Un Giro poco italiano
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martedì, maggio 18th, 2010
Dal nord Europa al sud Italia, dopo nove tappe il Giro ha già attraversato il vecchio continente, ora risalirà l’Italia – dal versante adriatico – ripiegando su sé stesso fino all’arrivo di Verona (crono finale domenica 30 maggio).
Dieci giorni di corsa intensi: tante emozioni nonostante l’apparente semplicità dei percorsi. La differenza l’hanno fatta più le cadute e i ventagli (chiedere all’australiano Evans) che l’unico arrivo in salita sul Terminillo, dove i big sono restati a controllarsi senza scoprire le proprie carte.
Dieci giorni senza ancora la vittoria di un italiano (solo la cronosquadre andata alla Liquigas), con tanta Australia – tre successi con Lloyd, Evans e Goss – ma niente Italia. Unica soddisfazione finora per i nostri colori i tre giorni in rosa di Vincenzo Nibali, terminati con la leggendaria tappa di Montalcino (dove sterrato più pioggia si sono rivelati un mix sensazionale).
Oltre a Nibali la maglia del primato ha conosciuto già diverse spalle: Wiggins, Evans e Vinokourov, attuale leader della corsa con un vantaggio di 1,12” su Evans (sempre lui), 1’33” su Nibali, 1’51” su Basso e 2’17” sulla sorpresa Pinotti. Nei primi dieci anche Garzelli, Cunego e Scarponi, mentre Sastre è praticamente uscito di classifica (22° a quasi dieci minuti).
Capitolo volate. Solo due volte il gruppo è giunto compatto al traguardo dando vita a sprint comunque un po’ anomali. Manca una squadra di livello costruita per il suo velocista (come fu il glorioso treno Fassa Bortolo) e tutto diventa caotico. Nelle due occasioni in questione l’hanno spuntata l’americano Farrar e l’australiano Goss (quest’ultimo uomo di lancio del più accreditato Greipel). Petacchi (riacutizzarsi di una bronchite) si è ritirato nella tappa di Cava de’ Tirreni.
Riccardo Marchese

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