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CALCIO | Quando il metano inquina i campi di gioco

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Stadio Gaz Metan Mediaş

Storie di sponsor, fallimenti e titoli sportivi se ne sentono parecchie ultimamente. A partire dall’Austria Salisburgo che a forza di cambiare denominazione in base alla sponsorizzazione a mo di modello cestistico – ben otto nomenclature differenti dalla sua fondazione a oggi – ha finito per perdere definitivamente le proprie radici una volta acquistata della Red Bull che ha deciso di cambiare non solo il nome, ma perfino il gagliardetto, inserendo il brand dell’omonima bevanda, e i colori sociali. È stato troppo per molti tifosi che, fedeli allo storico viola che ha sempre contraddistinto il club, hanno dovuto assistere a una conversione al bianco-rosso e perfino alla revisione del sito che celebra la fondazione nel 2005, anno del passaggio di proprietà, e non nel ’33 quando effettivamente ebbe origine la società calcistica. Alcuni integralisti hanno deciso di mollare una squadra che non esprimeva più l’identità di un club storico come quello che era stato il Salisburgo in maglia viola, per fondare una nuova società che raccogliesse simbolicamente il testimone del vecchio retaggio storico-culturale a costo di ricominciare dalle serie minori.

Un altro caso curioso è quello del CS Turnu Severin, piccola realtà romena approdata nella massima serie quest’estate e che ha avuto nell’amichevole con la Roma della scorsa settimana l’apice della propria notorietà internazionale. Il club è nato ufficialmente nel 2007 dalla fusione tra il Gaz Metan Podari e il CFR Craiova, due piccoli club di terza divisione del distretto di Dolj, nell’Oltenia, che decisero di unire le forze per risalire la china. I problemi finanziari della squadra di Craiova costrinsero i dirigenti ad accettare l’unione con il Gaz Metan, finanziato dalla più grande azienda petrolifera romena, che invece fu ingolosito dalle importanti risorse materiali della società sita nel capoluogo. Così diedero vita al Gaz Metan Craiova che di fatto poté contare sul nocciolo duro della struttura societaria del Podari e delle attrezzature logistiche di una città più grande. Nell’estate del 2011, dopo un paio di anni in cui la squadra si è misurata in seconda serie,  una nuova manovra incombe sulle strategie societarie. Il fallimento del FC Drobeta-Turnu Severin, un altro club dell’Oltenia, induce i proprietari del Gaz Metan a rinvestire su questa nuova meta calcistica dalla rilevante tradizione, rilevandone le strutture e cambiando nuovamente denominazione (e sede) in CS Gaz Metan Severin, abbandonando così Craiova (città che però può contare sull’Universitatea Craiova, storico club che può vantare in bacheca quattro campionati, quattro coppe nazionali, e perfino una semifinale di Coppa Uefa). Infine la promozione conquistata a giugno ha costretto il club ha dover cambiare nuovamente nome. Infatti l’azienda Romgaz ha già i diritti di sponsorizzazione nella Serie A romena sul Gaz Metan Mediaş e perciò la dirigenza è stata costretta ad avviare le pratiche per una nuova denominazione. Dopo l’iniziale intenzione di chiamarsi FC Severin, è alla fine stata preferita l’attuale denominazione.

Le implicazioni sociali che questa azienda ha scaturito nell’arco di soli cinque anni su tre squadre e tre cittadine sono notevoli. L’identità e la fede nel proprio club sono concetti che sono stati snaturati al solo fine di raggiungere i propri interessi, ovvero quelli economici, trasformando così una (anzi più) squadra di calcio da un simbolo di una tifoseria a uno strumento di guadagno. Dove sono oggi i tifosi di Podari e quelli di Craiova che decisero di non supportare l’Universitatea per seguire la loro squadra cittadina? E quelli di Turnu Severin che leggono “Gaz Metan” nello stemma della propria squadra sono davvero contenti di essere approdati in massima divisione per la prima volta dopo 71 anni di storia? Ci sono casi come questi, casi estremi, che a volte focalizzano l’attenzione sul fatto che alcuni valori, nel calcio e nella vita, sono molto più importanti del risultato ottenuto. La storia ci ha insegnato che solo grazie alla memoria e alla propria identità gli uomini possono continuare a credere in qualcosa. E quando aprendo il giornale – anzi ormai bisognerebbe dire navigando su internet – si legge che perfino il Barcellona e l’Athletic Bilbao si sono dovuti inchinare allo strapotere dei soldi degli sponsor, significa che qualcosa nel pianeta calcio sta scricchiolando.

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Mihai Vidroiu

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