TRA PARADISO E INFERNO: 1^ giornata di Serie A

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Giandomenico Mesto

In paradiso: MESTO, IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA

Giandomenico Mesto

Dopo la delusione mondiale bisognava rovesciarlo subito, fin dalla prima di campionato, questo bieco calcio italiano. Ci ha pensato Giandomenico Mesto, con una rovesciata in stile Silvio Piola, a inaugurare una stagione che si spera generosa di spettacolo e prodezze. Quella firmata dall’esterno genoano a Udine è un’autentica genialata che ti viene quando in testa dici a te stesso “massì, proviamola, non si sa mai”. E allora ti accorgi che il pallone suggerito dalla fronte di Dainelli è verniciabile solo strecciando a più non posso la gamba verso il firmamento, poi fa niente se lo tocchi male, anche perché Handanovic decolla ma in ritardo e l’1-0 Genoa, a nove minuti dal tutti a casa, atterra nel sacco come nessuno se lo sarebbe mai aspettato. Mesto non ha un feeling spassionato con il gol, ma quando li fa sono quasi sempre belli e decisivi. Decisivo come questo gesto acrobatico, che mitiga in parte l’infortunio di Toni avvenuto nel primo tempo e ringalluzzisce Gasperini alla ricerca di quel Grifone spericolato e fantasioso di due anni fa, andato poi smarrendosi la passata stagione. Ora c’è da guardare avanti, ma non deve farlo solo il Genoa. Tutta la Serie A è chiamata a invertire il trend sudafricano. Intanto, Mesto merita una medaglia. Per aver rovesciato il vaso.

 

All’inferno: JUVE, HAI MESSO TROPPO PEPE

Simone Pepe

Simone Pepe

Che si dia da fare sulla fascia lo sanno da anni i suoi ex tifosi dell’Udinese e lo ha scoperto ufficialmente la Nazionale nella manciata di partite che la nostra inettitudine ci ha concesso nel giugno scorso. Che sia però poco lucido quando si avvicina all’area avversaria, sinceramente, lo constatiamo soprattutto da quando veste il bianconero Juve. Simone Pepe sa segnare, per carità, come successo nella prima amichevole, ma il più delle volte ingolfa il motore e rende vana la caterva di chilometri che lui stesso percorre con una voracità sì del miglior Gattuso versione esterno, ma con un’imprecisione sottoporta degna del peggior Calloni. A Bari manda un pallone direttamente nell’Adriatico, fornisce assist ma sempre fuori misura, Felipe Melo e Marchisio di certo non lo aiutano nel smaltirgli il lavoro fangoso in mezzo al campo. Dall’altra il novellino Krasic non combina di meglio, con l’alibi però di essere stato trapiantato nel traffico praticamente in mutande. Il gioco sulle ali è il cardine del gioco di Delneri: Lanzafame e Martinez, l’altra coppia di fluidificanti, non hanno ancora dimostrato di essere all’altezza, come del resto tutta la nuova Juve – forse troppo nuova – ha evidenziato limiti di personalità e mancanza di identità contro un Bari invece già saldo e spavaldo. I preliminari di Europa League sono stati onorati al meglio, ma il campionato è ben altra cosa. Quindi, caro Pepe, è ora di condire bene le proprie giocate. Magari anche con qualche gollonzolo, di quelli che non costano troppo sudore.

Joni Scarpolini

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