CALCIO | Napoli, tutti i numeri di una (presunta) involuzione
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mercoledì, gennaio 18th, 2012

Cavani, Hamsik e Gargano
Avete presente quando andate in un luna park? Appena si entra, si viene immediatamente catapultati in un mondo parallelo, uno spazio a parte, un po’ come quando si va al circo, o allo zoo. Tutto colorato, tutto in movimento, eppure c’è una giostra che più di tutte attira la nostra attenzione, un gioco che incarna l’anima di un vero luna park: le montagne russe. Le vedi lì, maestose e terrificanti allo stesso tempo, che ti attraggono come una potentissima calamita invisibile e, pur avendone una paura spasmodica, devi salirci, perché non si può andare in un parco dei divertimenti senza aver assaggiato la specialità della casa!
Bene, la stagione sin qui disputata dal Napoli di mister Mazzarri può essere tranquillamente paragonata ad una bella montagna russa. Su e giù, sali e scendi, salita e discesa, tutti sinonimi che caratterizzano un inizio di anno, calcisticamente parlando, decisamente diverso dalla fresca, e a tratti maestosa, cavalcata di Cavani e soci della passata annata. Un’avventura culminata come all’ombra del Vesuvio non si vedeva da tanti anni: terzo posto, qualificazione diretta in Champions League ed un sogno chiamato scudetto da mormorare a denti stretti.
Montagne russe si diceva. Il Napoli 2011/2012 è una squadra ancora indecifrabile, capace di partite perfette, contro avversari di prestigio e lignaggio superiore, e di match scialbi, incolori, decisamente alla portata della banda Mazzarri e per questo dagli esiti deludenti. Saliscendi che caratterizza anche le diverse competizioni in cui la squadra cara al patron De Laurentiis è impegnata: decisamente su in Champions, decisamente a corto d’ossigeno in campionato. Analizziamo i numeri di queste montagne russe napoletane, cercando di delinearne pregi e difetti.
Partiamo dalla disamina della serie A dei partenopei: rispetto alla scorsa stagione, gli azzurri pagano un deficit di 4 punti. 33 contro i 27 del torneo in corso, con un divario dalla prima in classifica che è salito da 6 a 10 lunghezze. Dopo la 18/a giornata, aveva vinto 10 gare, mentre quest’anno le vittorie sin qui sono appena 7. Migliorato, invece, il bilancio sconfitte, passato da 5 a 4. Più vigore anche in fase realizzativa, con 33 reti segnate contro le 25 della scorsa annata, mentre, curiosamente, quelle subite sono egualmente 20.
Eppure, è nel gioco espresso dai ragazzi di mister Mazzarri, che si notano differenze sostanziali, la parte in salita delle montagne russe, quella più complicata. Il Napoli di quest’anno fa fatica a costruire gioco, lento, legato, spesso, troppo alla circolazione di palla e allo sfondamento per vie centrali; un gioco in cui gli esterni di centrocampo, Maggio, Dossena e Zuniga, non esprimono quel potenziale messo in atto durante lo scorso campionato. Cavani è sempre il bomber della formazione partenopea, tuttavia, rispetto al 2011, almeno in campionato l’uruguayano appare meno regolare, mentre le liete notizie sembrano arrivare dal ritrovato Pandev. In più, un altro dei tanti acclamati acquisti estivi, Gokan Inler, non sta dando il contributo che dirigenza e tifosi azzurri si aspettavano.
Un Napoli a due volti, spesso grande con le grandi, vedi la vittoria casalinga col Milan e l’impresa di San Siro con l’Inter, e, a volte, piccola con le piccole, come nel pareggio interno col Bologna o la sconfitta casalinga col Parma, a cui si aggiungono i passi falsi con la Roma o il Chievo.
Poi c’è il Napoli di Champions, ma quello è tutto un altro discorso. Qui siamo nel tratto in discesa delle montagne russe, quello più eccitante, quello più emozionante. Secondo posto e qualificazione nel girone della morte. Biglietto per l’accesso alla fase ad eliminazione diretta staccato ai danni del milionario City e dell’esperto Villareal, ma soprattutto goal, gioco e spettacolo per il volto più bello dei partenopei di quest’anno. Ma questa, come si diceva, è un’altra storia.
Ora, vedremo se gli azzurri riusciranno ad invertire la rotta anche in campionato e a trasformare la salita delle montagne russe in discesa, così come in Champions.
Michele Pannozzo

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