Le pagelle di Indianapolis: Pedrosa indiavolato, Texas Terror non delude
- domenica, 29 agosto 2010
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Daniel Pedrosa
Dani Pedrosa 10: quando si mette in testa di fare il fenomeno, non ce n’è per nessuno. Eppure in qualifica non brilla: 5° dietro al compagno Dovizioso. In gara parte maluccio, l’impressione è che le fauci di Rossi e compagni possano divorarlo. Ma d’improvviso Camomillo inaugura una marcia da fuoriclasse: stesi tutti, compreso il padrone di casa Ben Spies. Un’altra bella vittoria, forse inutile ai fini del campionato. Sessantotto punti da recuperare a Lorenzo sono veramente tanti.
Ben Spies 9: conosce Indy e si diverte. Il pubblico lo acclama e lui, da campione, vuol regalarsi un risultato da sogno. L’iridato Superbike va forte, stampando una gran pole e sfoderando una partenza inappuntabile. Una manciata di giri in testa, poi arriva Pedrosa. Il sogno del primo successo in GP evapora, non quello del secondo podio stagionale. Due giorni dopo l’annuncio della sua promozione al team ufficiale Yamaha nel 2011, lo champagne è il miglior messaggio da spedire ai rivali. Attuali e futuri.
Jorge Lorenzo 7: una delle rare gare difficili del fenomenale Jorge in questo super 2010. Laddove vinse un anno fa, riaprendo illusoriamente i giochi del mondiale 2010, il centauro spagnolo si prende 28 giri di pausa dal tour di vittorie e decide di accontentarsi di un terzo posto. Dopotutto, visto il passo altrui e la classifica, va (stra)bene così.
Valentino Rossi 6: nel bel mezzo di una turbolenta estate, Vale si ritrova in mano una Yamaha ormai lontana dai pensieri e dalla mente, invasa dal rosso Ducati. Non è un finale di stagione facile, vista anche la situazione in classifica che non lascia spazio a canti di gioia. Da professionista, il Dottore marcia e porta a casa 13 punti. L’impressione è che il vero n.46 torneremo a vederlo (ed ammirarlo) fra qualche mese. Oppure, chissà, fra sette giorni a Misano. Casa sua.
Andrea Dovizioso 6: il buon Dovi ci mette del suo, e come sempre parte spinto dalla voglia e dall’ottimismo: il suo cervello dà l’ordine di attaccare, la realtà descrive l’ennesima gara passata in difesa. Peraltro vana, visti i duelli vinti da Lorenzo e Rossi. Arriva quinto. Week-end anonimo.
Nicky Hayden 7: che Kentucky Kid non abbia proprio la fortuna dalla sua, è un dato di fatto confermato dal difficilissimo Gran Premio americano. Nicky si esalta in qualifica, piazzandosi in prima fila col 3° tempo. In gara ci si mette la ‘saponetta’ sinistra che tocca terra e si devasta. Più di metà GP passata a correre in condizioni quasi estreme. Nonostante ciò, un buon 6° posto. Certo, in terra amica avrebbe sperato in qualcosina in più.
Marco Simoncelli 6,5: arrivare agli ufficiali è pura utopia. Marco lo sa, ma ci prova sin dall’inizio. Finisce per prender paga dai ‘big’, lottando bene con Alvaro Bautista per la settima posizione. Una riedizione degli show della vecchia 250.
Alvaro Bautista 6,5: dopo la caduta ‘beffa’ di quindici giorni fa a Brno (a terra ad una sola curva dal termine, dopo aver passato Simoncelli), il piccolo Alvaro ottiene un buon riscatto personale, portando la lentissima Suzuki all’8° posto. Altra lotta col Sic, perduta sul filo di lana. Ma visti i tempi di magra va bene anche così.
Aleix Espargaro 6: con quella Ducati lì, tinta di bianco e verdolino, è impossibile sognare risultati straordinari. Aleix si accontenta del traguardo, strappando il 9° posto e sette punti che fanno morale.
Hector Barbera 6: Indy non è una pista facile per i ‘rookies’, ed Hector la soffre parecchio. Abbastanza lento per tutto il week-end, riesce a non fare errori e a chiudere decimo causa ritiri altrui.
Loris Capirossi 5: sempre peggio, ad ogni gara. Il calvario di Loris non s’interrompe negli States, anzi prosegue con ulteriore amarezza. Nonostante quattro ‘out’, il 37enne imolese non va oltre un triste 11° posto. E intanto, il suo giovane compagno col numero 19 se la spassa in top ten. Frustrante.
Hiroshi Aoyama 6: tornava alle gare dopo un’eternita di stop causa infortunio. Impossibile chiedergli molto. Fa dodici, vincendo il derby dei convalescenti con De Puniet.
Randy De Puniet 5,5: regredisce rispetto all’ottima prestazione di Brno, ma per un reduce da grave infortunio (vedi anche Rossi) può essere normale. Randy fatica da matti ad Indy, e i 3 punti rimediati quasi lo soddisfano.
Mika Kallio 5: lento in qualifica, il finlandese svolge una buona prima parte di gara e si stende mentre è nono. Al peggio non c’è mai fine.
Colin Edwards 5: come Spies e Hayden, anche il vecchio Colin confida nella salutare aria di casa. Macché. Partenza promettente, resa vana da una lentezza imbarazzante. In più rompe ed è costretto al ritiro. E il suo compagno intanto fa faville.
Casey Stoner 5: non ha uno scatto felino in partenza, ed è costretto a remare nel gruppone sperando di trovare un buon ritmo. Il tutto mentre i primi scappano e se ne vanno. Casey vede Valentino, e la voglia matta di sorpassarlo lo porta a precipitare sul più bello. Voltiamo pagina, che è meglio.
Marco Melandri 5,5: vorrebbe festeggiare il suo 200° gran premio con un buon risultato. Già, vorrebbe. Gli bastano pochi giri e (boom) giù per terra. Anche nel suo caso, è meglio dimenticare. Nonostante l’importante eed onorevole ricorrenza.
Alessio Nardo
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