Bentornato Diego, sedici anni dopo

Diego Armando Maradona

Diego Armando Maradona

Il cerchio si è chiuso, finalmente. Sedici anni fa, l’ultima apparizione di Diego Armando Maradona in un campionato del mondo. Immagine triste, crudele, una ferita aperta nel cuore di tutti. Triplice fischio del match tra Argentina e Nigeria al Foxboro Stadium di Foxborough, e l’infermiera di turno che accompagna il ‘Pibe’ verso la fine. Controllo antidoping e positività all’efedrina. Stop a una carriera leggendaria e l’inizio di un autentico tunnel personale. Dopo un’infinita serie di vicissitudini, con problemi di droga, morte sfiorata e necessari interventi di liposuzione, Diego ha ripreso in mano sé stesso. Tornando al punto d’avvio.

Argentina-Nigeria, un evento in due atti. Dal 1994 al 2010, uno degli sportivi più forti e amati di sempre è tornato a ruggire. Contro gli africani in verde, Diego avrà certamente riflettuto sull’inferno del passato. Quanti errori, quanta sofferenza. E quanto tempo è servito per agguantare il riscatto. Ma la vita, prima o poi, offre a chiunque le giuste chance. E così, Maradona ha ripreso a far sognare. Seppur discusso, discutibile ed ovviamente lontano da una nuova beatificazione assoluta, l’ex stella ha trovato nel suo primo pomeriggio sudafricano un piacere  intenso, da assaporare con gusto. L’1-0 firmato Heinze ha sbloccato l’Argentina, e rilanciato definitivamente l’uomo Maradona. Non più dispensatore di prodezze balistiche, ma guida di un gruppo che per lui è disposto a farsi in quattro. E’ già una vittoria, a prescindere dal resto. La forza di confrontarsi con una dura realtà, mettendo in discussione la propria storia, rischiando di lasciare alla leggenda un’immagine di sé in panchina ben diversa da quella in campo. Solo ciò, merita applausi. E se in merito a qualche scelta avremmo anche noi da ridire (Javier Zanetti e Cambiasso a casa, Diego Milito panchinaro stabile), poco importa. Diego è Diego, con i suoi paradossi e i suoi eccessi. Ci sarà tempo per dibattiti e polemiche. Chissà, magari anche per qualche show personale sulla falsa riga del post Uruguay-Argentina. Ma non è questo il momento di pensarci. Ora, c’è da gustare un semplice 1-0. Che non è solo una vittoria contro la Nigeria, ma è tanto di più. Negli Stati Uniti lo salutammo per sempre da calciatore, molti anni dopo abbiamo rischiato di perderlo davvero. Oggi è definitivamente tornato, con tutto il suo entusiasmo. E un mondiale con Diego Armando Maradona, ci perdonino gli altri, avrà sempre qualcosa in più di magico.

Alessio Nardo

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