Analisi Tattica Juventus-Real Madrid 1-4 – Finale Champions League 2016/17

Tutto confermato per la Juventus, che scende in campo con la formazione che ha permesso la vittoria nelle due semifinali contro il Monaco, quindi una difesa molto versatile, che avrebbe dovuto cambiare pelle di situazione in situazione: a 3 in fase di possesso, a 4 o addirittura a 5 in fase di non possesso. Dybala e Mandzukic ad affiancare Higuain nel tridente, con l’argentino a lottare fra i centrali difensivi, e l’ex-Palermo a giocare nella zona Marcelo, quella definita come la più pericolosa per il Madrid.

Zidane, invece, risolve il dubbio Bale, non inserendo il gallese dal primo minuto, e scegliendo la continuità, con Isco nella trequarti a muoversi in continuazione per creare gioco a destra e a sinistra, e dare sbocchi alla manovra madrilena anche quando sembra non ce ne siano. Benzema e Ronaldo, invece, si muovo da punte, con il francese un po’ più mobile del portoghese, ormai quasi totalmente trasformato in un centravanti di razza.

 

Juventus
La Juventus imposta con i tre centrali, Alex Sandro (a sinistra) a dare ampiezza, Khedira si propone dietro la prima linea di pressing.

 

La gara comincia subito con ritmi molto alti, ma mentre la Juventus non ha cambiato molto rispetto alle ultime gare giocate in Champions League, proponendosi in fase di non possesso con un semplice 4-4-2, e provando a puntare molto sul lato destro in fase di possesso, Zidane ha organizzato una bella novità per Allegri: Cristiano Ronaldo a giocare sul centro-destra, nella zona di Alex Sandro. Con Isco a ricamare gioco un po’ ovunque, insieme ai sapienti piedi di Kroos, e i ritmi paurosi di Modric, Ronaldo non ha bisogno di andare a cercare largo la palla, sulla sinistra, per provare una delle sue proverbiali accelerazioni palla al piede. Adesso, oltre ad essere una tremenda arma d’area di rigore, è diventato importante tatticamente.

 

 

Di Francisco Román Alarcón Suárez, noto semplicemente come Isco, invece, si parla fin troppo poco, ma dopo ieri sera, il giovane ex-Malaga è entrato definitivamente nel Pantheon madrileno. Nel primo tempo, per cercare di superare la pressione della Juventus è lui che si muove per tutto il fronte offensivo, con personalità chiede e prende palla, appoggia, e poi cerca di attaccare la profondità.

È prezioso anche in fase di non possesso, quando il Real perde la palla nella zona sinistra del campo, è lui che va a fare l’esterno difensivo sinistro del 4-4-2, mentre viceversa, fa lo stesso quando succede a destra. 

 

 

Il gol dello 0-1 nasce da una transizione positiva ben orchestrata da Toni Kroos, che appoggia a Benzema sempre bravo nei movimenti a venire incontro alla palla, Chiellini segue il movimento del francese, nel frattempo, sornione, Ronaldo è a destra e si accentra, bravo a non farsi ingolosire dal tiro da fuori, fa una pausa e attende la sovrapposizione pronta di Carvajal. Il terzino spagnolo serve una palla perfetta al cannoniere della Champions che colpisce di prima, con Mandzukic e Chiellini che non riescono ad arrivare in tempo in marcatura sul portoghese.

 

 

La Juventus però non si abbatte, subisce il gol, ma non il colpo psicologico, così aumenta la pressione sui portatori di palla del Real, che ha però il demerito di non provare a gestire la partita, ma prova a ucciderla subito. Così la gara diventa ancora più bella, piena di azioni offensive, con i centrocampi delle due squadre in difficoltà in fase di non possesso. 

Poco prima del pareggio della Juventus, Zidane sente giù una certa preoccupazione e chiede a Ronaldo di disporsi a sinistra, Isco a destra, e provare a chiudere la squadra in due tre linee strette, un 4-5-1 che aveva la precisa intenzione di diminuire le pericolose azioni dei bianconeri sulle fasce, soprattutto quella sinistra. 

Ed è proprio grazie ad un’azione simile, che la Juventus riequilibra le sorti della partita. Bonucci va diretta sulla fascia sinistra con un lancio preciso, Alex Sandro è bravo a colpire di prima, con due tocchi in area i due centravanti della Juve confezionano l’occasione, poi chiusa in maniera spettacolare da Mario Mandzukic.

 

 

Il pareggio galvanizza la Juventus, che riesce a giocare il suo calcio, fatto di solidità difensiva, pressing asfissiante a tratti, ma ragionato anche quando serve. Eppure, dal 27′ in poi nessuna delle due squadre tira in porta. La partita rimane godibile, ma più chiusa tatticamente, così si va negli spogliatoi con un pareggio che sembra stare quasi stretto alla Juve.

Cosa sia accaduto, però, negli spogliatoi della Juve, è e resterà per molti anni un mistero. Fatto sta che la squadra di Allegri scende in campo con il piedino, senza cattiveria, senza convinzione, ma soprattutto senza mantenere le giuste distanze fra i reparti. Zidane, individua il modo in cui colpire la Juventus: sui fianchi, ovvero sulle fasce, e chiede a Carvajal e Marcelo di fare quello che sanno fare meglio, ovvero spingere, e continua a puntare sulla scelta fatta ad inizio gara, con Benzema sempre molto largo e mobile, più seconda punta, e Ronaldo pronto a riempire l’area di rigore.

Al 60′ il giro palla del Real arriva proprio al centravanti francese, che in un’azione simile a quella del Calderon, agisce sulla sinistra, mette un’altra palla molto pericolosa a centro, Kroos prova un tiro che Alex Sandro respinge con fin troppa foga centralmente, da dietro però Casemiro colpisce con un fulmine che entra in porta in maniera sordida grazie ad una deviazione beffarda.

La Juve non ha neanche il tempo di reagire, dopo due minuti la partita la chiude definitivamente Cristiano Ronaldo: al momento il migliore al Mondo, ormai chiaro vincitore del prossimo Pallone d’Oro. È però abbastanza indicativo notare come anche nei piccoli dettagli, la Juve abbia perso la consueta forza mentale. L’azione dell’1-3 nasce da una rimessa laterale battuta in maniera fiacca da Barzagli, che poi in realtà viene assegnata al Real Madrid, e mentre i giocatori della Juve cercano ancora di capire cosa stia accadendo, la palla arriva nella zona di Modric che amministra bene il vantaggio numerico appoggiandosi su Casemiro, il croato poi indica la via al giovane mediano brasiliano, che lancio verso destra, allargando il gioco. Ancora una volta però, la respinta di Alex Sandro non è precisa, Modric anticipa Khedira, scambia velocemente con Carvajal ed attacca la profondità alle spalle di Sandro, nello spazio fra il terzino e Chiellini, per poi chiudere l’azione fantascientifica con un suggerimento perfetto dal fondo per Ronaldo, che attacca il primo palo con cattiveria e realizza il suo 600esimo gol in carriera.

 

 

La rete chiude la gara. La Juventus non riesce a reagire, chiude la gara con l’espulsione (del tutto inventata…) di Cuadrado, ma soprattutto con il più disastroso secondo tempo della sua storia recente. Nei 45 minuti finali della gara i ragazzi di Allegri hanno provato a tirare una sola volta in porta, contro i 13 tentativi del Real, hanno totalizzato solo il 40% di possesso palla, e non hanno provato neanche un dribbling, contro i 9 riusciti dei madrileni. Fanno impressione anche i dati sui contrasti, dove il Real Madrid doppia (11) i contrasti vinti della Juve (5).

Insomma, gli spagnoli hanno battuto i bianconeri anche con le stesse letali armi che hanno permesso la Juve di raggiungere la finale di Cardiff.

 

MA È VERAMENTE UN PROBLEMA TATTICO?

 

L’inspiegabile secondo tempo della Juventus ha poche spiegazioni che si possano interpretare riguardando la gara. È vero che almeno un paio di singoli sono sembrati decisamente sotto tono (Dybala ed Higuain su tutti), e la catena di fantasia che ha innescato tutti i successi di quest’anno Dybala-Pjanic-Alves è stata bloccata perfettamente dalla gabbia costruita attorno all’argentino ex-Palermo, però non tutto si può semplicemente ridurre a questo.

 

Mappa dei Passaggi e posizioni media. Dybala ed Higuain scollegati, Mandzukic decisamente troppo esterno e “troppo poco” centravanti, Chiellini quasi lasciato in balia della catena di destra del Real Madrid.

 

A quante finali di Champions League magicamente trasformate in pochi minuti, abbiamo assistito? Da Istanbul 2005, con la rimonta del Liverpool, a Barcellona 1999, con i due gol del Manchester in due minuti nel recupero, molte volte la gara finale della competizione più importante d’Europa assomiglia più al finale di un immenso thriller. Ma quello di ieri, più che un segno del destino, assomiglia a un crollo psicologico, di una squadra che sostanzialmente giocato per buona parte della stagione pensando solo a questa gara, come l’obiettivo finale non solo di una stagione calcistica, ma di un’intera carriera. 

Non sappiamo con quanta veemenza la Juventus proverà a ricominciare la stagione 2018-19, come agirà la società sul mercato, ma ancor prima delle strategie sul campo, ci sarà bisogno di lavorare molto sulla testa di un gruppo di giocatori devastati da due finali di Champions League perse, più o meno, nello stesso modo.