Wayne Rooney, la più atroce delle delusioni mondiali

Wayne Rooney

Wayne Rooney

Erano in molti ad inserirlo di diritto nell’elenco dei grandi protagonisti di Sudafrica 2010, e prevedere un simile disastro era sinceramente difficile. Il cammino mondiale di Wayne Rooney è stato quanto di peggio l’intera Inghilterra potesse auspicare. All’interno di un meccanismo lento e fiacco come quello inglese, solo un fuoriclasse di caratura planetaria avrebbe potuto produrre un minimo di luce. E invece niente, zero assoluto. Quattro anni fa in Germania, causa carta anagrafica, Rooney non fu nelle condizioni di mostrare il meglio di sé. Ma stavolta, il mondiale era tutto suo. E la sentenza del campo è stata a dir poco raggelante.

E chissà il buon Fabio Capello cosa deve aver pensato. Diciamocela tutta, il tecnico di Pieris non è mai stato un fautore del collettivo e del gioco corale. Macché, palla ai campioni e ci pensan loro. Di vere star quest’Inghilterra ne aveva, a cominciare dai due pilastri di centrocampo Gerrard e Lampard. Ma riferendoci al reparto avanzato, chi se non Rooney avrebbe dovuto far la differenza? Non certo i vari Milner, Joe Cole, Wright Phillips, Lennon, Heskey e Crouch. Elementi di secondo piano rispetto al fuoriclasse Wayne. Capello non aveva dubbi, l’ordine alla truppa era forte e chiaro: date la palla al numero 10 e sarà lui a portarci in finale. Non certo un errore di fondo. Puntare sull’attaccante del Manchester United era scontato e doveroso, visto quanto mostrato dallo stesso nell’ultimo quadriennio. Sfruttato al meglio da Sir Alex Ferguson, Rooney è divenuto negli anni un centravanti completo: forte fisicamente, di qualità e per giunta carismatico. Un top player al 100%. Ed è per questo che vederlo arrancare e rantolare sui campi sudafricani ha destato un profondo senso di delusione. E’ vero, la squadra nel suo complesso ha fatto piangere. Ma i campioni son quelli che prendono in mano l’intricata situazione sino a risolverla. Wayne non lo ha fatto, e nemmeno c’è andato vicino. Avulso dal gioco, dalla manovra, dal mondiale. Mai un tiro in porta, un barlume di talento e voglia. Che sia stata solo un’estate storta? Scusandoci per lo scioglilingua, è quanto ci auguriamo. A 21 anni era troppo giovane, a 25 è incappato nella malasorte. In Brasile, nel 2014, Rooney di anni ne avrà 29. L’ultima vera chance di sfatare il tabù chiamato coppa del mondo.

Alessio Nardo

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