CALCIO | Bye bye Manchester: l’analisi dopo il crollo europeo di City e United
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venerdì, dicembre 9th, 2011

Manchester
Nella seconda metà dell’ottocento, per tutti la città di Manchester, contea della Greater Manchester, nord dell’Inghilterra, era conosciuta come l’officina del Regno Unito. La città inglese era uno dei principali centri industriali mondiali, poli come si direbbe oggi; una realtà ricca ed indaffaratissima, in cui i segni della Rivoluzione Industriale avevano attecchito in maniera più che proficua, convogliando anche intellettuali e pensatori del tempo, tanto che Marx ed Engels ebbero proprio a Manchester l’ispirazione per la redazione del loro Manifesto del comunismo.
Un lento declino ha accompagnato la città nel diciannovesimo secolo e, quella che una volta era conosciuta come la città più importante del mondo, almeno da un punto di vista industriale, si è trasformata in una tranquilla cittadina, attiva soprattutto culturalmente, ma, a detta di molti avventori, Mario Balotelli in primis, magari un po’ noiosa, lontana dal glamour, dalle feste, dell’atmosfera e dagli eccessi della storica rivale, la capitale britannica Londra.
Tuttavia, Manchester è da sempre alla ribalta per una sua caratteristica, o per meglio dire, un suo amore: il calcio. Un cuore, quello calcistico dei suoi abitanti, i Mancunians, da sempre diviso tra due passioni: quella red per lo United e quella blu per il City. Una rivalità storica, forte tra due squadre e tifoserie che, fino a qualche tempo fa, aveva visto prevalere quali sempre i Diavoli Rossi del team guidato da Sir Alex Ferguson nei confronti dei cugini Citizens. Questo almeno fino all’acquisto del City da parte dello sceicco Mansour e, grazie agli ingenti capitali investiti, la situazione è alquanto cambiata.
Una cosa, tuttavia, accomuna i cari cuginetti ed i loro supporter: entrambe le formazioni della vecchia Manchester mercoledì scorso hanno detto addio alla Champions League, obbiettivo principale, oltre al trionfo in Premier League, sia per gli uni che per glia altri; ma se per gli uomini di Mancini, l’uscita dalla massima competizione europea per club è un dazio che poteva essere pagato, per lo United, la bruciante debacle nel girone C appare come una vera e propria Caporetto in stile british. Analizziamole separatamente.
L’eliminazione del Manchester City è stata sicuramente una brutta batosta per Balotelli e compagni, un fatto inaspettato ad inizio stagione, conoscendo il potenziale dei Blue Sky; è pur vero che, come parziale attenuante, i Citizens possono annoverare il fatto che il loro era il cosiddetto girone della morte, un gruppo difficilissimo, con Bayern Monaco, Napoli e Villareal. Tutti oggi sappiamo com’è andata, ma la complessità del calendario e l’inesperienza degli inglesi, alla loro vera prima partecipazione alla rassegna, giustificano in parte un’uscita prematura che la banda Mancini potrà mitigare con una vittoria in campionato che, se la squadra continuerà così, non sfuggirà certamente.
Discorso molto diverso per l’altra faccia di Manchester, lo United vice campione d’Europa in carica. Una squadra stanca, con i ricambi forse non all’altezza dei vecchi leoni che componevano lo squadrone di Ferguson degli anni scorsi ed una campagna acquisti estiva decisamente non da protagonista. In più, Rooney e compagni hanno l’aggravante di non essersi riusciti a qualificasi alla fase ad eliminazione diretta della competizione avendo, nel proprio raggruppamento, avversari decisamente alla portato dei Red Devils, come Benfica, Basilea e Otelul Galati. Come se non bastasse, brutta tegola con l’infortunio di uno dei pilastri della formazione, il difensore Vidic.
Now, le due formazioni saranno retrocesse in Europa League. Un disastro come dice Sir Alex Ferguson: ora dovremo giocare di giovedì e di domenica e sarà la nostra punizione per non esserci qualificati. Decisamente più disponibile Roberto Mancini: l’Europa League resta per noi importante e la vogliamo vincere. Modi diversi di interpretare quest’eliminazione, insomma, ma, in fondo, che bello sarebbe se il prossimo 9 maggio a Bucarest la finale fosse tra le due metà di Manchester, naturalmente con buona pace di Udinese e Lazio.
Michele Pannozzo

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