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INCHIESTA – Roma, chi s’avvicina muore!


by Alessio Nardo
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giovedì, ottobre 14th, 2010

Tifosi RomaPotremmo chiamarlo il gioco dei quattro cantoni, se non fosse che i soggetti in questione vivono e agiscono in momenti differenti. Ma fondamentalmente, essi partecipano allo stesso gioco: affascinante e letale. Tutti ne escono sconfitti se non persino bruciati, ridotti alla stregua di buffoni e ricercatori unici di pubblicità. Di chi parliamo? Souleyman Kerimov, George Soros, Vinicio Fioranelli, Naguib Sawiris. Storie, persone e mondi opposti, accomunati da un fattore: la Roma, desiderio mai tramutato in realtà. Sei anni di vicende, chiacchiere, notizie e smentite. Un universo di parole e carta scritta, tramutato in un gigantesco nulla di fatto. L’inchiesta che faremo non è nient’altro che un lungo racconto con profonda analisi su quanto accaduto dalla primavera del 2004 all’autunno 2010. Ovviamente un’idea ce la siamo fatta e la coltiviamo, ma non utilizziamo tale strumento per sparar sentenze o fornire risposte senza prove al seguito. Altrimenti non sarebbe un’inchiesta, elemento utile a porre precise domande, alle quali finora nessuno ha saputo dare risposte certe e concrete. Ripartiamo da lontano e torniamo pian piano ai giorni nostri. Con un’inevitabile e fondamentale premessa.

SOLDI STRANIERI, E’ QUESTO IL PROBLEMA?: Andremo a parlare di capitali esteri nel calcio italiano, soldoni stranieri in procinto di entrare nell’universo pallonaro nostrano col serio rischio di stravolgere gerarchie ben consolidate. Parliamo della Roma ed è normale: al club giallorosso sono legati ben quattro casi, come detto. Leggermente differenti nella forma ma identici nella sostanza. Ma potremmo anche far riferimento ai casi di Bari (Tim Barton), Bologna (Rezart Taçi) e Parma (Lorenzo Sanz). Società osservate e corteggiate da facoltosi imprenditori provenienti da varie parti d’Europa. Sviluppi? Identici. Il soggetto si avvicina, tratta con i proprietari in essere, gli organi di stampa danno per concluso il ‘baratto’ e (pluf!) improvvisamente salta tutto. Senza un perché. Sui motivi degli improvvisi stop alle trattative nessun cenno: la questione si scioglie, lasciando al suo tempo nebbie e misteri. Tre casi singoli, come detto, per Bari, Bologna e Parma, che già da soli basterebbero ad aprire fronti e sviluppare fondamentali discussioni. Ma ovviamente è la Roma a rubar l’attenzione, poiché è rappresentanza e storia di una città fra le più importanti al mondo, e perché (dati alla mano) è stata negli ultimi anni una ‘grande’ a tutti gli effetti pur non disponendo di risorse economiche elevate e non facendo parte dei ben noti e tristi giri riguardanti Calciopoli. Sì, c’è la Roma di mezzo. Con un poker di storie.

CAPITOLO 1° – I RUSSI: E’ il tardo inverno del 2004 e la Roma è impegnata in una dura e avvincente lotta scudetto con il Milan, che si concluderà con il successo rossonero ed un onorevole secondo posto in campionato. In questa stagione di passione, nella Capitale iniziano a circolare le primissime voci su un possibile cambio ai vertici societari. Ad esporsi in prima persona è proprio il presidente Franco Sensi, all’epoca 78enne, che in un’intervista pubblica rilascia un’eloquente dichiarazione: “Bisogna trovare qualcuno che prenda il mio posto, perché alla mia età inizio a non farcela più”. Anni di battaglie di potere, ruggiti e polemiche. Anni duri per la salute di Franco, non più in grado di assumere un vero ruolo di leadership all’interno della società. Ciò lo comprendono anche mister Fabio Capello e il direttore sportivo Franco Baldini. La situazione finanziaria del club inizia a farsi preoccupante, i debiti ci sono e vanno ripianati. Ci vuole una svolta, ma quale? Dalla Russia c’è chi bussa alla porta, e lo fa concretamente secondo tutti gli organi di stampa. E’ la Nafta Moskva, colosso economico rappresentato dal milionario Souleyman Kerimov, considerato amico fraterno di Roman Abramovich, da pochi mesi alla guida del Chelsea e già autore di acquisti da favola (Veron e Crespo). Da una voce si passa a fatti concreti: tra le parti c’è intesa e l’accordo vien raggiunto, sempre secondo giornali e media che seguono da vicino la vicenda. A monitorare direttamente l’operazione è proprio il ds Franco Baldini, seguito da Capello, entrambi desiderosi di avviare un nuovo prestigioso ciclo sportivo e manageriale tinto di giallorosso. Sì, tutto sembra andare per il verso giusto. Nelle radio impazza l’entusiasmo: anche la Roma avrà il suo Zio Paperone, l’uomo in grado di portare definitivamente la squadra ai vertici del calcio europeo. Per tutti, il giorno della chiusura è il 29 febbraio 2004. E’ domenica e si gioca Parma-Roma allo stadio ‘Tardini’. Totti e compagni trionfano per 4-1, ma ai tifosi sembra interessare altro: i russi, dove sono i russi? Tra quella sera e il lunedì successivo arriva la doccia gelata: i rappresentanti della Nafta Moskva sono scappati, fuggiti, evaporati. Dichiarazioni ufficiali non ve ne sono, nessuno (né da parte Roma, né russa) offre la sua versione dei fatti. La stampa, al fine di motivare la fuga di Kerimov, cosolida una teoria: “Hanno avuto una conoscenza diretta della situazione debitoria del club e non se la sono sentita di chiudere”. Ma come, settimane e giorni di trattative e la Nafta viene a sapere solo all’ultimo del forte indebitamento della Roma? Si può anche credere a tale tesi, ma allora perché nessuno ha dato conferme ufficiali? A sei anni di distanza, attendiamo ancora chiarimenti. Ma qualcuno, già allora, parlò di strani inserimenti esterni. Manovre losche e oscure mirate all’allontanamento di un gruppo facoltoso e potente che avrebbe al 99,9% stravolto le storiche gerarchie del sistema calcistico italiano. All’epoca la ‘teoria del complotto’ sembrò una forzatura. Ma oggi, a distanza di sei anni, è bene tornare a rifletterci su. Per via dei successivi tre casi.

CAPITOLO 2° – SOROS: Passano quattro anni. Siamo nella primavera del 2008 e ai vertici della AS Roma si è insediata Rosella Sensi, che a pochi mesi dalla morte del papà (avvenuta nell’agosto successivo) ha già di fatto preso in mano il comando del club. La situazione sul campo è abbastanza simile al 2004: la Roma si sta giocando lo scudetto, stavolta con l’Inter. In tema finanziario, la società ha in parte risolto i propri problemi, ma i Sensi no: essi devono infatti far fronte al consistente debito di Italpetroli verso banca Unicredit. La primavera giallorossa viene turbata e scossa da notizie filtranti da più organi di stampa. C’è un nuovo potenziale compratore alla finestra. Si chiama George Soros, 78enne imprenditore americano a capo della Inner Circle Sports. L’evoluzione è la stessa del caso Nafta Moskva: in poche settimane si passa dal semplice interesse alla trattativa vera e propria, arrivando alla ‘quasi ratifica’ dell’accordo. L’esistenza di reali discussioni fra le parti in causa è confermata dai continui comunicati di Compagnia Italpetroli, che rettifica posizioni e notizie riportate dai media senza mai smentire i contatti in essere con la Inner Circle. Tra l’inizio e la metà di aprile la trattativa sembra subire una forte accelerata, tanto che i giornali iniziano a prevedere il giorno della chiusura. Allo stadio Olimpico, in occasione delle gare interne della squadra, si intravedono bandiere statunitensi e la mente di tutti ritorna alla storica frase del presidente Sensi: “La Roma? La cederei solo se arrivasse la Coca Cola”. In sostanza, era arrivata. Ma il 18 aprile accade qualcosa di molto simile a quel famoso 29 febbraio 2004: i giornali riportano la notizia dell’improvviso dietrofront del gruppo Inner Circle. Soros non è più interessato alla Roma, non se ne fa niente. Da Italpetroli si placa il flusso di comunicati e una spiegazione concreta in merito alla conclusione della vicenda non viene data. Anche qui, in assenza di versioni ufficiali, si procede alla deduzione che diviene in poche ore verità assodata: “I Sensi hanno tirato troppo la corda sul prezzo di vendita, e Soros ha deciso di fare un passo indietro”. Storia finita e defunta. La Roma arriverà seconda in classifica e vincerà la Coppa Italia. Del sogno americano resterà solo un pallido ricordo, spazzato via dal tempo.

CAPITOLO 3° – FIORANELLI: In fondo, i tifosi romanisti (scottati dalla doppia vicenda russi-americani) non devono aspettare molto per assistere ad un nuovo ed estenuante tormentone. Già, perché passa solamente un anno dalla filastrocca Soros ed ecco apparire un altro nome che farà storia: Vinicio Fioranelli. Rumors e chiacchiere in merito ad un terzo grande caso iniziano ad aggirarsi attorno all’ambiente nella primavera del 2009. Fioranelli? Chi è costui? Un agente FIFA, ex procuratore, abile ed esperto uomo di calcio, rappresentante della Fio Sports Group, società di diritto svizzero pronta a fare un’importante offerta a Rosella Sensi, divenuta ormai presidentessa giallorossa dopo la morte di papà Franco. Rispetto agli illustri predecessori Kerimov e Soros, Fioranelli ha il particolare di essere italiano e dunque di apparire di tanto in tanto sul suolo nazionale. Mentre la trattativa inizia e i giornali confermano, il colpaccio vero lo fa Sky che il 23 maggio rintraccia il pretendente al trono giallorosso per le strade di Roma. Egli parla ai tifosi giallorossi e dice: “Vogliamo prendere la Roma e sappiamo quali sono le nostre responsabilità. Siamo fiduciosi”. Dichiarazioni che non lasciano spazio a dubbi: tra le parti qualcosa c’è, e la conferma arriva dai consueti comunicati d’Italpetroli che non smentiscono affatto l’esistenza di un colloquio stretto, come riferito quotidianamente dai media. Il giornalista Fabio Alescio, conduttore di programmi sportivi a livello regionale, è il primo a svelare il nome di Fioranelli e del suo gruppo. Egli anticipa i tempi e parla con estrema dovizia di particolari: “La trattativa c’è ed è reale. Anzi, posso dire che è praticamente fatta. L’era dei Sensi è finita, è solo questione di poco tempo ma è una vicenda pressoché conclusa”. Si passa addirittura ai nomi di mercato: Diego e Adebayor. Stelle di prima grandezza già contattate dal futuro proprietario e in procinto di vestire giallorosso. Anche qui, come nei precedenti casi, c’è un giorno chiave: è venerdì 19 giugno. Giornali, organi, media, siti on line, tutti annunciano la stessa notizia: “E’ fatta, l’accordo tra la famiglia Sensi ed il gruppo Fioranelli c’è. La Roma ha un nuovo proprietario”. Pensiero unanime, fonti certe. Stavolta sembra davvero fatta. Ma anche qui, d’improvviso, si blocca tutto. Italpetroli smentisce chiusure imminenti il giorno dopo,. Fioranelli ci mette un po’ a parlare, ma quando lo fa si limita ad un semplice: “Sappiamo che è difficile, ma noi crediamo ancora di poter prendere la Roma”. L’ultima esternazione pubblica dell’ex agente Fifa, colpo di coda definitivo ad una vicenda che viene insabbiata dall’estate arroventata e cancellata per sempre. Anche tale odissea, ad oggi, resta un mistero irrisolto.

CAPITOLO 4° – SAWIRIS: Potremmo fermarci qui, ma quest’inchiesta non avrebbe senso se non conservasse un ultimo fondamentale capitolo. Tranquilli, basta tormentoni estenuanti. Tre bastano, sono sufficienti e non andiamo oltre. Ma c’è un piccolo particolare, un ultimo aspetto da analizzare ad ogni costo. E’ passato più di un anno dalla storia Fioranelli, e in casa Roma tutto è cambiato, a cominciare dai proprietari effettivi. Rosella Sensi c’è ancora, ma l’attuale leadership appartiene ad Unicredit: decisivo l’incontro dell’8 luglio, che ha sancito l’accordo fra le parti. Italpetroli ha estinto il suo debito superiore ai 400 milioni di euro cedendo l’asset AS Roma alla banca, che a sua volta dovrà cedere al miglior offerente per rientrare almeno in parte del proprio credito. Il quadro è chiaro. In soli tre mesi hanno iniziato a circolare variegati nomi in merito alla papabile acquisizione del club: Angelini (imprenditore farmaceutico già salito alla ribalta nei giorni del tormentone Fioranelli, allorché si mostrò in pubblico dicendosi disposto a prendere la Roma, anche in compartecipazione), Angelucci, fondo Aabar, cinesi, il milionario russo Leonid Fedun ed ultimo l’egiziano Naguib Sawiris. Ed è proprio attorno a quest’ultimo nome che si concentrano le attenzioni last minute. Il magnate nordafricano ha rilasciato dichiarazioni a dir poco inquietanti ai microfoni di ‘Dal cuore dell’Egitto’, programma televisivo in onda su ‘Nile Live’: “Sono stato ad un passo dall’acquistare la Roma. L’accordo c’era, era fatto. Poi all’ultimo momento è sfumato tutto, la banca si è tirata indietro senza motivo. Se sono ancora interessato? Certo, bisogna vedere che faranno gli italiani”. Una vera e propria bomba. A proposito, vi ricorda qualche vicenda strettissima parente? Domanda lecita. La prima replica spettava di diritto alla banca, ovviamente. Di solito, dinanzi a situazioni come queste può arrivare una conferma (“la trattativa c’era ed è saltata per i seguenti motivi…”) o una secca smentita (“Sawiris ha detto falsità, non c’è mai stato nulla di concreto”. Unicredit si è espressa con un ‘NO COMMENT’ che ha lasciato quasi tutti perplessi. Perché non commentare? Che senso ha tacere? Ad una dichiarazione così importante e pesante va assolutamente fatta seguire un’adeguata risposta, con dovizia di particolari. Che dietro tutto questo ci sia qualcosa? Domanda fin troppo ingenua, forse.

CERCHIAMO LA VERITA’ – Abbiamo raccontato quattro storie, diverse ma in fondo uguali. E’ successo tutto in breve tempo, e i tifosi della Roma (e assieme ad essi tutte le persone sane ed oneste che amerebbero conoscere la verità) sono ancora frastornati da una serie di romanzi interminabili, senza finali chiari e limpidi. Le storie si assomigliano terribilmente, sono troppo simili nella sostanza. Le prime voci e indiscrezioni, le trattative (confermate da smentite mai arrivate), gli accordi quasi raggiunti e le rotture improvvise. E il costante silenzio tombale del dopo, l’elemento comune più inquietante. Quattro casi senza risposta, quattro misteri irrisolti, quattro fatti concreti sui quali è giusto far luce. La nostra idea? La riveliamo, senza disporre di certezze. Torniamo al discorso del sistema gerarchico presente nel calcio italiano (che poi non si discosta molto da quello politico), un ordinamento di potere da rispettare alla lettera. Vietato modificarlo, in poche parole. L’investitore straniero? Un pericolo, un enorme, grande, gigantesco, incontrollabile pericolo. Poiché un russo danaroso o un americano facoltoso potrebbero portare una squadra quale la Roma al vertice assoluto del futbol nostrano, scalzando i poteri storici (Milan, Juventus, Inter) e dando vita ad una nuova era, completamente rivoluzionaria. No, ciò non piace e non può piacere nel paese del conservatorismo e dell’eterno potere dei soliti. No, c’è chi dall’alto controlla e manovra, mettendo mano laddove s’intravede un concreto ostacolo. Pensiamo male? Forse, ma viviamo in un paese dove è giusto farlo. La storiella dell’eterna buonafede è una favoletta andata in frantumi dopo lo scandalo Calciopoli e non solo. Basta fare le verginelle, basta soprattutto mettere la testa sotto la sabbia. Sputare sentenze sarebbe sbagliato e non è questo il nostro intento. Noi poniamo domande alle quali nessuno ha mai dato risposte, e lo facciamo nella speranza che venga fuori la verità. Non c’è altro da aggiungere, se non chiudere con un esempio forse sgradevole ma assai pratico: se in una qualsiasi famiglia quattro persone vengono uccise con identiche modalità (fatte sparire e poi ritrovate nel medesimo luogo), non vi verrebbe in mente che l’autore o il mandante sia lo stesso soggetto? A voi, menti lucide e pensanti, la miglior risposta.

Alessio Nardo

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