L’anno perfetto di Jorge Lorenzo

Jorge Lorenzo

Jorge Lorenzo (ANSA)

Gli scongiuri son consentiti, soprattutto da parte dei ‘lorenziani’ più accaniti. Al termine del mondiale MotoGP 2010 mancano ancora nove tappe, ed è saggio mantenere i piedi ben saldi a terra. Jorge Lorenzo è lassù, in vetta, dove chiunque vorrebbe essere. Ed ha un vantaggio enorme sul più diretto inseguitore, Dani Pedrosa: 72 punti. Un divario che apparentemente non lascia spazio a dubbi. ‘El Porfuera’ è davvero ad un passo dal trono iridato, un titolo fin qui strameritato. Parlano i numeri, i risultati, i fatti. Il talento spagnolo ha archiviato il fisiologico periodo di rodaggio in MotoGP, e appena ha potuto ha aggredito. Devastando.

Genio e sregolatezza. Nel calcio li chiamano così, quei talenti dotati di classe cristallina ma assistiti da un carattere non semplice che spesso e volentieri li porta a ‘sbagliare’. Fino a poco tempo fa, Lorenzo sembrava un calciatore prestato alla MotoGP: bravo, bravissimo, ma particolarmente sciupone e tendente al facile errore. Ma forse, dinanzi a certi sbagli a volte grossolani (le ripetute cadute del 2009 a vantaggio di Rossi han destato seri dubbi sulla reale consistenza del ‘campione’ Jorge), è stata sottovalutata l’impressionante escalation del giovanissimo alfiere Yamaha. Un tipo che tra i 19 e i 20 anni ha messo in fila due titoli consecutivi in 250, riuscendo in sole due stagioni di MotoGP a divenire il vero antagonista di sua maestà Valentino. Il primo periodo di confronto diretto col pesarese è stato duro, ma Jorge non s’è mai depresso. Farsi abbattere? Il peggiore dei mali, soprattutto se si vuol arrivare a battere l’inscalfibile Dottore di Tavullia. No, egli ha incassato la sconfitta del 2009 e si è preparato al meglio per l’anno successivo. E ai nastri di partenza non s’è presentato un semplice pilota, bensì un’autentica ‘macchina da guerra’.

Questo è il Lorenzo del 2010: nove gare, sei primi posti, tre secondi. Un ruolino di marcia straordinario, nemmeno lo spaventoso Stoner del 2007 riuscì a produrre così tanto. Gli errori? Le cadute? Roba lasciata in mano altrui: al povero Rossi, costretto al forfait causa famosa doppia frattura del Mugello; allo stesso Stoner, mai a suo agio con la Desmosedici 2010; e all’indomito Dani Pedrosa, che nell’ultima tappa di Laguna Seca ha assaggiato l’asfalto sciupando le ultime chance iridate. Jorge ha agito alla maniera del primo grande Rossi: ha guidato sfruttando la propria forza, l’abilità nel centrare il risultato, influendo psicologicamente sul rendimento altrui. Un lavoro certosino, da manuale, a dir poco perfetto. E’ il 2010 da favola di Jorge Lorenzo, il potenziale dominatore della nuova era MotoGP.

Alessio Nardo

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