La 35^ di Serie A tra paradiso e inferno
- martedì, 27 aprile 2010
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In paradiso: Iaquinta, uomo provvidenza

Vincenzo Iaquinta
Con tutto rispetto, chissenefrega se Amauri è finalmente diventato uno dei nostri grazie a quel passaporto tanto agoniato e giunto in tempo “mondiale”. Chissenefrega. L’italobrasiliano dalla chioma riccioluta ha vissuto e sta vivendo una stagione orrenda, mandarlo in Sudafrica sarebbe una bestemmia. Semmai, occhio a chi non tradisce mai le attese, a chi risponde alla voce non pervenuto solo a causa di un lungo in infortunio. Semmai, occhio a Vincenzo Iaquinta, uno che torna al gol dopo mesi di calvario e che si risveglia nel momento propizio, per la Juve e forse anche per la Nazionale. Lippi stravede per lui, per la sua duttilità in attacco, per il suo spirito di sacrificio che lo rende uno dei migliori centravanti del nostro campionato. Il gol contro il Ghana che spianò la strada verso Berlino quattro anni fa è un ricordo ancora troppo forte per essere cancellato nella memoria del ct. Non che la nostalgia debba diventare il miglior sponsor per Iaquinta: nell’86 Bearzot pagò con la sua stessa moneta l’eccesso di riconoscenza verso i campioni del mondo ’82. Di certo, il buon Vincenzo è il miglior sponsor di se stesso, l’uomo provvidenza. Amauri si attacchi al tram, oppure al suo nuovo passaporto.
All’inferno (o quasi): Atalanta e Siena, purgate e deludenti
A dir la verità, attualmente sono in purgatorio e stanno aspettando di capire se il loro posto definitivo sarà l’inferno o l’improbabile paradiso. Col Livorno già nella fossa, sono rimaste Atalanta e Siena, le due maggiori pericolanti escluse Bologna, Lazio e Catania la cui salvezza non è più un miraggio. La squadra di Mutti alterna gare importanti a prestazioni sotto i tacchi. E’ vero che contro la Grande Inter c’è ben poco da fare, di certo però non è contro i nerazzurri più rinomati che bisogna fare punti salvezza. Gli uomini di Malesani sono Maccarone-dipendenti e quando non segna lui non segna praticamente nessuno, salvo Calaiò che ogni tanto la mette dentro quando però ormai il risultato ha preso altri lidi, vedi l’1-4 subito a Udine. L’inferno è dietro l’angolo e, detto in tutta franchezza, due squadre come Atalanta e Siena che in passato ci hanno abituato a un calcio non spettacolare ma sicuramente arcigno ed eroico, quest’anno hanno parecchio deluso e la retrocessione non potrà che essere la fisiologica conseguenza. A meno che la Lazio non voglia far vincere lo scudetto all’Inter e il Bologna riprenda a suicidarsi come nell’ultimo mese e mezzo.
Joni Scarpolini
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