TRA PARADISO E INFERNO | 20^ giornata di Serie A: Cosmi e Di Natale
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martedì, gennaio 31st, 2012
IN PARADISO: Serse, fuoco vivo, Cosmi

Serse Cosmi
Chissà se Serse, quando insegnava educazione fisica alle elementari, a fine anni novanta, pensava che nel lontano 2012 sarebbe stato un allenatore affermato e grintoso e che con il Lecce, avrebbe in una domenica di fine gennaio battuto l’Inter. Conoscendo il suo piglio e la sua voglia di sfide magari avrà fatto più di un pensiero a gloriose situazioni. Nel giorno in cui la Chiesa ambrosiana celebrava la festa della famiglia, Serse da Perugia ha riunito la sua famiglia: mamma grinta, papà entusiasmo, figlia fiducia e figlio carattere e così, in silenzio ma parlando il linguaggio degli sguardi pieni di sensazioni forti, dei cenni più eloquenti che certi trattati. Nasce così la vittoria del suo Lecce, galvanizzato e mai come ora deciso a scrollarsi di dosso posizioni di bassa classifica. L’uomo del fiume ieri ha creato un mare di speranza tra i salentini, un oceano di gioia per i milanisti e un’oasi di sollievo per i laziali che hanno guadagnato qualche punticino in più. Serse non era finito in quel di Livorno quando non potè far altro che guardare una squadra sprofondare in B, il Lecce non era spacciato anzi tempo: ecco che quando due desideri di dimostrare di non essere ancora vinti si uniscono, finisce che poi spesso vincono e gioiscono, nasce un riscatto, si sancisce un sodalizio. Serse sembra fatto apposta per questo Lecce e questo Lecce apposta per lui.
ALL’INFERNO: Totò, apatia, Di Natale

Antonio Di Natale (LA PRESSE)
Certo gli antichi sapienti parlavano dell’apatia come uno dei pregi migliori: colui che è apatico, non si lascia travolgere da troppe pulsioni, controlla i sentimenti e non vive smodatamente la passione. Va bene questo modello classico di apatia ma, da questo a vivere l’apatia in un campo di calcio e soprattutto quando sei con la tua squadra in casa della capolista, bè forse così l’apatia non va mica a nozze con la situazione. Di Natale nel corso di Juve-Udinese, ha avuto due nette occasioni per scrivere un’altra partita: all’appuntamento con entrambe è arrivato apatico, troppo apatico, come se ,ovattato nella rassegnazione, non sentisse il coraggio avventuroso di quella sfida. Lo scrupolo in fondo di fa essere apatico mentre, il coraggio sostenuto dallo stantuffo della fiducia, ti fa essere dinamico come non mai e, spesso, decisivo. Totò riceve da destra una palla così bella che basta solo baciarla: che fa? Forse le fa schifo e la butta miseramente sopra la traversa. Ha un altro pallone invitante, a pochi metri da Buffon? Ora che fare? Mirare bene e scoccare, in fondo non è mica il due volte capocannoniere della serie a per caso. Totò si dimentica della prima consegna e scocca senza mirare, finendo così per permettere alla Juve di rifiatare ed all’udinese di sacramentare. Totò i tuoi supporters vogliono i gol pesanti, quelli contro i pezzi grossi, che aiutano la tua Udinsese a sentirsi meno piccola. Contro la juve si è sentita sola, le sono mancati i tuoi gol, che sono un po’ come non avere il cibo sulla tavola quando è pronto da mangiare: decisamente triste.
Luca Savarese

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