CALCIO | La Lazio sfida il tabù Europa
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giovedì, dicembre 1st, 2011

Edy Reja
Da José Mourinho al “Municipal” di Vaslui. La Lazio ricollega i fili col passato e decide che sì, è giunta l’ora del riscatto europeo. Da ben nove anni la squadra biancoceleste non riesce nell’intento di superare la prima fase di una qualsiasi competizione continentale. L’ultima volta? Nella stagione 2002-2003, in Coppa Uefa. Era la meravigliosa banda guidata da Roberto Mancini, priva di stelle cedute in estate (Nesta e Crespo) ma in grado di unire le forze ed esprimere il miglior calcio d’Italia. Un’alchimia soave e sublime, che consentì a Stankovic, Fiore e soci di fare molta strada sul fronte internazionale. Eliminate in sequenza Xanthi, Stella Rossa, Sturm Graz, Wisla Cracovia e Besiktas. Finale ad un passo, sino all’ultimo ostacolo: il Porto dell’allora semisconosciuto José Mourinho. L’illusorio vantaggio del “Piojo” Claudio Lopez al ‘Das Antas”, poi lo show lusitano con Maniche, Derlei (doppietta) e Helder Postiga. All’Olimpico solo 0-0, sogni infranti sul più bello.
Da lì in poi, la Lazio in Europa ha fatto scena muta. L’allergia alla “fase a gironi”, a dir la verità, dura da ancor prima. Dobbiamo risalire all’edizione 2000-2001 della Champions League per rievocare l’ultima qualificazione dei biancocelesti in una mini sfida a quattro (avversarie Arsenal, Shakhtar e Sparta Praga). Nella stagione successiva, sempre in Champions, la Lazio di Dino Zoff giunse ultima nel gruppo D con Nantes, Galatasaray e PSV Eindhoven. Nuova eliminazione da fanalino di coda nel girone D dell’edizione 2003-2004 (contro Chelsea, Besiktas e Sparta Praga). In Coppa Uefa, nel 2004-2005, i ragazzi di Mimmo Caso riuscirono nell’impresa di arrivare quarti (e non qualificarsi) in un girone a 5 comprendente Middlesbrough, Villarreal, Partizan ed Egaleo. Di nuovo Champions nel 2007-2008, dopo due anni di pausa europea, e di nuovo ultimo posto nel girone C con Real Madrid, Werder Brema ed Olympiakos. Ultima infelice esperienza due stagioni fa in Europa League. Terzo posto (ed eliminazione) nel gruppo G con Salisburgo, Villarreal e Levski Sofia.
Ergo, il bilancio europeo da dieci anni a questa parte è ai limiti dell’indecenza, soprattutto per una squadra in grado (alla fine degli anni novanta) di conquistare una Coppa delle Coppe e battere il Manchester United di Sir Alex Ferguson in finale di Supercoppa Europea. Altri tempi, è vero. Ma è giunta l’ora tornare sulla retta via, e mettersi alle spalle quest’infinita serie di fallimenti e delusioni. L’Europa League è alle porte, stasera alle 21.05 va in scena il match “spareggio” con il Vaslui. Fin qui il cammino laziale non ha convinto: una sola vittoria nelle quattro sfide disputate, in un girone per nulla irresistibile con Sporting Lisbona, Zurigo e, appunto, Vaslui. I romeni (a quota 5 punti in compagnia dei capitolini), in caso di vittoria tra le mura amiche sarebbero aritmeticamente qualificati, anche in virtù del 2-2 dell’andata all’Olimpico. Persino un pari non basterebbe alla Lazio (al Vaslui resterebbe il coltello dalla parte del manico in vista del turno conclusivo). Edy Reja ha il solo obbligo di vincere, con l’obiettivo di spezzare la tradizione negativa e rendere la finale di Bucarest un traguardo ancora possibile.
Alessio Nardo

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