Spagna campione, un trionfo in gran silenzio
- lunedì, 12 luglio 2010
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Campeones del mundo! Un solo grido, forte e chiaro, perché uno è il titolo mondiale presente (da ieri) nella bacheca della Spagna. Una sorta di liberazione, un’estasi attesa da infiniti lustri. Il calcio iberico ha sofferto per anni le pene dell’inferno, afflitto da una maledizione nascosta e cattiva, che ogni due anni bastonava senza pietà le pur forti e quotate Furie Rosse. Ma il tempo è come sempre galantuomo. Serviva la miglior generazione di calciatori di sempre per regalare al popolo spagnolo una gioia indescrivibile: due anni fa l’europeo, oggi il mondiale. Il tutto, senza arroganza nè clamore. Ma con classe ed umiltà.
E’ stata soprattutto la vittoria di Vicente Del Bosque, uno dei tecnici più sottovalutati del panorama europeo. L’ultimo Real Madrid con capo e coda fu il suo. Dopo il suo esonero, il nulla assoluto. Anni di attesa e riflessione, prima di accettare una sfida difficilissima: mettersi alla guida della Spagna ad europeo appena vinto (da Aragonés), col fisiologico rischio di un complessivo calo di tensione. Anche perché, mai era accaduto nella storia che le Furie Rosse arrivassero a giocarsi un mondiale da favoriti. Enorme la pressione, pagata inevitabilmente al primo scoglio scorto sul cammino. Bastò una Svizzera poco più che tenace per mettere spalle al muro una Spagna confusa e presuntuosa al primo turno. Del Bosque decise di cambiare tutto, a cominciare dal modulo. Non più un 4-4-2 scapestrato senza esterni puri e con punte improvvisate, ma un ben più congeniale 4-3-1-2: Busquets vertice alto del rombo, Xavi e Xabi Alonso intermedi ed Iniesta trequartista. Un assetto ideale, che unito alla forza devastante della difesa (Puyol-Piqué, coppia da favola) e ad un David Villa formidabile (cinque gol) ha generato la perfezione. Senza strafare, giocando bene e puntando al sodo, la Spagna ha semplicemente sfruttato il materiale umano a propria disposizione, eccezion fatta per l’opaco e spento Torres. Gli avversari hanno lottato con forza ed ardore, uscendo sconfitti e a testa alta. Dal Portogallo al Paraguay, dalla Germania all’Olanda, il risultato è stato il medesimo: 1-0, tutti a casa. Un popolo gioisce, una nazione impazzisce. E’ la Spagna sul tetto del mondo. Tanto di cappello.
Alessio Nardo
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