L’ipocrisia dinanzi alla farsa

Sono le ore e i giorni dei commenti vari e variegati su quanto accaduto domenica sera allo stadio Olimpico di Roma. In attesa che anche l’ultimo poco onorevole avvenimento del calcio italiano passi in cavalleria, è giusto elaborare più riflessioni possibili, mostrando comunque sensibilità sull’argomento. Si sa, a volte si cavalcano idee strampalate nella piena convinzione di aver ragione. L’ultima goffa ipocrisia riguarda il discorso della ‘contemporaneità’ delle partite. La teoria dice: se Atalanta-Bologna e Lazio-Inter si fossero giocate alla stessa ora, non avremmo assistito ad una simile farsa. Opinione rispettabile, ma in sostanza una mera fesseria.

E’ qui che casca l’asino, direbbe qualcuno. Pensare di curare una frattura scomposta con un cerotto è per lo meno da illusi. La contemporaneità non avrebbe risolto un bel niente. Al limite, avrebbe potuto fruttare un andamento diverso della gara in questione, pur non modificandone il risultato. Ma torniamo al nocciolo del problema. Se un’automobile si guasta, è più logico andare prima dal meccanico o dal benzinaio? Metafora calzante. Per risolvere un determinato problema occorre andare alla radice, anziché ricercare canali secondari al fine di sviare. E se la radice è marcia, si prende un bel coltello e si estirpa il tutto. Nel nostro paese non abbiamo cultura sportiva. Non ce n’è, è inutile sperare nell’impossibile. Di conseguenza, è inimmaginabile che durante un Lazio-Inter che può assegnare lo scudetto alla Roma, un tifoso biancoceleste non arrivi persino a minacciare i propri giocatori, invitandoli ad agevolare la vittoria avversaria. E allora, cosa fare? Molto semplice. Vigilare sulla regolarità degli avvenimenti sportivi e punire chi si rende protagonista di simili nefandezze. Perché ognuno è libero di tifare per chi vuole, persino contro la propria squadra, anche se sportivamente disgustoso. Ma nessuno, in alcun modo, può permettersi di intimidire chicchessia. I giocatori della Lazio hanno temuto, tirando indietro la gamba consapevoli che in caso di risultato positivo avrebbero dovuto fare i conti con l’ira di una tifoseria compatta. Questo sì che è inacettabile. Le istituzioni non se ne occupano, lasciando sfogare la geste onesta che giustamente ne parla e si confronta. In attesa, come detto, che tutto passi ancora una volta senza lasciar traccia. Come da cattiva abitudine, in questo eterno paese dei balocchi.

Alessio Nardo

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