Ave Imperatore
- giovedì, 10 giugno 2010
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Adriano
Adriano ha bevuto l’ultima birra all’aeroporto di Rio. Ora basta. Prima di atterrare a Fiumicino ha promesso di cambiare: niente più sbronze, niente più notti in discoteca, niente più prime pagine sulle riviste di gossip, niente più foto con un mitra in pugno accanto a narcotrafficanti e pregiudicati. Il raccordo anulare segna il confine tra la nuova vita e quella precedente: adesso c’è solo il pallone, l’allenamento, il suo sinistro, il gol.
Adriano è stato presentato ufficialmente allo stadio Flaminio. I tifosi indossavano una maglietta con la scritta «Ave Imperatore» e l’hanno accolto con un lungo applauso. Roma ti dà sempre una possibilità. L’ha data a Julio Sergio, riserva della riserva poi diventato portiere titolare. L’ha data a Luca Toni, che ha esordito a gennaio nell’amichevole con la Cisco davanti a dodicimila spettatori. L’ha data ad Adriano, che dopo la fuga in Brasile «per ritrovare la felicità» è tornato in Italia per ritrovare il calcio vero. Perché al Flamengo non poteva essere la stessa cosa: troppo lontano dal giro giusto per convincere Dunga a portarlo al Mondiale, troppo esplicite quelle immagini che lo ritraevano in vespa con una lattina di birra in mano.
«La maglia della Roma – ha detto Adriano davanti alle telecamere – mi darà molte responsabilità, ma rispetto a prima sono cambiate tante cose. Sono un uomo nuovo, più maturo». E’ sovrappeso. Non importa. Per buttare giù i chili in eccesso sarà sufficiente qualche giro di campo. Il problema è un altro: i tifosi si chiedono se il nuovo attaccante – che ha scelto il numero otto – avrà davvero abbandonato i vecchi vizi. Se l’è chiesto anche la società, che ha deciso di tutelarsi con un paio di clausole legate al suo comportamento inserite nel contratto. Se Adriano sgarra, pagherà. Quell’ultima birra all’aeroporto di Rio è simbolica: in Italia si cambia registro, si cambia vita. Può tornare quello di prima, quello della Fiorentina, del Parma e dei primi anni all’Inter. E cioè uno dei centravanti più forti del mondo. Come sempre, dipende da lui.
Filippo Merli

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