TRA PARADISO E INFERNO | 19^ giornata di Serie A: Miccoli e Cavani
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lunedì, gennaio 23rd, 2012
IN PARADISO: Fabrizio, rediviva anima, Miccoli

Fabrizio Miccoli
Al Barbera stava iniziando il classico pomeriggio buio: neanche il tempo per i tifosi rosanero di accomodarsi in tribuna e già il Genoa era avanti con Palacio. Sembrava l’inizio di un’ennesima sofferenza per la banda palermitana e si sentiva la nostalgia di quel bel Palermo di Guidolin che sognava e giocava in Europa. Sembrava, fino a quando un calciatore, ha capito di avere sulle spalle la maglia numero dieci ed ha quindi compreso, di essere un giocatore, cioè uno di quelli che in campo possono trasformare il destino gramo di certe gare e portarle nella certezza di grande giocate e nella gioia di momenti unici. Ci ha messo poco Miccoli Fabrizio da Nardò, a ricomprendersi ed ancora meno a rimettersi il Palermo sulle spalle: assist calibrato per Budan, uno a uno. Il Barbera respira, il Palermo spera. Poi Silvestre farà il 2-1. Ma, si sa, il Genoa è farcito di attaccanti, meglio fare altri gol, pensano sugli spalti, ed allorta ci pensa Miccoli a far fare altri salti. Se ne va da solo e, rasoterra, lascia partire un bolide che deve solo essere accompagnato in porta da Mantovani: 3-1. Altro che pomeriggio gramo, il Barbera esulta come non mai, come non faceva dalla folle e bella gara contro l’Inter a settembre. Miccoli è il Palermo ed il Palermo è l’anima di Miccoli, se manca l’uno anche l’altra ne risente. Il Genoa non è però morto e Palacio lo risveglia. Ma l’anima è più forte della morte ed allora Miccoli mette nella sua anima da trascinatore nato, anche quella tecnica che lo ha fatto diventare il Romario del Salento ed allora il Barbera diventa un sambodromo, se potessero lo chiamerebbero Miccolao o Miccolinho: se ne va in porta con la palla, riceve da Budan e dribbla difesa e Frey in un nano (in fondo è di statura bassa..) secondo. Miccolissimo dunque, che riporta il Palermo ad essere Palermissimo. Fin quando il ragazzo di Nardò è in grado di trasformare le partite come vuole, Mangia può stare ancora a casa tranquillo, perchè i palermitani li nutre lui, di assist, di gol. Bentornato Fabrizio, anima pallonara e rosanera.
ALL’INFERNO: Edinson, “cilecca”, Cavani

Edinson Cavani (GETTY IMAGES)
A volte il matador è troppo sicuro di sé stesso, queste sono le giornate peggiori per il suo Napoli che sbaglia le cose più semplici, perde punti e terreno e accoglie, suo malgrado, le caterve di dubbi sulla sua stagione. Il fortissimo uruguagio è bello solo quando poi il Napoli trova il successo, quando perde è nullo e quando pareggia è fastidioso come quando, dal dischetto, si presenta duro e un po’ presuntuosetto, e si fa parare da Pegolo il rigore. Menomale che poi ci ha pensato Pandev a rimettere le cose a posto perchè altrimenti magari Mazzarri sarebbe saltato per quell’errore del numero 7. Va bene essere forti ma essere solo un vuoto bronzo di Riace senza addosso il generoso furore agonistico che ammorbidisce i gesti e spalanca le porte, non serve né a lui né al Napoli. Certo tra un po’ ci sarà il Chelsea e può essere che già la testa sia lì ma, se in quel match decisivo i rigori si sbagliano come ieri, non vediamo un roseo destino per il Matador e per gli azzurri. Coraggio matador, miscela grinta ad umiltà e torna a plasmare golazi.
Luca Savarese

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