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Zenga digita la password: scudetto

Foto ANSA

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A Walter Zenga piace scandire la parola scudetto. Forse – anzi, certamente – perché lo ha vinto sia da giocatore che da allenatore. Sì, vabbè. Da allenatore ha fatto il figo in campionatoncini come quello rumeno e serbo-montenegrino: avessi detto. Tra l’altro, guidando le prime delle classe, Steaua di Bucarest e Stella Rossa di Belgrado. Ok ok, cari detrattori. Però intanto li ha vinti, no? E poi scusate. Le due salvezze conquistate a Catania non hanno la parvenza dello stemmino tricolore? L’Uomo Ragno che subentrò a Baldini il 1 di aprile 2008 non era affatto un pesce d’aprile. Anche perché Walterone, di voglia di scherzare, ne aveva poca e si è visto. Morale della favola: rossazzurri ancora in A, rossazzurri ora nelle mani (meno sicure) di Atzori.
A giugno, infatti, Zenga si trasferiva qualche centinaio di chilometri più a ovest ma sempre rimanendo in Sicilia. E a trarre beneficio dalla sua mentalità-scudetto oggi è il Palermo di Zamparini, quello che fa indigestione di allenatori, quello che è tornato a stomaco pieno dopo il netto trionfo sulla Juventus. Non però perché si è divorato Zenga. Che dopo lo scivolone di Parma e i due pari con le romane doveva fare una sola cosa per esorcizzare il fantasma di Delio Rossi messo in preventivo dal patron rosanero: vincere. Walterone ha vinto contro la Juve, candidata allo “scudetto”. Come il Palermo? Può darsi. Di sicuro, con un Miccoli e un Cavani così, quella parolina non sembra più una parolaccia.

Joni Scarpolini

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