la Nazionale di Gianlorenzo Blengini verrà estromessa da una non irresistibile Argentina per 3-1, che porterà alle dimissioni dello stesso tecnico torinese e l’affidamento della panchina a Ferdinando De Giorgi, già tre volte iridato con la già citata generazione di fenomeni da giocatore.

Sarà solo l’inizio di un nuovo ciclo di trionfi. Infatti, con il suo credo basato sulla tranquillità, sfacciataggine e divertimento, unita alla fiducia nei giovani, il tecnico salentino costruirà una squadra che, nel giro di un anno, entrerà nella Leggenda.

Simone Giannelli, 26 anni, festeggia con i compagni il titolo iridato conquistato ieri sera contro la polonia a Katowice.

Da Katowice a Katowice: la doppietta da leggenda e la regola del 24

Dopo il disastro olimpico e le già citate dimissioni di Blengini con subentro di De Giorgi, la Nazionale viene completamente stravolta dal tecnico salentino, che raduna un manipolo di giovani fino a quel momento sconosciuti ai più. Tra questi, spiccano Daniele Lavia, Yuri Romanò, Gianluca Galassi e la stella della squadra Alessandro Michieletto, già iridato con l’under 21 tra le mura amiche di Cagliari contro i pari età della Russia.

Il 19 settembre 2021, dopo sedici anni di attesa, l’Italia ritorna sul Tetto d’Europa a distanza di sedici anni dal trionfo capitolino, centrando un trionfo incredibile al primo anno con De Giorgi in panchina, grazie al 3-2 infilitto alla Slovenia alla Spodek Arena di Katowice. Tuttavia, questo sarà solo il preludio all’apoteosi mistica di ieri sera, con il 3-1 inflitto, sempre a Katowice, ai padroni di casa della Polonia che regalerà agli azzurri il loro quarto titolo mondiale ventiquattro anni dopo il trionfo di Tokyo del 1998.

Un numero, il ventiquattro, che ritorna spesso nello sport: infatti, il Brasile ha dovuto aspettare ventiquattro anni quando, nel 1994, centrò la Coppa del mondo di calcio per la quarta volta ai danni dell’Italia ai rigori, così come la stessa Italia quando vinse nel 2006 il mondiale a Berlino (sempre ai rigori), ai danni della Francia ventiquattro anni dopo la spedizione trionfale di Spagna 1982.

Per non dimenticare, poi, la Germania, trionfatrice ai mondiali brasiliani del 2014 ai danni dell’Argentina ventiquattro anni dopo i mondiali di Italia ’90, quando sconfisse la stessa albiceleste nella finale di Roma.

Un numero simbolico, che sembra quasi rappresentare una regola nello sport per l’attesa prima di festeggiare un titolo ed entrare nella Gloria dello Sport.

Da ieri sera, il volley ci è tornato, grazie ai giovani, sfrontati e bravi ragazzi di De Giorgi, capace di avviare un processo di ricostruzione che è stato molto più rapido delle aspettative e che, visti i recenti successi europei delle categorie giovanili, sembra dare ulteriore linfa per continuare con continuità ad attingere a nuovi innesti per la Nazionale.

Nell’attesa delle Ragazze Terribili di Mazzanti, oggi si festeggiano i meravigliosi e leggendari Ragazzi di Fefé, da ieri sul Trono del Pianeta e sul trono della Leggenda.