L’impero dei britannici
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domenica, agosto 1st, 2010

Cal Crutchlow
Silverstone, basta la parola. Pochi circuiti vantano la storia e la tradizione del tracciato inglese, 70 chilometri a nord di Londra. Certo, correrci deve suscitare un’emozione particolare a chiunque. Figuriamoci a quella banda di ‘ragazzini scatenati’ che popola il World Champion Superbike 2010. Tutti rigorosamente britannici. E la conferma che le derivate di serie non sono giocattolini da bimbi immaturi è arrivata proprio nel week-end della storia, della leggenda. Loro, i piloti del Regno Unito, respirando la sana aria casalinga han tirato fuori artigli felini. Uno in particolare, ‘occhi furiosi’ Cal Crutchlow, ha dispensato spettacolo a 360 gradi.
Ed è da lui che vogliamo e dobbiamo partire. Dal presunto ‘erede’ di Ben Spies in casa Yamaha Sterilgarda. Una responsabilità eccessiva per un ragazzotto di 24 anni reduce da un brillante trono iridato in Supersport, ma ancora lontano dall’avere classe ed esperienza degne di un campione SBK. L’anno di apprendistato di Cal ha percorso momenti difficili: cadute, ritiri, risultati non sempre all’altezza della situazione. Ma sul talento puro nessuno ha mai osato dubitare. Crutchlow è veloce, velocissimo, straordinariamente forte in prospettiva. E il dominio di Silverstone (Superpole e doppietta a suon di tempi sul giro favolosi) è solo un assaggio del suo reale potenziale. Un tipetto che la MotoGP sta cercando a tutti i costi di strappare alla SBK, piazzandolo nel team Tech3 Yamaha in sostituzione del vecchio Edwards. I giovani leoni britannici piacciono, intrigano, stuzzicano.
E Cal non è il solo. Con lui Jonathan Rea, alfiere Honda, 23 anni da Ballymena (Irlanda del Nord). Uno che quando si mette in testa di andar forte, rischia di maciullare ogni concorrente. A Silverstone è giunto due volte secondo, battuto solo dal marziano col numero 35, ma dando dimostrazione di guida pulita, costanza e velocità da campione. Il terzo posto se lo son spartito i due ‘Leon’: in gara1 Haslam, unico vero rivale di Biaggi in chiave iridata; in gara2 Camier, fido compagno di Max e altro bel manico da tenere d’occhio in prospettiva futura. Tra champagne e festeggiamenti, il decimo week-end dell’anno Superbike è stato a forti tinte britanniche. Gli altri (spagnoli, italiani, giapponesi e quant’altro) han fatto incetta di briciole. L’effetto Silverstone ha prodotto ciò: segno che il ‘fattore campo’, anche nel motociclismo, gioca un ruolo fondamentale.
Alessio Nardo

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