Una classifica figlia dei diritti tv collettivi?
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martedì, settembre 28th, 2010
Dopo 5 turni di campionato Inter e Lazio sono al comando seguite da Chievo e Brescia. Ma in cinque punti ci sono tutte (tranne l’Udinese) mentre già manca una squadra imbattuta. Un affollamento del genere non si vedeva da tempo nel campionato di serie A: 19 squadre in appena cinque punti dopo cinque giornate, con la sola Udinese staccata dal gruppone. Un equilibrio confermato anche da un altro dato statistico: le ultime tre squadre in classifica hanno già una somma totale di 11 punti, contro i 4,6 di media degli ultimi cinque campionati.
Siamo ancora all’inizio, non affrettiamo conclusioni, ma le nuove norme sulla ridistribuzione dei proventi dai diritti tv sembrano avere avuto effetto immediato. L’obiettivo della vendita collettiva – sancita con la legge Melandri approvata nel 2007 – era proprio quello di riequilibrare il campionato, renderlo più interessante e quindi maggiormente appetibile anche ai mercati stranieri (la Serie A introita solo 90 milioni di euro dalla vendita dei diritti tv all’estero contro i 580 della Premier League).
La vendita centralizzata ha significato anche maggior potere di contrattazione in mano alla Lega che per la stagione in corso e la prossima ha strappato, solo a Sky, un accordo da 1 miliardo e 149 milioni di euro (571 quest’anno, 578 per il 2011/2012). Da aggiungere i 435 milioni (210 + 225) che pagherà Mediaset per i diritti tv di 12 squadre nello stesso biennio. Ma le entrate non finiscono qui: Dahlia tv, con i diritti delle restanti 8 squadre per il digitale terrestre, verserà alla Lega Calcio 61 milioni (31 quest’anno e 32 il prossimo), la Rai per gli highlights e i diritti radiofonici 58,5 milioni (28,5 + 30). C’è poi la Coppa Italia, ancora della Rai per 12 milioni (dagli ottavi in avanti), i diritti tv all’estero (90 milioni) e infine quelli per i nuovi media.
Tolte mutualità e altri obblighi ai 20 club di massima serie resta un totale di 810 milioni per la stagione attuale. I criteri per la suddivisione sono stabiliti da tempo: 40% in parti uguali (vuol dire una base di 16 milioni di euro a squadra); 30% per meriti sportivi; 30% in base al “bacino d’utenza” del club.
Morale della favola: team piccoli come Chievo o Brescia – abituati a spartirsi le briciole – arrivano ad intascare 20 milioni di euro dalle tv. Di conseguenza possono muoversi sul mercato come mai prima: ecco allora che il Brescia prende Eder e Diamanti (4,5 milioni la comproprietà del primo e 5,5 il cartellino del secondo) e il Chievo non cede nessuno dei suoi pezzi migliori. Restano a Verona sia Sorrentino richiesto dal Genoa che Mantovani pressato dal Napoli, così gli scaligeri possono vincere in casa di entrambe…
Riccardo Marchese

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