Umiltà e grande cultura del lavoro: i segreti della favola Chievo
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giovedì, settembre 16th, 2010

Sergio Pellissier
Era il 21 ottobre 2001 quando il Chievo guidato da Gigi Delneri, sconfiggendo il Parma al Bentegodi, balzò al comando della classifica ed iniziò una favola, quella del miracolo gialloblù.
Sono passati nove anni da quel giorno ma il sogno della squadra del quartiere povero di Verona continua; con due gare e due vittorie è l’unica squadra a punteggio pieno e ancora una volta è in testa alla serie A. Forse però quando una squadra cambia giocatori senza smettere di stupire bisognerebbe parlare di miracolo che continua, grazie alla straordinaria competenza del direttore sportivo Giovanni Sartori in carica dal 1992 e alla sana gestione del presidente Campedelli ma non solo.
L’attuale allenatore Stefano Pioli domenica sera dopo la straordinaria vittoria sul Genoa è riuscito a spiegarci perfettamente il mix di componenti che fanno grande questa squadra “Questo momento – dice - è soprattutto merito della società. Nel corso di questi anni la filosofia del club è rimasta inalterata. Al Chievo c’è una grande cultura del lavoro, un grande senso di responsabilità e questo nel calcio conta parecchio”.
L’umiltà è un altro marchio di fabbrica dei gialloblù. “Ieri pomeriggio – racconta Pioli – ho fatto i complimenti ai ragazzi. Se li sono meritati, per come hanno tenuto testa ad una grande squadra come il Genoa. ma dopo la giornata di riposo cominceremo a pensare al Brescia. Certe emozioni è giusto bruciarle in fretta” – e continua – “Non ci facciamo illusioni. Tanto meno ci faremo occupare la mente da pensieri strani. L’ho detto: vincere a Genova ci ha riempito il cuore d’orgoglio. Ma abbiamo il dovere di restare con i piedi per terra”.
Insomma per spiegare la realtà Chievo potremmo dire che il segreto è il lavoro, allenarsi sempre al meglio così da farsi trovare pronti, affrontando tutti allo stesso modo, determinati, carichi, consci di avere le qualità e la voglia di mettere in difficoltà chiunque nella speranza che succeda come nel 2001 in cui alla fine della stagione i gialloblu abbracciarono l’Europa.
Giulia Puccini

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