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La 23^ di Serie A tra paradiso e inferno

IN PARADISO: RANIERI, GLORIA E RISPETTO

INTER - ROMA

Foto APCOM

Un allenatore come lui avrebbe meritato molto di più di 19 risultati utili consecutivi. Uno come lui avrebbe meritato perlomeno uno scudetto, di quelli che ha vinto Zaccheroni al fotofinish col Milan nel ’99. Uno come Ranieri avrebbe meritato maggiore rispetto dalla gente di Vinovo, anche perché se la Juve è tornata a essere tale, almeno fino all’anno scorso, il merito è tutto suo. Il problema è che pochi se lo ricordano (o insistono a volerlo dimenticare), il problema fu che persino capitan Totti mostrò scetticismo sul suo insediamento a Trigoria. Il problema è che ora tutti i problemi sono stati risolti e danno ragione a Ranieri: la Juve sprofonda senza di lui, la Roma rinasce grazie a lui. Una classifica ribaltata a clessidra, dove i giallorossi sembrano aver fatto proprio il tempo della rivincita su chi, a inizio campionato, li dava con un piede nella fossa. In questo tempo vive Claudio Ranieri, uno che col passare degli anni ha saputo farsi rispettare a colpi di salvezze epiche (vedi Parma) e posti-Champions (vedi Chelsea e Juve). Ma il rispetto si sa, dura il tempo di una vittoria. Per questo Mister Ranieri, nella sua Roma, vuole continuare a vincere.

 

ALL’INFERNO: MANCINI, FUOCO FUOCHINO

mancini

Foto SPORTITALIA

L’unico fuoco di paglia è annidato nel cross ad Ambrosini, che con la chioma dorata imbratta il palo a due minuti dal sotto alla doccia. Per il resto, per ora, ha ragione Berlusconi: a che serve uno che per sei mesi ha surriscaldato la panca e ha visto il campo in pay per view? Amantino Mancini a Bologna non ha sicuramente spaccato il globo in due: dribbling contro dribbling autoreferenziali di denilsiana memoria, viziati da stop mal calibrati e appoggi lenti come una barca in abrivio. Sull’alettone mancino c’è da non far rimpiangere l’eterno acciaccato Pato: impresa ardua se nelle gambe hai una misera settimanella di allenamenti in quel di Milanello. Ci sarà tempo per l’ex romanista di smentire i detrattori dai vertici in giù. Per ora, che lo voglia o no, ha ragione il presidente. Ah, Mancini indossa la numero 30, quella che 13 anni fa apparteneva a Leonardo giocatore. Anche lui brasiliano, anche lui si faceva la fascia. Ma erano vampate devastanti, non fuocherelli di fiammifero.

Joni Scarpolini

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