La 36^ di Serie A tra paradiso e inferno

In paradiso: La Samp guarda le stelle

Antonio Cassano

Antonio Cassano (LA PRESSE)

Adesso il paradiso stellato della Champions dista solo due giornate. Due come i punti che la separano dal Palermo, l’altro competitor che sogna a occhi aperti e che non ha intenzione di chiuderli fino a quando la matematica emetterà la sua sentenza. La Sampdoria di Delneri ha in pugno una qualificazione nel cielo degli eroi che manca dall’epoca del presidente Mantovani, cose di vent’anni fa, ricordi che rimandano alla coppia mitologica Mancini-Vialli, pensieri impolverati che risvegliano la voglia d’Europa – quella che conta – nel cuore di tutti i tifosi blucerchiati, ora invaghiti di un altro duo da urlo, Cassano-Pazzini, diviso solo in prospettiva Nazionale. Perché Fantantonio in Sudafrica non ci sarà di certo e per i soliti motivi, mentre l’ex viola ha davanti a sé Borriello e Lippi sembra preferire il milanista. L’unico azzurro di questa squadra sorprendente è Palombo, uno che a centrocampo ci mette muscoli e cervello e che al buon Marcello piace parecchio perché somiglia a un Gattuso meno irruente e più ragionevole. La Samp insegue un sogno atteso da tanto troppo tempo. Il paradiso dista solo centottanta giri di cronometro. Passando per Palermo, la tappa più lunga di un tratto finale brevissimo.

 

All’inferno: Muslera fra i demoni urlanti

Fernando Muslera

Fernando Muslera (AP)

Il povero Muslera ha vissuto l’ennesima giornata d’inferno, come se non bastasse un intero campionato a piegare la schiena per raccogliere la palla in fondo alla rete. L’unica volta in questa stagione che il portierino uruguiano fa un figurone che nemmeno Buffon dei tempi d’oro, ecco che le sue parate dal sapore miracoloso vengono puntualmente sommerse da uno tsunami di fischi provenienti dalla sua stessa curva, pronta a saccagnarlo di botte fuori dai cancelli per aver tentato di ostruire la vittoria interista e di conseguenza aver dato una mano agli odiati romanisti nelle loro velleità di scudetto. Muslera si arrende alla capocciata di Samuel, ed è tripudio biancoceleste. S’inchina a Thiago Motta, e la Nord tira un sospiro di sollievo. Da non crederci. Questo è il non-calcio. Dove le imprese di un giovane valente numero uno non trovano posto. Se non per gli insulti e per l’odio. Roba da demoni urlanti. Roba da inferno.

Joni Scarpolini

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