I soliti imbecilli! E’ così che dobbiamo portare le olimpiadi a Roma?
- martedì, 20 aprile 2010
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Il derby di domenica pomeriggio aveva un valore enorme: la Roma si giocava lo scudetto e la Lazio aveva un doppio obiettivo, raggiungere la salvezza anticipatamente e fare lo “sgambetto” ai cugini. In campo si è vista una gran partita: il derby come sempre regala emozioni, passioni, finali imprevedibili. E’ finita 2-1 per la Roma che continua così a cullare il suo sogno di vincere il tricolore. Purtroppo lo spettacolo della partita è stato macchiato dalla rissa che si è scatenata a fine match e dagli scontri scoppiati sia dentro che fuori lo stadio.
Per quanto riguarda ciò che è successo in campo, è già il terzo derby consecutivo che i giocatori perdono la bussola: era già successo nel famoso derby post-terremoto dell’aprile scorso, quando nel minuto di silenzio giallorossi e biancocelesti erano abbracciati in campo ma poi tutta quella sportività era finita nel cestino, con la stracittadina finita in 10 contro 9. I due derby di quest’anno invece si sono caratterizzati per delle risse finali, conseguenza del famoso “pollice verso” del capitano giallorosso Francesco Totti. Se anche un idolo del pianeta Lazio come Paolo Di Canio arriva a dire che certi gesti fanno parte dello sfottò abitudinario del derby, si capisce come il caso sia solo mediatico, spostando l’attenzione su quelli che sono i veri problemi, ossia gli scontri tra tifosi.
Vedere certi atteggiamenti in campo sicuramente rovinano l’immagine di Roma e dei giocatori stessi, che si dimenticano di essere dei modelli soprattutto per i più piccoli e che dovrebbero di conseguenza regolare i loro comportamenti, tenendo a freno i nervi. Fare però un’equazione tra rissa in campo e scontri tra tifosi potrebbe essere troppo semplicistico: è vero che certi atteggiamenti in campo potrebbero creare alibi per i tifosi più esagitati ma l’attività investigativa di questi giorni sta portando alla luce nuovi elementi. E’ stato ritrovato infatti dentro una macchina un vero e proprio arsenale, fatto di asce, seghe, coltelli e mazze per degli scontri, poi accaduti, che dovevano verificarsi fuori dallo stadio a fine partita. In questo caso ciò che succede in campo è irrilevante: non c’entra niente che Radu abbia fatto lo sgambetto a Perrotta o che Totti abbia fatto il gesto del “pollice verso”. A prescindere dal risultato, si dovevano regolare certi conti tra tifosi.
Gli scontri tra tifosi, sia in Tribuna Tevere durante il riscaldamento che fuori dallo stadio a fine gara, sono stati una bruttissima immagine per la città, che aspira d’altronde a organizzare i Giochi olimpici del 2020. Purtroppo solo le parole o solo le tavole rotonde non servono a nulla: vietare vietare vietare può essere la soluzione tampone, ma non quella definitiva. A perderci saranno sennò soprattutto i tifosi, quelli veri.
Luca Parmigiani

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