La 37^ di Serie A tra paradiso e inferno

In paradiso: la carica Di Natale

Antonio Di Natale

Antonio Di Natale

Bianconero come il pelo di un dalmata, 101 come la carica. Totò Di Natale sembra un personaggio dei cartoni animati Disney, un po’ perché a Udine se lo coccolano come un cucciolo nonostante i suoi ormai 33 anni, ma soprattutto perché le sue imprese dalla mediana in su sanno di autentico supereroe. Persino Oliver Bierhoff si deve piegare all’evidenza: il centravanti tedesco che fece la fortuna dell’Udinese ’97-’98 targato Zaccheroni scivola al secondo posto nella classifica dei marcatori stagionali dell’Udinese, lasciando il passo a Di Natale, 28 gol e nessuna intenzione di chiudere qui il bottino personale. Centoeun reti con la maglia dalmata, e tanta tanta classe: Totò si è ritagliato una grossa fetta nel cuore dei tifosi con reti di pregevole fattura e quel carisma da leader che ha trascinato i friulani verso una salvezza senza troppi patemi, almeno nell’ultimo scorcio di campionato. Lippi ha conservato per lui un posto sull’aereo che porta in Sudafrica, lui che l’azzurro l’ha vestito – oltre che durante le qualificazioni mondiali – anche agli Europei 2008 in Austria e in Svizzera, amara parentesi per colpa di quel rigore sbagliato contro la Spagna ai quarti, ma è acqua passata. A giugno Bum Bum Di Natale vuole riprendersi la rivincita. Del resto, la carica è quella giusta.

 

All’inferno: Tutti contro e con Totti

Francesco Totti

Francesco Totti

In quattro giorni è passato dall’inferno al paradiso, dal calcione isterico sferrato a Balotelli alla doppietta salva Roma (e campionato). Francesco Totti, prima nel male e poi nel bene, non è mai stato così protagonista della vita della Capitale dai tempi dello scudetto 2001. Tra retorica esuberante e colpevolismo ostentato, in mezzo a questa marmaglia sentenziosa, c’è qualcosa di sbagliato, e cioè l’amplificazione di un gesto, seppur scorretto, che sarebbe dovuto rimanere all’interno del campo, di quella partita, di quella finale di Coppa Italia giocata soprattutto nel pre-gara, alimentata da tensione bellica e strategie psicologiche nei confronti degli avversari. La pentola bolliva e il coperchio non poteva che saltare. Certo, Balotelli non ha fatto nulla per non meritarsi il falcione della buonanotte, provoca si sa, ma crediamo non solo lui, molti lo fanno e del resto a nessuno è vietato parlare mentre si gioca. Le parole (parolacce incluse) volano, ma i fatti persistono, figuriamoci quando a bordocampo ci sono sessantamila telecamere che scannerizzano ogni tua flebile alzata di sopracciglio. L’atteggiamento generale sul capitano della Roma, però, transitato in poche ore dalla fredda condanna alla rapida santificazione, nasconde una quantità abnorme di superficialità intellettuale. Tradotto: spesso, il tempo per riflettere è direttamente proporzionale all’intenzione di cambiare subito opinione. E allora, se l’opinione si basa solo sull’onda emotiva, tanto vale non opinare e passare oltre. Senza farne un dramma nazionale.

Joni Scarpolini

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