Cannavaro “costretto” ad emigrare. Ma non era più buono per il calcio italiano?
481 visite
giovedì, giugno 3rd, 2010
Resta una foto. Fabio alza la Coppa sul podio di Berlino: lui più in alto e tutti gli altri sotto, stretti intorno alle sue gambe. Negli ultimi anni nessuno ha rappresentato la Nazionale come Cannavaro. Quell’istantanea scattata la sera del 9 luglio 2006 lo testimonia: Fabio è il soggetto principale di un’immagine finita negli uffici, nelle case, sui display dei telefonini, nei libri di storia. E’ questa la particolarità: al contrario degli altri capitani azzurri, che nell’immaginario comune sono prima di tutto simboli delle rispettive società, Cannavaro lo ricordi prima con la maglia della Nazionale e poi con quella dei club. Fabio è l’Italia.
Eppure l’Italia l’ha dimenticato, l’ha ignorato, l’ha snobbato. Eccoci qua: Fabio è ufficialmente un giocatore dell’Al Ahli, la squadra del presidente Abdullah Saeed Al Naboodah, che l’ha messo sotto contratto per colmare il gap con le squadre di Abu Dhabi, vincitrici degli ultimi due campionati. Biennale da tre milioni a stagione. I soldi, certo. Facile pensare a una scelta economica, ma Cannavaro parla soprattutto di un’esperienza di vita diversa, di un’idea nata subito dopo la scadenza del contratto con la Juve. E però Fabio sarebbe rimasto qui. Ha aspettato una telefonata che alla fine non è arrivata: quella del Napoli. L’ha detto chiaramente: «Tutti sanno che sognavo il Napoli, ma non è stato possibile per l’indifferenza della società nei miei confronti». Se De Laurentiis gli avesse offerto la metà della metà di quello che prenderà a Dubai, Fabio avrebbe rifiutato i petroldollari di Al Naboodah per finire la carriera nella sua città, nello stadio dove ha cominciato. Invece il cerchio non si chiuderà. Il rimpianto sarà direttamente proporzionale alle prestazioni di Cannavaro al Mondiale sudafricano: se farà bene, qualcuno penserà che forse un Pallone d’Oro in squadra avrebbe potuto far comodo. Non solo al Napoli.
Intanto il simbolo dell’Italia, il giocatore che più di tutti viene associato alla nostra Nazionale, il soggetto principale di quella foto storica, fermerà attaccanti con strani nomi sui campi di Dubai. Qualcosa non torna.
Filippo Merli

Calcio
Formula 1
MotoGP
Basket