L’anno perfetto di Jorge Lorenzo
- martedì, 27 luglio 2010
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Jorge Lorenzo (ANSA)
Gli scongiuri son consentiti, soprattutto da parte dei ‘lorenziani’ più accaniti. Al termine del mondiale MotoGP 2010 mancano ancora nove tappe, ed è saggio mantenere i piedi ben saldi a terra. Jorge Lorenzo è lassù, in vetta, dove chiunque vorrebbe essere. Ed ha un vantaggio enorme sul più diretto inseguitore, Dani Pedrosa: 72 punti. Un divario che apparentemente non lascia spazio a dubbi. ‘El Porfuera’ è davvero ad un passo dal trono iridato, un titolo fin qui strameritato. Parlano i numeri, i risultati, i fatti. Il talento spagnolo ha archiviato il fisiologico periodo di rodaggio in MotoGP, e appena ha potuto ha aggredito. Devastando.
Genio e sregolatezza. Nel calcio li chiamano così, quei talenti dotati di classe cristallina ma assistiti da un carattere non semplice che spesso e volentieri li porta a ‘sbagliare’. Fino a poco tempo fa, Lorenzo sembrava un calciatore prestato alla MotoGP: bravo, bravissimo, ma particolarmente sciupone e tendente al facile errore. Ma forse, dinanzi a certi sbagli a volte grossolani (le ripetute cadute del 2009 a vantaggio di Rossi han destato seri dubbi sulla reale consistenza del ‘campione’ Jorge), è stata sottovalutata l’impressionante escalation del giovanissimo alfiere Yamaha. Un tipo che tra i 19 e i 20 anni ha messo in fila due titoli consecutivi in 250, riuscendo in sole due stagioni di MotoGP a divenire il vero antagonista di sua maestà Valentino. Il primo periodo di confronto diretto col pesarese è stato duro, ma Jorge non s’è mai depresso. Farsi abbattere? Il peggiore dei mali, soprattutto se si vuol arrivare a battere l’inscalfibile Dottore di Tavullia. No, egli ha incassato la sconfitta del 2009 e si è preparato al meglio per l’anno successivo. E ai nastri di partenza non s’è presentato un semplice pilota, bensì un’autentica ‘macchina da guerra’.
Questo è il Lorenzo del 2010: nove gare, sei primi posti, tre secondi. Un ruolino di marcia straordinario, nemmeno lo spaventoso Stoner del 2007 riuscì a produrre così tanto. Gli errori? Le cadute? Roba lasciata in mano altrui: al povero Rossi, costretto al forfait causa famosa doppia frattura del Mugello; allo stesso Stoner, mai a suo agio con la Desmosedici 2010; e all’indomito Dani Pedrosa, che nell’ultima tappa di Laguna Seca ha assaggiato l’asfalto sciupando le ultime chance iridate. Jorge ha agito alla maniera del primo grande Rossi: ha guidato sfruttando la propria forza, l’abilità nel centrare il risultato, influendo psicologicamente sul rendimento altrui. Un lavoro certosino, da manuale, a dir poco perfetto. E’ il 2010 da favola di Jorge Lorenzo, il potenziale dominatore della nuova era MotoGP.
Alessio Nardo
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