CALCIO | La Roma ai piedi del “Coco” Lamela
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giovedì, gennaio 12th, 2012

Erik Lamela
Due lampi d’autore, due gol da campioncino consumato. E la paura vola via. La Roma brinda all’accesso ai quarti di finale di Coppa Italia liquidando la Fiorentina e ringraziando il suo principe argentino. Quel fanciullo dal volto giovane e sbarazzino, sbarcato in estate nella Capitale tra mille dubbi. Diciannove anni appena, un enorme bagaglio di qualità ed il rischio d’esser capitato nella piazza sbagliata. Quella piazza, Roma, abile ad amare e bastonare indifferentemente, con irrisoria scioltezza. Un trampolino di lancio assai rischioso per il “Coco”, reduce (fra l’altro) dalla disastrosa stagione del River Plate, culminata con la prima storica retrocessione dei “Millionarios” in Serie B. “Ha talento ma è fumoso”, narravano i più generosi. “Nettamente sopravvalutato, raccomandato da qualche importante procuratore”, sentenziavano i detrattori. E così, tra un video spulciato su youtube e qualche statistica non molto rassicurante (38 presenze e appena 4 reti nel River), l’avventura di Lamela all’ombra del Colosseo è iniziata in silenzio.
Un silenzio che probabilmente ha fatto bene. Le notevoli perplessità espresse da più parti sul ragazzo hanno portato il pubblico romanista a non esultare in anticipo. Anzi, in molti a luglio si prodigavano in rimpianti per la perdita di Ricky Alvarez (considerato, dagli esperti di calcio sudamericano, il vero “campione” tra i due), ritenendo l’acquisto di Lamela un’operazione di ripiego. Walter Sabatini, deus ex machina del calciomercato romanista, ha gestito la situazione e condotto in fondo l’operazione. Credendoci sempre, convinto d’aver messo a segno il colpo squillante. “Non vi aspettate lo scoop alla Pastore, anche perché probabilmente la Roma il suo scoop l’ha già fatto”, disse il ds in una conferenza stampa a Riscone di Brunico lo scorso 24 luglio. La forte voglia di promuovere un’operazione condotta in prima persona o la ferma convinzione d’aver portato a casa un asso? Entrambe le cose. Di certo, la Roma si è intascata un diamante bello e lucente. Da sgrezzare, con pazienza.
Luis Enrique ha dovuto attendere il 23 ottobre per vederlo all’opera. Due i mesi di stop post infortunio rimediato al mondiale Under 20, competizione che non ha consentito a Lamela di svolgere la preparazione estiva coi compagni. Un mondo nuovo per il “Coco”, tanto giovane quanto forte e spavaldo. L’Italia, la Serie A, la calda piazza romana, il confronto con altri baby talenti (Bojan e Pjanic in primis), la vicinanza di fuoriclasse affermati quali Daniele De Rossi e Francesco Totti. Un contesto bello e stimolante, ma anche il rischio d’esserci capitato in largo anticipo, senza la necessaria esperienza di gavetta. E invece, Erik oltre alla tecnica ha sfoderato gli attributi. Pronti e via, all’esordio assoluto, dopo otto minuti ha estratto la prima gemma: sinistro a giro sotto il sette, Palermo trafitto dalla magia argentina. Luis ne ha fatto subito un titolare, perdonandogli fisiologiche pause ed ovvie fasi di discontinuità. Pian piano, il fanciullo sta trovando la sua dimensione e i tifosi se ne stanno innamorando. Nel calcio di Lamela c’è la poesia, la magia dei grandi. Roma, folgorata da cotanta classe, si coccola il suo talento. E sogna ad occhi aperti.
Alessio Nardo

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