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CALCIO | Campionato argentino: nasce il Superbowl ma si continua con le “calcolatrici”

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Stadio "La Bombonera" di Buenos Aires

Per mesi si era parlato di una Súper Liga argentina, in cui dopo un raggruppamento all’italiana ci sarebbe stato uno split che avrebbe condotto le prime dieci squadre a giocarsi il titolo e le posizioni per le coppe e le ultime dieci a battersi per non retrocedere. Niente di tutto questo è avvenuto. Che ci fosse bisogno di cambiare lo avevano fatto presente chi non ne può più di sopportare tortuosi sistemi di retrocessione, ma era stata accolta la proposta di modifiche per rilanciare economicamente il campionato nazionale, e alla fine solo questo si è ottenuto: il “Superbowl” che sarà il nuovo evento dell’anno albiceleste. Ma arriviamoci per gradi.

Il campionato di calcio argentino subì una svolta decisiva nel ’67 quando l’AFA (lett. Asociación del Fútbol Argentino), la Federcalcio argentina, tramutò la massima serie in due tornei susseguenti: il Metropolitano, che avrebbe ospitato tutti i maggiori club affiliati alla federazione e che si strutturava in uno o due gruppi all’italiana con relative classifiche ed eventuali spareggi per il titolo; e il Nacional, inizialmente creato per cercare di affiliare tutte quelle squadre che ancora non lo erano e che vi si qualificavano tramite tornei regionali, ma che successivamente prese la struttura di una coppa e concedeva qualificazioni alla Copa Libertadores. La formula ebbe ampio successo, visto e considerato che fino al ’66 solo cinque club si assursero al titolo di campione mentre nelle prime tre edizioni del Metropolitano si aggiudicarono la piazza più importante tre nuove compagini. In pochi se lo ricordano ma per un breve periodo il campionato argentino passò alla formula “autunno-primavera” in adeguamento al modello europeo, infatti dal 1985 al 1990 possiamo trovare un solo torneo e un solo campione negli albi d’oro. Poi dalla stagione 1990/91 furono reintrodotti i due tornei, l’Apertura e il Clausura, nel la loro attuale formula e solo per l’anno inaugurale i due vincitori si sfidarono in una finale per il titolo di campione. Infine eccoci ai giorni attuali.

Da quest’anno il torneo argentino ha subito una piccola riforma. Dopo tanto discutere sull’adottare l’esempio di calendario europeo o della Súper Liga, alla fine si è deciso di restare col doppio formato semestrale ma di reintrodurre la finale per assegnare il titolo di Campeón de Argentina a una sola squadra mediante uno spareggio tra i primi classificati dei due tornei, l’Inicial e il Final, che sostituiranno la vecchia denominazione di Apertura e Clausura. Perciò non solo si è salvaguardata la storica formula che caratterizza il campionato argentino da decenni a questa parte, ma ci si è adeguati a considerare una sola squadra vincitrice nell’arco di una stagione, caricando di maggior prestigio il titolo finale. Mentre non si è fatto ancora nulla per aggiustare il Promedio, il cervellotico meccanismo di retrocessione basato sulla media punti delle ultime tre stagioni che, come è già noto da anni, favorisce evidentemente la permanenza di un elité di formazioni della Priméra División. Infatti il calcolo del coefficiente, ottenuto dividendo i punti conquistati per il numero di partite giocate negli ultimi tre anni, quindi per capirci sei tornei (tre di Apertura e tre di Clausura), costringe alle neopromosse di recuperare il tempo perduto nelle serie minori con risultati subito confortanti e rassicura le squadre della massima divisione, che possono permettersi di sbagliare completamente annata e concentrarsi sulle coppe grazie ai risultati ottenuti negli anni precedenti. Inoltre, come accaduto la scorsa annata al River Plate, punisce le squadre che hanno raccolto pessimi risultati in campionato dopo qualche anno, quando nuovi valori e nuove campagna di mercato hanno risollevato il valore del club. Los Millonarios infatti sono retrocessi l’anno scorso – anno in cui si classificarono 4° nell’Apertura e 9° nel Clausura -  a causa dello scarso rendimento degli anni precedenti, in special modo il 20° posto ottenuto nel Torneo di Apertura, pensate un po’, del 2008! Ovvero proprio tre anni prima. Ma chi ha voluto che questo sistema resti inalterato, è riuscito ancora una volta a mantenerlo in vita.

Un altro caso paradossale lo si è vissuto pochi mesi fa quando il Club Atlético Tigre fino a 90 minuti dalla fine del campionato si trovava in apertissima lotta sia per il titolo di Clausura che per la salvezza. Per una concitata serie di incastri avrebbe potuto trovarsi nella condizione di dover disputare due spareggi, quello per vedersi assegnato il primo trofeo della sua storia e quello per salvarsi dalle fauci della Priméra B Nacional. Ovviamente indipendenti l’uno dall’altro. Se si fosse verificato il caso in cui il campione nazionale simultaneamente retrocedesse la Federazione si sarebbe mossa in tal senso? Per onor di cronaca alla fine il Tigre ha concluso il torneo in seconda posizione ma si è anche salvato per 0,008 dallo spareggio. In perfetta armonia con la pazzia degli argentini. Da Diego Armando Maradona a Marcelo Bielsa, da Martín Palermo a David Nalbandian, dalla tifoseria xeneizes che affolla le strade per trattenere Riqulme al Boca a quella dei Millonarios che assedia le case dei propri dirigenti lanciando molotov dopo la retrocessione del River. Ordinaria amministrazione.

Mihai Vidroiu

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