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> Primo Piano < / Opinioni & Analisi

CALCIO | Roma: Luis Enrique, quello che… il coraggio delle idee


by Michele Pannozzo
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mercoledì, febbraio 8th, 2012

Molti appassionati di calcio ricorderanno sicuramente quel giocatore sanguigno che, negli anni ’90, giocava nel Barcellona e a cui Mauro Tassotti ruppe il naso durante il meraviglioso (per l’Italia) quarto di finale ai mondiali di USA ’94, tra gli azzurri, guidati da Sacchi, e le Furie Rosse iberiche. Molti di meno, forse, sapevano che quel centrocampista dai piedi buoni, nel frattempo, era diventato allenatore. Barcellona B, niente di che, ma la nuova dirigenza statunitense giallorossa aveva deciso di investire sul quel tecnico e sulle sue idee, tanto che, tra la sorpresa e i dubbi, il 20 giugno 2011 Luis Enrique è diventato il nuovo mister della Roma.

Il 18 agosto, lo spagnolo di Gjion fa il suo esordio ufficiale come mister sulla panchina della squadra capitolina. Preliminari di Europa Legue, Slovan Bratislava-Roma 1-0. Il tabellino del ritorno all’”Olimpico” recita Roma-Slovan Bratislava 1-1: capitolini fuori addirittura prima della fase a gironi, Totti, che nella Roma giallorossa equivale a dire Colosseo, sostituito e Luis Enrique già sull’orlo del precipizio. Prima di campionato, che in realtà è la seconda per lo sciopero dei calciatori: Roma-Cagliari 1-2. Sotto la panchina del tecnico spagnolo comincia ad aprirsi una voragine. E poi Inter-Roma 0-0 e Roma-Siena 1-1: peggio che andar di notte.

Quinta del girone di andata: Parma-Roma 0-1. Finalmente, ecco i primi 3 punti, ora si fa sul serio. Invece, una vittoria, un paio di sconfitte, un pareggio, ancora sconfitta, una vittoria, un cammino altalenante per la truppa romana, fino al 4 dicembre, il punto più basso, forse, della prima parte della stagione giallorossa: 3-0 a Firenze senza attenuanti e squadra costretta a finire la partita addirittura in 8 uomini. Luis Enrique, sempre più oggetto di critiche e sermoni avversi, non molla. Lui, che da calciatore era uno che dava l’anima, rimane saldo sulla sua idea di calcio fatta di tecnica, tenacia e con un ruolo importante affidato ai giovani.

A poco a poco, la Roma comincia ad assimilare le nozioni del suo allenatore. Napoli-Roma 1-3, la partita della svolta. La squadra corsara in Campania appare trasformata, rinvigorita, finalmente plasmata sui dettami del suo condottiero. Totti è tornato in forma, e si vede; i giovani cominciano a non essere più solo giovani e a giocare in una macchina dagli automatismi che sembrano, finalmente, funzionare come si deve. La difesa, un tempo colabrodo, diventa più solida e Stekelenburg non viene più puntualmente perforato ogni partita.

Ora sì che le cose sembrano funzionare nel verso giusto. Roma-Inter 4-0. Che bella la prima mezz’ora di una Roma mai vista così in stagione. Borini, classe 91’, Pjanic, classe ’90, Bojan, classe ’90, Greco, classe ’86, Piscitella, classe ’93 e un mix di giocatori esperti rappresentano il giusto impasto di una squadra ancora in fase di amalgama, ma con idee chiare, nette, precise. Così come il suo allenatore.

Da tanto tempo, troppo tempo, si dice che nel campionato italiano si deve dare spazio ai giovani, credere in loro. Forse doveva arrivare un allenatore straniero, guarda caso da Barcellona, per dimostrare che si può vincere e fare un bel gioco puntando sui ragazzi e non solo su calciatori che hanno già dato. Oggi, molti addetti ai lavori affermano che la squadra del futuro sarà la Roma di Luis Enrique: il tempo è galantuomo e dirà se sarà così. Intanto, godiamoci la novità, divertiamoci con i giovani e non massacriamoli al primo errore. Proprio perché sono giovani: cresceranno.

Michele Pannozzo

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