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In Italia comandano gli ultras

Foto ANSA

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“In Italia comandano gli ultras”. Parole e musica di Fabio Capello, ct dell’Inghilterra, intervenuto lunedì mattina al 3° seminario di aggiornamento per giornalisti sportivi organizzato dall’Ussi e intitolato “Il calcio e chi lo racconta”. E Capello, di cose interessanti, ne ha raccontate non poche, fra aneddoti, esperienze e curiosità della sua carriera. Ha raccontato di come riuscì a compattare il gruppo e a vincere lo scudetto a Madrid nel 2007, dell’ambiente che trovò a Roma sponda giallorossa, di come al Milan Galliani – dopo anni di successi internazionali – gli disse “O vinci il campionato o ti mando via” e lui sbatté la porta e se ne andò subito. Ha raccontato del suo sogno – realizzato – di allenare la nazionale inglese, e di quello – futuro – di vincere la Coppa del Mondo, per l’occasione esposta accanto a lui nell’aula magna del centro tecnico di Coverciano.

“In Spagna allo stadio c’è grande rispetto, ci vengono famiglie e bambini. In Inghilterra l’ambiente è favoloso, gli stadi sono sempre pieni” ha sottolineato Capello. Il problema è l’Italia: “Da noi comandano gli ultras. Ed è un peccato, perché basterebbe applicare le leggi per evitare tutto ciò”. “Capello dia un’occhiatina anche agli hooligans” è stata la secca risposta di Mario Pescante, vicepresidente del CIO. “I risultati dimostrano che gli episodi di violenza sono diminuiti” ha sottolineato, invece, il presidente della FIGC Giancarlo Abete.

In realtà, la questione è molto più complessa di un semplice botta e risposta a distanza. Ha ragione Capello quando dice che la situazione in altri paesi è decisamente migliore che da noi, non ha torto Abete quando spiega che le cose stanno andando un po’ meglio. Ma in Italia – come e più che all’estero – di lavoro da fare ce n’è ancora tanto. Perché la strada giusta non è quella di proibire le trasferte alle tifoserie ‘sospette’. Ma punire i colpevoli. Perché se io devasto un cinema, non vengo interdetto dall’entrare in un cinema: vengo sbattuto in galera. E così dev’essere per i tifosi violenti, tessera del tifoso o non tessera del tifoso. Poi, finalmente, si potrà pensare a togliere le barriere come già si è iniziato a fare in quel di Udine e in quel di Firenze.

Iacopo Barlotti

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