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MOTOGP | Valentino, il ritorno alla Yamaha sarebbe una sconfitta

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Valentino Rossi

Da qualche giorno se ne parla. E anche tanto. La Yamaha, seppur tradita due anni fa, ha riaperto le porte al suo vecchio pupillo, Valentino Rossi, ex compagno di trionfi indimenticabili. E’ stata la love story più bella della carriera del Dottore. Sette stagioni meravigliose, a partire dal 2004, da quella prima vittoria di Welkom, in Sudafrica, contro Max Biaggi, il rivale di sempre. Da lì arrivarono quattro mondiali (’04, ’05, ’08, ’09) ed una serie straripante di vittorie, contro due generazioni di sfidanti: da Max, Gibernau, Capirossi e Melandri a Stoner, Lorenzo, Pedrosa e Dovizioso. Fino al 2010, anno in cui le strade di Vale e della Yamaha si sono separate. Per sempre? Forse no. Quel che è certo è che la storia sportiva del più grande campione italiano di sempre (assieme a Giacomo Agostini) sarebbe stata perfetta con l’ultimo trionfo. Ducati, un nome dal gusto speciale per gli appassionati italiani. La vera nazionale azzurra (nonostante il rosso) del motociclismo. L’avventura più bella e intrigante, almeno sulla carta. Già, perché in pista (dove contano i fatti) il rapporto non è mai decollato.

Un anno e mezzo di tribolazioni, problemi, modifiche, rivoluzioni. E il succo è sempre lo stesso: Valentino Rossi non riesce più ad essere competitivo. Non solo non vince (e già questo, guardando il suo passato, è un dato anomalo) ma fatica persino ad affacciarsi nelle prime sei posizioni. E’ un incubo, un calvario che ormai dura da troppo tempo. Di mesi (e gare) a disposizione ce ne sono ancora. Ma sembra impossibile che accada qualcosa. C’eravamo illusi a Le Mans, quando Vale (seppur sul bagnato) tirò fuori dal cilindro una gara maestosa, tornando a respirare gli scarichi di Stoner, strappando un secondo posto d’applausi alle spalle di Lorenzo. Sembrava l’inizio di una rinascita che non c’è mai stata. Tornato l’asciutto, son tornati i problemi. Rossi, passato alla storia per aver trasformato nel 2004 la Yamaha da moto “perdente” a moto “top”, ha puntato più volte il dito contro l’azienda Ducati, con frecciatine e frasi inequivocabili. Secondo il Dottore, il problema risiede a Borgo Panigale, dove non viene prodotto e spedito del materiale soddisfacente per migliorare le prestazioni del mezzo.

C’è però un fatto che inchioda Valentino alle sue responsabilità. I risultati di Nicky Hayden, il “secondo” per contratto, sono più che soddisfacenti. O meglio, sono in linea con le prestazioni richieste ad un secondo pilota. Se Rossi in qualifica è quasi sempre dietro a Nicky e in gara (come accaduto a Laguna Seca) incassa vagonate di secondi dal compagno di squadra, allora l’unica causa di tutti i mali non può essere l’inefficienza della moto. E’ Vale che non sta funzionando, in primis. Forse ha perso stimoli nel proseguire questo tipo di avventura, ed ora sta seriamente valutando l’ipotesi di cambiare aria. Tornare in Yamaha, e magari vincere, sarebbe la dimostrazione più nitida della scarsa competitività della Ducati. Ma nella carriera di Vale resterebbe comunque una macchia: il fragoroso fallimento con la stessa moto che Stoner, nel 2007, portò in vetta al mondo. Le soluzioni più logiche e ragionevoli sarebbero due: o restare in sella alla rossa, tentando quantomeno di riportarla ad un buon livello di risultati, o prendere atto (a quasi 34 anni) che i giovani son più forti. E che magari la MotoGP di oggi non è così bella come una volta. La Superbike, d’altronde, è sempre lì che aspetta…

Alessio Nardo

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