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Montmelò, il pomeriggio della noia: Stoner trionfa, Lorenzo s’accontenta. Gli altri? Non pervenuti

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Stoner-Lorenzo

C’era una volta un ragazzo, giovane e ambizioso, in sella ad una moto tutta rossa. Forte, fortissimo, in grado di stravolgere ogni pronostico d’inizio stagione e dominare un intero campionato. Dalla prima gara all’ultima. Quel ragazzo si chiamava Casey Stoner e correva l’anno 2007. Un percorso splendido e indimenticabile per qualsiasi ducatista doc, oggi più che mai nostalgico dei bei tempi andati. Son passati quattro anni ed è tutto diverso. Casey, per tutti il ‘canguro mannaro’, ha vissuto stagioni tormentate, chiudendo ufficialmente il rapporto con Borgo Panigale e inaugurando un nuovo percorso personale, marchiato Honda. La miglior moto del mondiale ha restituito vigore al fenomeno d’Australia, abile in questo 2011 a sfornare super prestazioni in serie. Tre vittorie su cinque GP, rigorosamente ‘alla sua maniera': ovvero, dominando, senza ostacoli né avversari. Una superiorità imbarazzante, che nonostante l’attuale situazione in classifica (Lorenzo davanti a tutti a quota 98) sembra spedire Casey verso il secondo trionfo iridato.

E’ ancora presto per simili sentenze, ovvio, ma il percorso si sta delineando: in casa Honda il forfait dello sfortunatissimo Pedrosa e l’anonimato (seppur di lusso) di Dovizioso ha griffato definitivamente Stoner quale uomo di punta del team. Jorge Lorenzo è un asso, un fenomeno vero, ma la Yamaha non è ai livelli del binomio Casey-HRC e tenere il passo del canguro è un’autentica impresa, come Montmelò ha voluto dimostrare. Per il resto, nulla. Tante comparse e anche tanta noia. Ogni gara sembra una sbiadita fotocopia della precedente: i fenomeni a sgomitare davanti, gli outsider a far bagarre a centrogruppo e i ‘figli di un Dio minore’ a giocarsi le posizioni finali. Valentino Rossi sembra già con la testa al 2012: la sua Ducati, per quest’anno, non ne vuol sapere di decollare. Ben Spies e il già citato Dovi combinano cose discrete ma i rispettivi compagni di box restano di un altro pianeta. Resta Marco Simoncelli a regalare improvvisi guizzi di novità in prova, cancellati in gara da errori grossolani o limiti oggettivi del mezzo. Prossima tappa a Silverstone, con la speranza di rivedere in pista i grandi assenti del Montmelò (Pedrosa e Edwards). In una griglia così scarna e vuota di presenze, due piloti in più fanno tutta la differenza del mondo.

CHI SALE
Casey Stoner: nel parco chiuso rispolvera un sorriso d’altri tempi. Bello, felice, solare. Certo, è facile mostrarsi così dopo aver (stra)vinto una gara fondamentale, ma è quel che ci vuole per ratificare uno stato di grazia entusiasmante. Casey a Barcellona ha lasciato da parte nervosismi e isterismi, pensando solo a sviluppare l’eccelso materiale a sua disposizione. Il binomio funziona: l’australiano in sella alla Honda è un razzo e ciò non può che ricordarci il trionfale 2007 colorato di rosso Ducati. Stoner ha cambiato aria ed è tornato grande. Se continua così il campionato ha già il suo padrone: inavvicinabile.
Jorge Lorenzo: è il primo degli sconfitti del week-end catalano, è bene ricordarlo. Ma è proprio in questi momenti che classe, mentalità e abilità di un pilota vengono alla luce. Il dictat è chiaro: fare sempre il massimo. Jorge esegue alla perfezione, e quasi nell’ombra porta a casa un secondo posto che vuol dire tanto. Le prime pagine le lascia agli altri, anche a chi dopo si ritrova con la fuffa in mano. Lui (da sempre) bada ai fatti, e nonostante una Yamaha lontana dai livelli di casa HRC si ritrova in testa al mondiale dopo cinque gare ed una sola vittoria. Se non ci fosse lui, probabilmente, Stoner inizierebbe già a brindare.
Cal Crutchlow: non è facile per un giovane emergere nella MotoGP moderna, sempre più povera di contenuti e protagonisti. Chi ci prova è lui, ‘occhi furiosi’, ex stellina della Superbike salpata nella categoria regina perché (parole sue) “non c’è tempo da perdere”. Far bene in sella ad una Yamaha privata nel piccolo team di Hervé Poncharal non è semplice, ma l’inglesino lavora sodo e non si scoraggia. A Barcellona porta a casa un buon settimo posto, mettendosi dietro due ‘colonne’ del motomondiale quali Hayden e Capirossi. Il ragazzo cresce bene, e non è poco viste le difficoltà.

CHI SCENDE
Valentino Rossi: gli stiamo dando tempo e fiducia, ma è chiaro che c’è qualcosa che non va. Dov’è Valentino? Che fine ha fatto il campione travolgente degli anni passati? Mai visto in queste condizioni, nemmeno nelle sue peggiori stagioni (2006, 2007 o 2010). Costantemente lontano dalle posizioni clou, sempre costretto a remare e annaspare a centro gruppo. In prova ormai non va aldilà di un 9° o di un 7° posto, e in gara è stabilmente intorno alla quinta piazza, con spiragli di podio solo in caso di problemi altrui (come accaduto a Le Mans). Vi sembrano dati e numeri degni di un nove volte campione del mondo? E’ evidente il disagio e l’imbarazzo di Ducati e dello stesso Valentino. Urge invertire la rotta: le belle parole iniziano a non bastare più.
Marco Simoncelli:
è una delle poche vere novità di questo campionato. Uno dei rari spunti d’interesse in un clima di noia e monotonia che diviene pian piano più lampante. Però, c’è un però. Il ragazzo viaggia ormai per i 24 anni, inizia ad essere un pilota maturo. Sprazzi? Tanti e belli, come la splendida pole position sbattuta in faccia ai contestatori catalani. Fatti? Pochi, per ora. Pochi pochi. La classifica recita nono posto a quota 32 punti, alle spalle persino del suo compagno di box Hiroshi Aoyama. Tanti gli errori, tanti gli sbagli da correggere in fretta. Per non restare un’eterna promessa. Fulgida ma incompiuta. 
Randy De Puniet:
se guardi laggiù in fondo di nomi da ‘bocciare’ ce ne sarebbero tanti. Dal malinconico Hayden, ottavo per contratto, al desolante Loris Capirossi, nono e sorridente. Di loro abbiamo già parlato e non serve rincarare la dose ogni domenica. I ragazzotti di fondo griglia? Baldi giovani, presi dal disperato intento di crescere in sella a moto complicate e lente (leggasi i vari Abraham, Barbera e Bautista). Stavolta ce la prendiamo con lui, il peggiore in classifica: 17° a quota 6 punti, frutto di un decimo posto in Portogallo e quattro ritiri. Roba triste per un valido pilota di 30 anni, che anziché rantolare nel malinconico teatro della MotoGP dovrebbe puntare a rilanciarsi altrove.

Alessio Nardo

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