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La 25^ di Serie A tra paradiso e inferno

In paradiso: Abbiati, gira e rigira

abbiatiLa porta girevole ha smesso di girare. Con un colpo di reni, Christian Abbiati la chiude in faccia a Barreto e, soprattutto, a Dida: ora è tutto più chiaro, il titolare dei pali rossoneri è lui, il numero uno di Abbiategrasso, infortuni permettendo. Quelli che hanno permesso a Storari di fare la sua porca figura fino al giorno in cui è stato parcheggiato alla Samp e a Dida di rinfilarsi i guanti dalla parte giusta fino all’ennesima folata di papere che lo hanno riportato alle memorie di Leeds e simili. Abbiati benedice il 12 che da sempre ha sulle spalle, un numero che fa molto riserva e altrettanta scaramanzia, ma tant’è: Christian è (l’)uno che subentra, esattamente come nel ’99 in Milan-Perugia, quando Rossi incravatta Bucchi dopo il rigore subìto e si fa espellere dando spazio definitivo all’allora portierino 22enne. Ci sono anche Atletico Madrid , Juventus (con tanto di scudetto) e Torino nella sua carriera. Per il resto, guai muscolari, Kalac e Dida hanno fatto la loro per rendere il cammino di Christian tortuoso e pure sfigato. Al San Nicola di Bari, però, il vento ha iniziato a girare per il verso giusto. E la porta girevole si è bloccata.    

 

All’inferno: Lazio e l’incuBo

Foto AP/LAPRESSE

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Se gli avessero detto che il pedaggio da pagare per quella supercoppetta vinta a Pechino sarebbe stato il rischio di finire in B costellato da cavoli e mazzi con i casi Pandev, Ledesma e dissidenti vari, Lotito avrebbe detto a Mourinho: tieniti ‘sto trofeo ‘che non mi serve a nulla se poi devo patire le pene dell’inferno per tutto l’anno. (Non) detto e fatto. La Lazio deve guardarsi alle spalle dalle cinque squadre rimaste in fondo alla classifica, il cambio (resosi necessario a un certo punto della stagione) Ballardini/Reja non sta – per ora – portando ai risultati sperati, tant’è che a Palermo i biancocelesti si sono sciolti come polaretti Dolfin al sole dopo nemmeno sessanta secondi. Se la ride Pandev, che sembra stare all’Inter dalla notte dei tempi. Sorride un po’ più rispetto a qualche settimana fa Ledesma, rivitalizzato da Reja, peccato che intorno all’argentino ci sia il vuoto universale e che davanti Zarate e Floccari sembrino diventati improvvisamente le pallide copie di se stessi. Reja deve fare il miracolo. E non c’è nessuna coppa da vincere in cambio. Se non la salvezza.

Joni Scarpolini

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