Manti erbosi o campi di patate?
“I nostri campi di calcio fanno schifo”, così si è espresso il centrocampista del Milan e della nazionale italiana Andrea Pirlo. “In Inghilterra e in Spagna si gioca meglio perché hanno dei terreni di gioco perfetti. Sui campi italiani è molto più difficile giocare rasoterra e in velocità.” Parole dure quelle del numero 21 dei rossoneri, che però rispecchiano una realtà troppe volte sottovalutata. Torino, Milano, Firenze, Genova e molti altri importanti campi di gioco italiani, in particolare nella stagione invernale, hanno dei terreni di gioco ai limiti dell’impraticabilità, quando un terreno di gioco ‘decente’ dovrebbe essere un prerequisito minimo per poter competere con le altre potenze del calcio europeo.
IL COMMENTO – Da un po’ di tempo a questa parte in Italia si parla sempre più frequentemente di costruire nuovi stadi; c’è chi come Roma, Fiorentina e Juventus che hanno già il progetto e sono pronte per iniziare i lavori, e squadre come Inter, Milan e Napoli che si accontenteranno di una restaurazione dei loro vecchi impianti. Stadi nuovi comporterebbero benefici enormi non solo a livello economico, ma anche a livello sociale, riportando bambini e famiglie la domenica accanto alla loro squadra del cuore. Tuttavia il problema citato da Pirlo è ben diverso, ma anche, teoricamente, più facilmente risolvibile; rifare un manto erboso dovrebbe essere meno costoso che costruire uno stadio, tuttavia ogni anno puntualmente si presenta il solito problema invernale dei campi fangosi o addirittura impraticabili. La verità è che in Italia è difficile investire denaro per gli stadi già esistenti poiché questi, a differenza degli altri campionati, appartengono ai comuni e non alle società. L’unica via percorribile sembra quindi quella della costruzione di nuovi impianti, stadi moderni e non ‘militarizzati’ (come si sente dire spesso nell’ultimo periodo), strutturati sul modello inglese. Stadi quindi ‘vivibili’ dalle famiglie e dai giovani per tutta la giornata e non solo durante i 90’ di gioco. Un cambiamento è possibile, ma solo a patto che le società abbiano voglia di investire e gli italiani voglia di cambiare stile di approcciare al calcio.
Alessio Esposito


