Il tris di Contador, ma quel salto di catena…

Alberto Contador

Alberto Contador

La gioia di Parigi è un po’ per tutti: disseminata sul gruppo perché arrivare al traguardo di un grande giro è qualcosa che va oltre il semplice pedalare per 3600 km. Così attraversando la capitale francese tutto diventa festa, il clima è da ultimo giorno di scuola e il brindisi in bici è quasi un obbligo. Si fa sul serio solo per la volata: parte il norvegese Hushovd, lo affianca e supera Petacchi ma all’esterno sbuca a tripla velocità Mark Cavendish. Pokerissimo servito, roba da avere un jolly in mano.

Cinque vittorie di tappa – 15 in totale nelle ultime tre edizioni del Tour – successi che non sono bastati a Cavendish per aggiudicarsi la maglia verde della classifica a punti. Premiata la costanza di Alessandro Petacchi: in sette volate ne ha vinte due (ritornando al successo al Tour sette anni dopo), finendo tre volte secondo e altre due volte terzo. Una conquista che permette a Petacchi di unire il suo nome a quello di tre monumenti del ciclismo come Hinault, Merckx e Jalabert, gli unici prima di lui a vincere la classifica a punti nei tre grandi giri. Perché stavolta “Alejet” non si è arreso. Era il 2003, quattro vittorie in terra francese dopo le sei al Giro, maglia verde sulle spalle e poca voglia di combattere contro un malessere e le salite. Quel giorno a Morzine vinse Virenque, ma gli appassionati italiani ricorderanno di più il ritiro dello spezzino e lo sfogo del d.s. Ferretti.

Petacchi in verde 42 anni dopo Bitossi – sperando che duri anche quando si uscirà dai tribunali – Charteau a pois (miglior scalatore) e Andy Schleck in bianco (miglior giovane under 25), ma il colore più importante in Francia a luglio è il giallo. Alberto Contador non ha dominato come lo scorso anno, ha trovato in Schleck un avversario più maturo ma anche sfortunato. Il distacco tra i due (39 secondi) è pressappoco quello inflitto dallo spagnolo al lussemburghese nel prologo (42”). Quel salto di catena ha cambiato la storia e cosa sarebbe potuto succedere nessuno potrà mai dircelo. Con quasi certezza diciamo invece che il prossimo anno sarà una nuova battaglia tra i due.

Sul podio anche il russo Menchov che ha sfruttato la cronometro per scavalcare Samuel Sanchez. Malissimo invece gli italiani: Cunego è 29° e Basso 32° con ritardi che sfiorano l’ora. Un pensiero finale all’anonimo Lance Armstrong, già fuori dai giochi fin dall’ottava tappa (arrivo in salita a Morzine-Avoriaz). Ha chiuso 23° ma a Parigi è riuscito a salire sul podio: primo con il Team RadioShack nella classifica a squadre. L’occasione per salutare definitivamente il Tour de France.

Riccardo Marchese

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