CALCIO | De Rossi, la strategia del contratto
867 visite
giovedì, novembre 24th, 2011

Daniele De Rossi
Splendido, splendido, nel cielo va. Con la sua bionda chioma e la gladiatoria barba, Capitan Futuro assorbe lo spirito del nuovo progetto romanista e riassapora la gloria, dopo un biennio trascorso ad annaspare tra 6 stentati e 5 in pagella. Rieccolo Danielino, pedina cardine. Un simbolo che la società ha voluto consapevolmente rischiare di perdere a parametro zero, pur di tentare in tutti i modi, sino all’ultimo giorno possibile, di strappare un sì per il rinnovo contrattuale. Ah già, il contratto. Quel benedetto pezzo di carta pieno di clausole, cifre e parole. Ne basterebbero altre tre, scritte con la penna dal succitato campione: Daniele De Rossi. Ed un’intera città la smetterebbe di farsi domande. Il tempo passa e la fumata (bianca o nera che sia) non arriva. Messaggi reciproci, dichiarazioni a mezza bocca, frasi ripetute. La sostanza resta quella di un accordo non siglato e di un pezzo grosso sempre più vicino allo svincolo. Dal primo febbraio, De Rossi sarà libero di accasarsi altrove, lasciando un’intera città a mani vuote.
La realtà è questa. Analizzando gli aspetti basilari della vicenda, appuriamo una situazione complicata e “bloccata”. La società, attraverso i propri illustri esponenti, non è mai andata aldilà di un “vogliamo tenerlo e faremo di tutto per…”. Daniele, dal canto suo, ha aggiunto qualche particolare in più: “E’ una questione di soldi, cerco di guadagnare di più. Se andrò via, la Roma prenderà qualcuno alla mia altezza. Estero? Sì, ma senza un accordo resto in Italia. Mica posso smettere di giocare…”. Parole di fuoco, piazza in allarme. La stagione prosegue, la Roma va, ma l’argomento clou resta lo stesso. Se fossimo dei semplici narratori della cronaca, freddi, cinici e glaciali, ci limiteremmo agli “atti” e nulla più. Ma spinti dall’indole giornalistica non possiamo non porci dei quesiti e tentare di oltepassare la semplice apparenza.
Siamo ormai nel 2012 e i media hanno assunto un ruolo fondamentale. Nella vita, nella politica, nel calcio. I protagonisti, coloro che dalla comunicazione vengono raccontati e descritti, hanno imparato a gestire ogni rapporto. Sanno quando e come devono parlare, si preparano, studiano. Quindi, cerchiamo di non farci trovare impreparati anche noi. La storia di De Rossi, aldilà di un contratto non ancora firmato, è abbastanza singolare. Il duello sembra più “mediatico” che sostanziale. Tra la società e Daniele i rapporti sono buoni, non freddi o tesi. Al giocatore viene concesso di parlare in totale libertà, e di solito (quando c’è un contratto così delicato da discutere) i club preferiscono mettere la museruola ai portagonisti, vietando loro di rilasciare dichiarazioni “compromettenti”. Pensiamo alla telenovela Montolivo. Stesso nodo contrattuale, stesse beghe. Ma atmosfera totalmente diversa, nei rapporti e nella gestione del caso.
Quindi? La nostra teoria è quella della “tarantella”. O meglio, strategia concordata. Un patto sulla parola, da tramutare in atto scritto in un successivo momento. Il motivo? Far parlare la stampa del contratto e “proteggere” squadra e allenatore da altre, eventuali, polemiche deleterie. Dopotutto, che senso avrebbe trattare ancora? Le richieste di De Rossi sono chiare, chiarissime. La Roma ne è a conoscenza sin dalla tarda primavera, ed ha scelto di percorrere la via teoricamente più rischiosa: la non cessione in estate. Una mossa al limiti dell’autolesionismo, soprattutto in caso di accordo distante o lontano. Da mesi, le parti ci ripetono le stesse cose. Questo è un chiaro segnale: la trattativa è ferma. Resta da capire se si è bloccata per una “rottura”, o se, come ipotizzato, la firma è semplicemente nascosta dalla strategia. E’ un’idea, un’opinione. Forse, un’intuizione. Alle firme l’ardua sentenza.
Alessio Nardo

Calcio
Formula 1
MotoGP
Basket