Dramma e dolore: il surreale pomeriggio del motomondiale

Shoya Tomizawa

Shoya Tomizawa

Eccoci qui, due giorni dopo. A fare i conti con l’ennesima vittima di un mondo straordinario, il motociclismo, emblema di vita e passione per grandi e piccini. Shoya Tomizawa se n’è andato a soli 19 anni. Venti li avrebbe compiuti a dicembre, non li compirà mai. Giovane, forte, sorridente e coraggioso. Portato via dal destino crudele in un pomeriggio di fine estate. Il fato, fedele compagno di questo mondo tanto bello quanto rischioso. Dinanzi alla morte si resta tutti a bocca aperta, senza parole, con il cuore devastato ed una lucida consapevolezza d’impotenza. Per questi ragazzi, salire in sella ad una moto è la cosa più bella del mondo, e sfidare la vita è una quotidiana abitudine. Difficile,  impossibile da accettare che a volte finisca così.

Il giovane Shoya ci ha detto addio due settimane dopo un episodio analogo solo sfiorato. Eravamo a Brno, in Repubblica Ceca, e il nostro Andrea Dovizioso rischiò d’incappare nell’identico destino. Attimi di gran paura, con le moto di Hayden, Rossi ed Edwards che sfiorarono il forlivese steso in terra in mezzo alla pista. Poi il sospiro di sollievo. Andò bene, come non sempre può andare. A Misano è andato in scena un capitolo molto simile nella dinamica ma sfortunatamente non nei risvolti. Un pilota cade, Tomizawa, e i più vicini inseguitori non possono far nulla per evitare il fatale impatto. Se la Dea bendata assiste, ci si può salvare. Accadde a John Hopkins un anno fa in Superbike. Il pilota americano venne investito dopo esser caduto, senza subire lesioni gravi. Casi della vita, chiamiamoli miracoli. Per Tomi, non c’è stato niente da fare. Portato d’urgenza all’ospedale di Riccione, è deceduto alle ore 14.19, circa un’ora e mezza dopo il devastante impatto con le moto di De Angelis e Redding.

E qui vogliamo dedicare un pensiero ai commentatori Mediaset, nella fattispecie Guido Meda, da anni storica voce del motomondiale. Un giornalista sì, ma anche un abituale frequentatore del paddock nonché conoscitore e amico di molti piloti. Nel mare di essi, anche Shoya, noto per il sorriso stampato in volto ed un’allegria contagiosa. Raccontare in diretta del dramma è stato un colpo al cuore, ma Guido e la troupe di Mediaset hanno gestito con estrema dignità la situazione, senza scadere nel banale o lasciarsi andare a frasi fatte, mostrando reale e tangibile sensibilità, onorando col massimo rispetto il ricordo di un ragazzo appena scomparso. Un giovanotto, Tomizawa, che non dimenticheremo mai. Se n’è andato lui, ma al suo posto poteva esserci chiunque altro. Ragazzi su due ruote, che sfidano la vita per la loro passione. Chiamiamoli, se vogliamo, piccoli eroi. Addio Shoya, ci mancherai.

Alessio Nardo

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